La comédie italienne più dignitosa è la protesta del regista Maggiulli contro i cancelli dell’Eliseo, mentre è solo indecorosa la ridicola commedia dei decreti natalizi affondati e resuscitati dal Colle per salvare il patetico governo del Letta nipote. SalvaRoma e Milleproroghe, nomi più che altro da cinepanettone, nascondono il solito marchettificio di Capodanno, pioggia di soldi per le fameliche clientele bianche, rosse, verdi, per dirla con l’affittaCamere Scarpellini che riscuote sontuose pigioni e precisa pignolo di aver “pagato tutti”.

Insomma, una partita di giro o se si preferisce, un nesso di causa ed effetto. SalvaRoma potrebbe essere anche un film pasoliniano, ma più adatto sarebbe Porcile, a osservare le foto con i rosei maialini che grufolano tra i rifiuti di una Capitale che così ridotta non la salva più nessuno. E cos’è il Milleproroghe se non l’autobiografia di una Repubblica fondata sul differire, dilazionare e protrarre? Ma questo è solo colore perché la sostanza è una maggioranza a tal punto sfibrata e spompata che non riesce neppure a farsi gli affari suoi.

C’è la fuga degli onorevoli verso il cenone e poi ci sono quei rompiscatole dei Cinquestelle che ficcano il naso dove non dovrebbero. È vilipendio se immaginiamo che Letta abbia portato al Quirinale il rischio della bocciatura in extremis del SalvaRoma e che l’augusto suggerimento sia stato di cambiare nome e qualche connotato al decreto (come il finto ambasciatore del Catonga spalmato di lucido nero in Tototruffa ’62) così da rosicchiare altri sessanta giorni di tempo? 

La comédie italienne può continuare all’infinito tra mille imbrogli e sotterfugi se una mano pietosa e consapevole non provvederà a concordare rapidamente con chi ci sta uno straccio di legge elettorale per poi andare subito al voto. È chiaro che la mossa spetta a Matteo Renzi se non vuole finire nella palude stigia delle attese inutili. E se altri moniti si alzeranno, si turi le orecchie e proceda.

Il Fatto Quotidiano, 27 dicembre 2013