La Valsusa ribolle: molotov, militari e minacce agli operai. Per risolvere tutto, i ministri Alfano e Lupi martedì sono corsi a Torino e hanno creato una task force. A guidarla ci penserà Ercole Incalza, attualmente Capo struttura tecnica di Missione per il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Incalza, oltre a una trentennale esperienza, ha alle spalle 14 proscioglimenti per reati legati alla Pubblica Amministrazione. Da gennaio Incalza è stato iscritto nel registro degli indagati per le vicende del Tav fiorentino, ipotesi di reato, tra le altre, associazione a delinquere.

Questa mattina al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si è insediata la task force di cui fanno parte Regione Piemonte, la Provincia di Torino, il Comune di Torino i tre sindaci di Chiomonte Susa e Bussoleno (comuni interessati dai cantieri) e il commissario governativo Mario Virano. Si occuperanno delle opere di compensazione, il rapporto con il territorio e la comunicazione da parte di tutte le istituzioni pubbliche coinvolte nella grande opera. Il gruppo, come detto, sarà coordinato da Ettore Incalza, 69 anni ingegnere brindisino, che lavora per l’alta velocità sin da ’91, quando Fs fondò la Tav e lui ne divenne amministratore delgato. La carriera di Incalza comincia con il socialista Claudio Signorile che gli apri le porte del Ministero dei Trasporti. Fu poi il padre, con Lorenzo Necci, dell’affidamento diretto a Eni, Fiat e Iri, i tre “General Contractor” per la costruzione delle prime linee ad alta velocità in Italia. Affidamento diretto che fece aumentare il costo dell’alta velocità da 30mila miliardi di lire a 180mila.

Per varie vicende, sempre legate a cantieri e all’alta velocità, Incalza è stato coinvolto in 14 procedimenti giudiziari e in tutti e 14 i casi ne è uscito con il proscioglimento, mai una condanna. In diversi casi la prescrizione ha avuto un ruolo fondamentale, come nel processo in cui era accusato di aver fatto arrivare soldi al magistrato per agevolare un’archiviazione. L’ultimo guaio giudiziario di Incalza è legato al sottoattraversamento fiorentino, galleria lunga 6 chilometri, per la costruzione della quale sono state indagate 31 persone per reati che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici alla corruzione e al traffico di rifiuti. Gli inquirenti stanno svolgendo accertamenti anche sulla possibile infiltrazione mafiosaIncalza è coinvolto in quanto dirigente dell’unità di missione.

A denunciare l’inadeguatezza di Incalza a coordinare la task force è Marco Scibona, senatore M5s, valsusino doc: “Incalza è totalmente incompatibile con qualsiasi incarico di responsabilità inerente il Tav Torino-Lione, proprio per il suo passato e per i suo coinvolgimenti nei vari scandali e indagini che hanno riguardato e riguardano l’opacità che da sempre caratterizza l’Alta velocità in Italia”. Ma Scibona non si ferma qui e manda un messaggio diretto all’esecutivo: “Se il governo, visto il totale fallimento delle scelte sinora attuate per il problema Tav in Valsusa e vista la forte difficoltà in cui si trova, voleva dare un segnale di chiarezza e di pulizia rispetto al passato, ha fatto la scelta peggiore e questo non farà che acuire le tensioni già esistenti”.

Il cantiere per lo scavo del tunnel geognostico della Maddalena, luogo delle tensioni fra forze dell’ordine e NoTav, è già stato passato sotto la lente d’ingrandimento della Procura di Torino che lo ha definito a “rischio d’infiltrazioni mafiose”. Due delle ditte che lavorano nel cantiere, Italcoge e Martina, sono state coinvolte, marginalmente, nell’inchiesta Minotauro, che scoprì ruoli e interessi della ‘ndrangheta in Piemonte. Sia Italcoge sia Martina srl sono fallite e in entrambi i casi sono state sostituite nel cantiere da ditte legate alle stessa proprietà.