Lo scandalo Mose costringe il governo ad accelerare sul decreto che prevede poteri di controllo straordinari per Expo, concepito dopo l’inchiesta della procura milanese. Ieri (mercoledì 4 giugno) in un faccia a faccia tra il premier Matteo Renzi e il commissario Anticorruzione Raffaele Cantone è stato delineato il decreto legge che potrebbe arrivare già domani (venerdì 6 giugno) in Consiglio dei ministri. Ma il governatore della Lombardia Roberto Maroni, che ha sempre invocato più poteri per il commissario, attacca il primo ministro: “Il ritardo del governo è incomprensibile” (guarda).

Sul contenuto si sa ancora poco. Il provvedimento è composto da pochi articoli e consegnerà all’Autorità nazionale poteri di intervento solo su Expo. Per ora, dunque, rimarranno fuori dai radar dell’Anticorruzione le altri grandi opere. Sono quattro i punti principali con cui il governo cerca di salvare l’esposizione universale. Sul tavolo del Consiglio dei ministri potrebbe arrivare – come riporta il Sole 24 Ore – la proposta di revocare gli appalti alle ditte coinvolte nello scandalo corruzione. La prima azienda a farne le spese sarebbe quella di Enrico Maltauro. Il costruttore vicentino arrestato, secondo i pm milanesi, era in grado di pilotare l’assegnazione dei lavori sul sito di Expo, ma senza un provvedimento ad hoc potrà continuare a mantenere le commesse. Perché altrimenti – come ha spiegato il commissario unico di Expo Giuseppe Sala – si rischia di rallentare ulteriormente la realizzazione delle opere, già in alto mare. Ma c’è un’altra carta che il governo potrebbe giocarsi per risolvere lo “scandalo” Maltauro: bloccare gli utili nel momento in cui si provasse che l’imprenditore si è aggiudicato le gare in modo scorretto. L’altra norma contenuta nel documento discusso a Palazzo Chigi prevede controlli minuziosi sugli allestimenti dei padiglioni, ad eccezione di quelli costruiti autonomamente dalle singole nazioni. Inoltre, verranno attuate verifiche sulle perizie di variante dei contratti.

Durante la riunione tecnica il premier e il numero uno dell’Anticorruzione hanno ipotizzato di togliere la direzione dei lavori della piastra a Infrastrutture Lombarde e assegnarla a Italferr, partecipata al 100 per cento da Ferrovie dello Stato. Mentre sugli appalti si profila l’ipotesi di affidare i contratti all’Ente Fiera Milano, ma ancora non si sa quali garanzie verranno date per i subappalti.

Da definire rimangono alcuni punti più delicati. Uno su tutti: il reale potere di azione dell’Anticorruzione nel controllo degli appalti. Cantone ha sempre dichiarato che la sua squadra di 26 persone non deve sostituirsi né alla magistratura né all’Autorithy per la vigilanza sui contratti pubblici, guidata da Sergio Santoro. E allora quali sono le mosse necessarie per debellare il virus delle mazzette, anche alla luce delle dichiarazioni del commissario? “Dove ci sono le grandi opere ci sono anche le grandi deroghe – ha detto Cantone -, dietro le quali spesso si annida la corruzione, perché ormai si fa acqua da tutte le parti”.

Solo per Expo sono stati 72 gli appalti – scrive ora l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici – ad essere stati assegnati senza gara di bando. Monitorare, intervenire, muoversi in anticipo: sembra questa l’unica strategia per evitare che sia la magistratura ad arrivare a giochi fatti. E’ per questo che in seno all’Autorità Anticorruzione potrebbe nascere una squadra di investigatori – provenienti dalle forze dell’ordine e da altri organi – specializzata nelle indagini su appalti, con un obiettivo preciso: prevenire. Ma l’istituzione dell’unità operativa potrebbe necessitare di un provvedimento a parte, e quindi non essere contenuta nel decreto che venerdì sarà vagliato dal Consiglio dei ministri. Rimane poi da sciogliere il nodo delle nomine dei quattro componenti dell’Anticorruzione, su cui si sono già scatenati gli appetiti dei partiti.

Domani capiremo quali poteri verranno affidati a Cantone per sorvegliare su quello che rimane di Expo. E soprattutto “quando”. In ballo ci sono ancora 120 milioni di gare da assegnare, le richieste di ristrutturazione dei contratti da parte di quelle aziende che hanno vinto le gare con forti ribassi e adesso esigono più soldi, e le norme per regolare le assunzioni. Rimane poi un fiume di denaro su cui bisogna sorvegliare: 130 milioni arriveranno dal governo per trasporti e sicurezza e 60 per coprire la quota che avrebbe dovuto versare la Provincia di Milano.