Non poteva mancare. Ercole Incalza, il ‘rieccolo’ dei lavori pubblici italiani, non è indagato ma è citato nell’ordinanza di arresto del caso Mose per le conversazioni intercettate in un paio di passaggi delicati per il Consorzio Venezia Nuova: quello relativo alle nomine del Magistrato delle Acque e al momento dello sblocco dei finanziamenti da 400 milioni al Mose da parte del Governo Berlusconi.

Anche nell’indagine sull’Expo di Milano coordinate dal pm Ilda Boccassini emerge il nome di Incalza in un’intercettazione telefonica di Gianstefano Frigerio e anche qui Incalza non è indagato. Frigerio diceva solo al capo di Infrastrutture Lombarde, Antonio Rognoni: “C’è casino sulla Pedemontana” perché i fondi al Cipe erano bloccati e invocava “una riunione a Roma con Lupi, Maroni e con quelli che ci stanno lavorando, anche con Ercole Incalza”.

Il punto non è quello che ha fatto Incalza al Cipe per il Mose o per la Pedemontana, nulla di penalmente rilevante comunque, ma il fatto che Incalza sia ancora lì come Capo della Struttura Tecnica del Ministero delle Infrastrutture. È l’uomo più potente del ministero nonostante al Governo non ci sia più Berlusconi ma Renzi, la smentita vivente della rottamazione. Che senso ha affidare l’Autorità anticorruzione a Raffaele Cantone e parlare di Daspo per chi ruba se poi a gestire gli appalti lasciamo Incalza? 

L’architetto Angelo Zampolini, il 7 luglio 2004, nei giorni in cui pagava parte della casa di Scajola al Colosseo, consegnava anche 520 mila in assegni circolari e 300 mila in assegni bancari al venditore di una bellissima casa a due passi da Piazzale Flaminio, a Roma. Quella casa è stata comprata dal genero di Incalza tirando fuori solo 390 mila euro, il prezzo dichiarato al notaio. Un mese prima però Zampolini aveva firmato un preliminare con il prezzo vero di un milione e 140 mila euro. Il genero, Alberto Donati, alla Finanza nel 2010 ha dichiarato: “Io e mia moglie cercavamo una casa e tramite mio suocero, Ercole Incalza all’epoca consigliere del ministro Lunardi, su suggerimento dato da Angelo Balducci a mio suocero, fummo contattati dall’architetto Angelo Zampolini. Il 7 luglio 2004 noi consegnammo l’intera cifra pattuita che era di 390 mila euro”. L’architetto Zampolini ha raccontato ai pm di avere dato il resto e ha aggiunto che il dirigente del ministero è stato il protagonista della storia: “Abbiamo fatto un sopralluogo nella casa con Incalza”.

Incalza non ha mai spiegato a nessuno perché Anemone o chi per lui ha pagato 820 mila euro di una casa di 8,5 vani catastali al terzo piano di uno stabile al centro, destinata a sua figlia.

Eppure resta ancora lì a comandare sugli appalti che interessano altri costruttori come Anemone. Negli atti di indagine sul Mose si scopre che Incalza entra in ballo in relazione alla nomina del Mav, Magistrato delle Acque di Venezia. Scrive il Gip: “Giovanni Mazzacurati, Presidente CVN (arrestato, Ndr) aveva cercato di intervenire per far porre a capo del MAV una persona (Signorini) in luogo di un altra (Riva). Attraverso i propri contatti con Ercole Incalza, Capo della Struttura Tecnica del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti”. Il Gip Scaramuzza elenca una serie di contatti e di incontri tra Mazzacurati e Incalza. Il magistrato spiega la ragione della preferenza così: “La persona di cui il Mazzacurati aveva caldeggiato la nomina (Signorini) aveva ricevuto in precedenza dei benefit (Mazzacurati, attraverso il CVN, ha offerto al Signorini un “presente” costituito dal pagamento integrale di una vacanza del Signorini e del suo intero gruppo familiare in Toscana) dal CVN mentre l’altra persona (Riva) era considerata ostile”. Mazzacurati non riuscì però a influire sulla nomina dell’ultimo magistrato delle acque, l’Ingegner Ciriaco D’Alessio. Comunque quando viene nominato D’Alessio al MAV, il costruttore Erasmo Cinque, amico dell’ex ministro indagato, Altero Matteoli, suo sponsor, lo fa incontrare proprio con Incalza.

Incalza è stato confermato con una selezione per titoli il 17 febbraio scorso, nonostante sia indagato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e all’abuso a Firenze perché avrebbe agevolato il consorzio Nodavia (capeggiato dalla coop rossa Coopsette) impegnata nei lavori dell’alta velocità di Firenze, in combutta con la presidente di Italferr, Maria Rita Lorenzetti, ex presidente dell’Umbria. Secondo i pm, Incalza “portava un rilevante contributo agli obiettivi dell’associazione in quanto dirigente della unità di missione del Ministero a cui faceva riferimento l’appalto Tav di Firenze, si attivava per attestare falsamente che l’autorizzazione paesaggistica non era scaduta e che i lavori erano iniziati entro i cinque anni e successivamente attestava che le varianti al progetto non erano essenziali”.

Non è la sua prima indagine. Incalza è stato indagato in ben 14 procedimenti nei quali è sempre stato prosciolto, talvolta grazie alla prescrizione.

La scelta di Lupi ha radici antiche. Il 23 agosto 2005, un anno dopo l’acquisto della casa con i soldi di Zampolini, al meeting di Rimini di CL, Lupi faceva il padrone di casa sul palco: “Voglio ringraziare davanti, a tutti una persona che ho incontrato in questi anni, un prezioso collaboratore del ministro Lunardi ma prezioso collaboratore di tutti noi. Volevo presentare e fare un applauso a Ercole Incalza che è, credo, una persona eccezionale e un patrimonio per il nostro Paese”. Tutti in piedi. Anche Matteo Renzi?

Da Il Fatto Quotidiano di sabato 7 giugno 2014