Nonostante la discussione di lunedì a Montecitorio, il governo ha deciso di rinunciare al decreto salva Roma, in scadenza il 30 dicembre. Il regista dell’operazione è il presidente della Repubblica: durante il colloquio tra Letta e Napolitano infatti, quest’ultimo ha espresso forti perplessità sull’appesantimento emendativo che in parlamento aveva di fatto trasformato il decreto da lui firmato. Un modo anche per preservare la stabilità interna del Partito Democratico, che su questo punto rischiava di spaccarsi, dopo le tensioni seguite alla presentazione di numerosi emendamenti che avevano di fatto snaturato il decreto. Ad annunciare il passo indietro è stato il ministro del rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, che nel pomeriggio ha avvertito i presidenti di Senato e Camera. 

Il provvedimento era nato per arginare il buco di bilancio della Capitale, ma ben presto è stato riempito di norme che non centravano nulla con questo tema. In particolare, a irritare Napolitano sarebbero stati i 20 milioni stanziati per tappare i buchi del trasporto pubblico calabrese, i 23 per i treni valdostani. Mezzo milione per il comune di Pietrelcina (paese natale di Padre Pio). Uno per le scuole di Marsciano, in Umbria. Un altro per il restauro del palazzo municipale di Sciacca. Ancora mezzo per la torre anticorsara di Porto Palo (Sardegna). Un milione a Frosinone, tre a Pescara, 25 a Brindisi. E poi fondi per il teatro San Carlo di Napoli e la Fenice di Venezia, una minisanatoria per i chioschi sulle spiagge, disposizioni sul terremoto dell’Emilia-Romagna e sui beni sequestrati alla criminalità organizzata. In ultimo, l’istituzione di una sezione operativa della Direzione investigativa antimafia all’aeroporto di Milano Malpensa per prevenire le infiltrazioni mafiose nell’Expo 2015. Tutti interventi che tecnicamente potevano rientrare nel decreto salva Roma perché riguardanti gli enti locali.

Da qui l’intervento del Colle, giustificato ufficialmente da fonti del Quirinale per “l’eterogeneità ed estraneità ai contenuti originari delle numerose disposizioni inserite dalle Camere in sede di conversione”. Intanto il dl Milleproroghe che verrà approvato dal consiglio dei ministri del 27 dicembre regolerà le situazioni “indifferibili”, a cominciare dalle norme sulla base delle quali il comune di Roma ha approvato il proprio bilancio. Nello stesso decreto sarà contenuta la correzione, annunciata in Parlamento, alla parte relativa agli affitti di immobili da parte della pubblica amministrazione. Sulla norma contro gli affitti d’oro, si erano scatenati gli esponenti del Movimento 5 Stelle, che insieme alla Lega Nord, avevano minacciato di fare ostruzionismo.

Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, parla di un esempio di “grottesco contrordine compagni” e aggiunge: “Il governo Letta è sempre più in stato comatoso”. Secondo Andrea Mazziotti, deputato di Scelta Civica, “la rinuncia del governo al dl salva Roma è il degno epilogo di un colossale pasticcio istituzionale e politico”. Soddisfatto il capogruppo del Pd al senato Luigi Zanda: “Troppi decreti legge, troppi provvedimenti omnibus sulle più disparate materie, centinaia di emendamenti parlamentari spesso su questioni totalmente estranee al provvedimento, poco rigore nella decisione sulla ammissibilità degli stessi. Fa bene il Presidente Napolitano a denunciare tutto ciò”. “Abbiamo costretto il Governo a ritirare una delle peggiori leggi marchette della storia”, dice Massimo Bitonci, capogruppo della Lega Nord al Senato.