E’ ufficiale: nelle pieghe del decreto sul bonus Irpef c’è anche una sforbiciata ai fondi per l’università. A lanciare l’allarme, sabato, sono stati il coordinamento universitario Link e l’Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani (Adi), denunciando che all’articolo 50 comma 6 del Dl compare un taglio di 30 milioni per il 2014 e 45 l’anno a partire dal 2015 al Fondo di finanziamento ordinario delle università (Ffo). Fondo che ammonta complessivamente a circa 6,8 miliardi. Ed è proprio così, a dispetto della iniziale smentita arrivata dal ministro dell’Istruzione, università e ricerca Stefania Giannini, che anzi si era detta “soddisfatta” perché “per una volta da tanto tempo non ci sono stati i tagli lineari“. Il giorno di Pasqua, però, Giannini fa una parziale marcia indietro e ammette, parlando con La Repubblica, il “ritocco” al Fondo. Ma “non sono tagli”, sostiene, “sono accantonamenti necessari per motivi di contabilità“. D’altronde “a tutti i ministeri sono stati chiesti sacrifici”, quindi “per ragioni di copertura finanziaria abbiamo dovuto mettere quella voce a bilancio”. E comunque viale Trastevere è “al lavoro per trovare all’interno del nostro ministero il risparmio che ci consentirà di non toccare il Fondo ordinario”.  

Tant’è. Fatto sta che la rete Link (erede dell’Onda, il movimento studentesco nato nel 2008 in opposizione al taglio dell’Ffo deciso dall’ultimo governo Berlusconi) e l’Adi sono già pronti a scendere in piazza: “Laddove questi tagli dovessero essere confermati”, avvertivano sabato, “studenti, dottorandi e ricercatori precari saranno pronti ad una mobilitazione generale in tutti gli atenei e negli enti di ricerca del paese”. Dai rettori degli atenei non è arrivata, per ora, alcuna reazione ufficiale. Giovanni Puglisi, fino al 18 aprile vicepresidente della Conferenza dei rettori (Crui), che ha appena rinnovato i vertici, raggiunto sabato da ilfattoquotidiano.it aveva sfoggiato notevole aplomb: “Da cittadino posso dire che, se il taglio fosse confermato, non lo riterrei osceno, considerato che il Fondo vale 7 miliardi e soprattutto tenendo conto della situazione del Paese”. Ciò non toglie che “sarebbe un problema, perché il sistema delle università è già in sofferenza e ha subito, in passato, parecchie decurtazioni di risorse”.