“Io facevo il fornaretto. Me so’ comprato un piccolo immobile, poi l’ho venduto, poi un altro e un altro ancora. E so’ diventato Sergio Scarpellini. C’ho 76 anni e mi sveglio presto, mai dopo le cinque. Ho coccolato la politica: bei posti, ristrutturati, pulitissimi, pregiati e ora mi sbattono sui giornali”.

Dal lontano ’97, senza un bando pubblico, il romano Scarpellini ospita la politica: uffici per la Camera, un tempo per il Senato, e il Tribunale amministrativo regionale (Tar) e pure il Comune. La cifra, esatta, fa 48 milioni di euro l’anno, compresi i dipendenti che ci lavorano e sempre Scarpellini retribuisce. Montecitorio spende 30,5 milioni di euro a ogni bilancio, i contratti d’affitto non sono unici: tre per i tre palazzi Marini, scadenze dal 2016 al 2018. Il Movimento Cinque Stelle ha tentato di eliminare il rapporto inossidabile con Scarpellini, poi un emendamento del Partito democratico ha rimesso le clausole e poi ancora un cambio. Le interpretazioni sono varie, però “er fornaretto” non è preoccupato.

Scarpellini, la Camera vi lascia.
La rescissione con un mese di preavviso è contro la legge, contro la Costituzione e contro le regole. Se mi assumono il personale, cinquecento dipendenti, me ne vado subito. Io sono pentito, non lo farei più. Ho buttato una balena di soldi, perché non lo dicono questi politici?

Perché?
Non hanno coraggio.

Ha finanziato partiti di destra e sinistra, circa 650.000 euro negli ultimi tredici anni, li considera irriconoscenti?
Io non mi aspettavo nulla. Che farebbe al posto mio? Durante la campagna elettorale vengono qui bianchi, rossi e verdi e noi un contributo lo diamo sempre. A tutti. Gli imprenditori romani fanno così.

Come mai?
Un’abitudine. Non lo facciamo mica per piacere…

Come finirà?
Io rispetto i termini previsti dai contratti, mi riprendo i palazzi e ci faccio alberghi di lusso, però devo sbattere in mezzo a una strada più di 500 ragazzi.

La Camera poteva comprare questi palazzi?
Se volevano con questo denaro che mi hanno dato, circa 369 milioni di euro per le locazioni (più i servizi si supera il mezzo miliardo, ndr), un paio li potevano acquistare. Avevano una opzione, perché non l’hanno sfruttata? Se mi chiamano, vendo di corsa. Anzi, ci metto pure un fiocco su, però si devono prendere il personale. Per me questa storia è diventata una rogna. E la Camera ci risparmia.

Addirittura?
Sì, un commesso di Montecitorio costa più di 75.000 euro lordi! E poi i deputati non vogliono ricevere amici e colleghi ai semafori. Vogliono una scrivania, un ingresso, un salotto e noi li abbiamo accontentati. Pure la mensa è nostra! Ma basta infamie, querelo quelli che dicono stronzate.

Perché non s’è fatta una regolare gara d’appalto?
Non potevano. I palazzi vicini erano i miei, potevano venire soltanto da me.

La politica la fa arrabbiare.
Non può sapere quanto. Io non faccio politica, conosco tutti, destra e sinistra. Ho 76 anni, troppo tardi per scendere in campo. Non ho mai ricevuto qualcosa di buono.

Il piano regolatore di Alemanno l’ha trovato conveniente, no?
Per la Romanina, dice? Bè, quando il pubblico è squattrinato chiede soccorso al privato. È vero che Alemanno ha aumentato i metri cubi per costruire, ma io dovrò spendere 364 milioni per fare le fogne e la metro.

Vota a sinistra?
Mah. Forse dicono che sono di sinistra perché il Partito democratico mi paga l’affitto per la sede nazionale.

Non era dei monaci scolopi?
Sì, però i preti si fidano di me e mi fanno gestire il Nazareno. Ha visto che bella sala stampa ho creato per il Pd?

Insomma, dove si posiziona Scarpellini?
Io non sono né di sinistra né di centro o di destra, sono di tutti. Tifo per la Roma e vado a vedere pure la Lazio. Sono un imprenditore da larghe intese. Ma ricordi: chi lavora seriamente fa i soldi, io non conto sui politici. Se mi chiedono un aiuto, li aiuto, però loro non fanno nulla per me.

Ci va a Montecitorio?
Non più. Mi hanno descritto come un mostro, un orco. Mi guardano come se fossi un ladro. Quelli che sparano cazzate, se potessi, li acchiapperei e li ammazzerei. Buone feste, comunque.

da Il Fatto Quotidiano del 24 dicembre 2013