Come in uno dei copioni più abusati da parte del cine-panettone di bassa lega, ecco il grillo parlante di turno, la famosa intellettuale Ilaria Capua di Scelta Civica – certamente illustre per la sua incessante e significativa attività politica della quale, però, nessuno sa nulla – che, invece di pensare a non gravare sulla fiscalità producendo interventi concreti per l’interesse generale (questo sconosciuto) ha rispolverato un vecchio ritornello.

Quello tanto caro a chi vuole castigare i costumi cominciando a colpire chi ha il profondo demerito di avere una media di 1500 euro di salario a fronte della responsabilità di educare, valutare e orientare cittadini in apprendimento. Questo prima di intaccare – anche solo di una virgola – i propri benefici e vantaggi, probabilmente giudicati intoccabili. Il motivo: “Penso che nessun lavoratore abbia così tanti privilegi”. Ci vuole un bel coraggio per pronunciare frasi del genere, collocandosi tra i parlamentari della Repubblica proprio nei tempi tristi dell’induzione all’antipolitica proprio da parte di chi ha fatto – e spesso continua a fare – tutto e il contrario di tutto per disgustare gli elettori, scoraggiare la partecipazione, spartire poltrone, ruoli, incarichi, perseguire la visibilità mediale! Come molti lettori avranno capito o sapranno la signora Capua pretenderebbe le 24 ore per i docenti

Non ripeterò quanto ho scritto più volte all’epoca della proposta indecente del governo Monti e dell’ineffabile e indimenticabile ministro Profumo: non ne vale la pena. Non parlerò di accanimento. Non enuncerò per l’ennesima volta il principio secondo il quale le ore di lezione non coincidono – nei fatti e nel mansionario per noi definito dal contratto collettivo – con l’orario di lavoro. Non cercherò nemmeno di far ricorso alla questione, attualmente molto dibattuta, delle patologie professionali; e nemmeno agli stipendi bloccati da quasi un lustro, a un potere d’acquisto eroso; il tutto a fronte di un generale senso di responsabilità che ha consentito alla nostra scuola di continuare ad esistere molto più che dignitosamente, nonostante più di 8 miliardi di tagli. 

L’esperienza mi ha insegnato, purtroppo, che non esistono argomentazioni valide per sconfiggere l’ignoranza e – soprattutto – l’arroganza dell’ignoranza. Non esistono dati e temi che possano persuadere coloro che mirano al consenso di quella frangia dell’opinione pubblica che vive di preconcetti, qui rancorosi, là snobistici.

Mi preme piuttosto sottolineare che siamo di fronte a quella stessa mentalità che ha prodotto e sostenuto un progetto ben pianificato, lucido, iniziato anni fa, da quando si è deciso che l’Italia (l’unica, insieme alla Lituania, che per rispondere alla crisi economica a partire dal 2008 ha intenzionalmente disinvestito sulla scuola) non sapeva cosa fare di alfabetizzazione, cultura, cittadinanza, inclusione, eguaglianza di opportunità. 

La disonestà intellettuale sottesa e il qualunquismo che ne anima i presupposti, rappresentano la spiegazione più lampante dei motivi per i quali un Paese che un tempo produceva eroi, santi e navigatori è diventato la patria di nani sguaiati e di sedicenti ballerine.  

Open Parlamento assegna al deputato Capua il 62,81% di presenze al voto elettronico alla Camera. Sembra essere un po’ poco per una così intransigente fustigatrice degli (altrui) costumi. Cosa si penserebbe, giustamente,  di un insegnante che fosse presente solo il 62,81% delle ore di lezioni previste dalla sua cattedra?  Sarebbe il caso che la parlamentare in questione si concentrasse un po’ di più e scegliesse per i suoi strali bersagli più congruenti, invece di minacciare gli insegnanti sparando banalità viete e inflazionate, intanto che i comuni cittadini subiscono ogni giorno le conseguenze indecenti degli abusi compiuti dalle diverse caste e dalle differenti lobby che costituiscono le metastasi politiche del nostro Paese. Mentre l’evasione fiscale e gli scandali stordiscono la vigilanza attutita di una classe politica che ha molto – troppo – da farsi perdonare e molto – troppo – da perdere per proporsi con autentica intransigenza di scompaginare con autentica onestà le carte degli assetti generali, Ilaria Capua, veterinaria, dirigente sanitario, eletta in Veneto, come indica la sua scheda sul sito della Camera, poteva sicuramente far di  meglio che occhieggiare demagogicamente ad un falso rigore che può scatenare, in tempi come questi, l’ennesima caccia all’untore e l’ennesima “guerra tra poveri”, se non contro di essi.