La società pubblica è inattiva, ma paga fior di compensi (agli amici di Fitto): il caso di Terra d’Otranto Spa e l’accusa della Corte dei Conti
La Corte dei Conti bastona la Terra d’Otranto spa, la società pubblica nata per gestire i rifiuti, ma che in tre anni non ha mai gestito un solo sacchetto di spazzatura e non ha mai avuto un solo dipendente; in compenso, però, non ha mai mancato di erogare emolumenti agli amministratori. Una inerzia grave anche perché nel frattempo l’appalto per la raccolta dei rifiuti nei comuni tra Otranto e Maglie continua a essere svolta con un contratto scaduto nell’agosto del 2018 con una proroga-monstre dopo tre interdittive antimafia, un fallimento e innumerevoli problemi finanziari. Una vicenda su cui la sezione regionale della Corte dei Conti pugliese ha rilevato una serie di costi senza benefici e ha trasmesso gli atti alla procura contabile per verificare se ci sia un danno erariale.
Siamo nel Salento, terra di Raffaele Fitto: il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea non ha a che fare direttamente con la gestione della società in house costituita nell’aprile 2023 per gestire la raccolta dei rifiuti di 22 comuni salentini. In prima fila ci sono però i suoi fedelissimi: presidente della Terra d’Otranto spa è l’avvocato personale di Fitto, Luciano Ancora, il primo con cui festeggiò il giuramento da ministro del Governo Meloni con un gelato davanti a Palazzo Chigi; a fungere da centro di spesa per la società è il Comune di Otranto, il cui sindaco è Francesco Bruni (in foto), ex senatore e amico d’infanzia del vice di Ursula von der Leyen; infine presidente del consorzio dei 22 comuni (il cosiddetto Aro7) è un altro fedelissimo, il sindaco di Botrugno Silvano Macculi. Tre persone entrate nei palazzi romani grazie al ministro di Maglie: Luciano Ancora a suo tempo come consigliere giuridico del ministero degli affari europei (e di recente nominato dal Governo Meloni nel cda di Acquedotto Pugliese), Bruni e Macculi come componenti del “Nucleo per le politiche di coesione”, un organo tecnico per il controllo sui fondi europei e complementari del ministero che fu di Fitto e oggi è di Foti.
Incarichi ben remunerati: per l’incarico romano Macculi e Bruni percepiscono 50mila euro annui a testa; l’avvocato Ancora percepisce 20mila euro come consigliere d’amministrazione di Aqp, mentre il suo compenso come presidente di Terra d’Otranto spa non è noto: dal bilancio si evince solo che il suo emolumento e quello degli altri quattro componenti del consiglio d’amministrazione ammonta in totale a 55mila euro. Compensi, questi ultimi, percepiti dal 2023 a oggi mentre la società in house è inattiva: ed è questa una delle prime critiche della Corte dei conti pugliese, che mette nel mirino il compensificio salentino. “L’organo di governo deve essere costituito, di norma, da un amministratore unico” rilevano i giudici contabili e sottolineano che “la scelta del carattere pluripersonale del consiglio di amministrazione non risulta motivato”. Tanto più che da tre anni a questa parte la società non ha dipendenti e alla camera di commercio risulta inattiva mentre Ancora e gli altri amministratori hanno percepito emolumenti; di conseguenza il patrimonio si sta azzerando (i comuni sono stati anche chiamati alla ricapitalizzazione) e i bilanci chiudono in perdita: 16.504 euro nel 2023 e 50.239 euro nel 2024 mentre il bilancio 2025 non è ancora stato chiuso. Tutti elementi che però è difficile conoscere: è sempre la Corte dei conti a sottolineare che la Terra d’Otranto spa non rispetta l’obbligo di avere un sito web istituzionale.
Il punto più delicato è però un altro: l’appalto per la raccolta dei rifiuti nei 22 comuni salentini per i 92mila abitanti, che d’estate si decuplicano in località turistiche come Otranto o Castro. Un servizio che vale intorno ai 12 milioni di euro l’anno e che è oggetto di un affidamento scaduto nell’agosto 2018. Da otto anni si continua cioè a operare di proroga in proroga e non si è bandita la nuova gara in attesa di veder partire operativamente la Terra d’Otranto spa, che nelle dichiarazioni di Macculi, Ancora e Bruni dovrebbe diventare la società in house di gestione diretta della raccolta rifiuti. A beneficiare di questa proroga infinita in 21 comuni su 22 è la Ercav, ultima erede di una filiera di aziende dalla storia molto tormentata che conta tre interdittive antimafia, un fallimento e quattro anni di pagamenti sostitutivi in cui i comuni hanno dovuto sostituirsi all’azienda e pagare direttamente gli stipendi ai lavoratori. Nel frattempo i 22 comuni soci hanno approvato una fideiussione per acquistare gli automezzi che renderebbero operativa la società Terra d’Otranto, fideiussione lievitata dagli 8 milioni di euro previsti dal piano economico finanziario ai 12 milioni del mutuo effettivo.
Una serie di vicissitudini a cui la Corte dei conti aggiunge le sue osservazioni, scrivendo che “suscita perplessità la circostanza che nel periodo di proroga tecnica sia stato attivato il nuovo servizio di raccolta differenziata” in contrasto con le norme. Il tutto mentre la nuova società in house è attiva solo come compensificio ma è in “grave ritardo riguardo l’attivazione del servizio”, cosa che di fatto sta “minando le ragioni di efficacia, efficienza e economicità che erano alla base di gestire il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti senza ricorrere al mercato. A ciò si aggiunga che la società, pur rimanendo inattiva genera costi di gestione che non risultano giustificati da un reale beneficio per la comunità”. Insomma una bocciatura sonora da parte della sezione di controllo di Bari, che ha trasmesso gli atti alla procura contabile per individuare il possibile danno erariale. Interpellato, il presidente Ancora ha preferito non commentare.
La vicenda scotta dal punto di vista politico anche perché proprio sulla Terra d’Otranto spa si è consumata una spaccatura politica ma anche dinastica a Maglie, capitale del regno del vicepresidente della commissione europea: da una parte il sindaco uscente Ernesto Toma, fittiano di stretta osservanza (e attualmente imputato per corruzione) dall’altra il suo ex assessore all’ambiente Antonio Fitto (zio di Raffaele e ex sindaco). Il contrasto si è tradotto in due candidature contrapposte con Toma appoggiato da Fratelli d’Italia e Antonio Fitto a capo di una coalizione civica che ha anche l’appoggio della Lega, mentre il centrosinistra ha schierato Sara De Pascalis e si registra una quarta candidata, la civica (ma vicina a Forza Italia) Marcella Marzano. Una spaccatura nel centrodestra del tutto inedita nella cittadina da sempre graniticamente in mano ai Fitto: resta da capire se la vicenda Terra d’Otranto e la severa presa di posizione alla sua gestione della Corte dei conti avranno un peso o meno nel responso elettorale.