Una “guerra delle scartoffie” se il governo non verrà incontro alle richieste dei proprietari degli stabilimenti balneari. Il grido di battaglia lo lanciano i balneari della Versilia: una battaglia burocratica a colpi di ricorsi, fin tanto che la guerra delle aste, contro la direttiva Bolkestein che chiede di rispettare l’alternanza delle concessioni, non sarà vinta. “Chi di burocrazia ferisce di burocrazia perisce. Siamo 30mila in Italia – dichiara Piero Bellandi, consigliere nazionale del Sib, il sindacato dei balneari – Vediamo fino a che punto riescono a reggerci. Si trovi un accordo altrimenti si potrebbero generare contenziosi infiniti che non giovano a nessuno”.

Una proposta, gridata durante l’ultima assemblea del 26 novembre a Viareggio, che riceve l’applauso di centinaia di imprenditori balneari giunti non solo dalla Versilia, ma anche dal litorale di Pisa (Marina, Tirrenia e Calambrone) e dalla Liguria. La minaccia dell’appesantimento burocratico è l’ultima arma di difesa dei balneari, se non si trova un punto d’incontro col governo, un’intesa che faccia dire addio per sempre all’incubo delle aste che la direttiva europea sulle liberalizzazioni dei servizi – la Bolkenstein, appunto – esige. 

Dietro la direttiva, secondo i balneari delle coste del nord della Toscana e della Liguria, ci sono interessi “che si muovono nell’ombra”. A spiegare al fattoquotidiano.it la “teoria del complotto” è il presidente dei balneari viareggini Carlo Monti. “La direttiva – dice – prevede delle eccezioni in cui potremmo rientrare. Il fatto che il governo italiano, di qualsiasi colore fosse, non sia mai andato in Europa a difendere le nostre aziende che rappresentano un’economia sana, fa giungere alla conclusione che ci siano interessi superiori. Parlo di banche, multinazionali, mafie, pressioni enormi. Non sono tanto ingenuo da credere a una reverenza del governo italiano nei confronti di una direttiva europea perché per altre direttive sono state tante le infrazioni sostenute”. E aggiunge: “Nel mondo ci sono circa un miliardo e 300 persone che si muovono per turismo. Nei prossimi 20 anni si presume che possano arrivare a 2 miliardi: chi ha le capacità per attrarre questi nuovi numeri? Un’economia globalizzata che mortifica le piccole aziende familiari”. 

I viareggini puntano il dito non solo contro i poteri occulti, ma anche contro la Riviera romagnola, complice, a loro dire, di promuovere un turismo industriale, pensato per attirare grandi capitali stranieri a scapito del turismo tradizionale locale. “Il cancro vero della finanza sporca non è Milano, non è Roma, ma è la Romagna. Vorrebbero portarci a essere servi dei Bric (Brasile, Russia, India e Cina, ndr)!” grida durante l’assemblea Rodolfo Martinelli, balneare viareggino da sempre in prima fila contro la Bolkestein. Dalla platea una voce urla: “Mai!”. “Con il suo masterplan da centinaia di milioni di euro per rilanciare il turismo della città – spiega al fatto.it Martinelli – il sindaco di Rimini Andrea Gnassi vuole perorare un turismo industriale affidato ai Bric, che coinvolga grandi capitali. E chi ce li ha? Grandi holding, famiglie finanziarie, grandi agenzie di viaggio. Non certo i piccoli imprenditori che hanno operato finora. E non è un caso se Gnassi, insieme al presidente della Regione Emilia Romagna, al presidente della Provincia e all’assessore regionale al Turismo, sono gli unici a favore delle aste: si sono sempre opposti a quelle uniche vie di speranza che avevamo. Dietro a queste aste ci sono miliardi e miliardi di euro di interessi, che distruggerebbero l’esistenza di 30mila famiglie italiane e di 500mila persone nell’indotto”. Martinelli, alle spalle una famiglia di balneari da 100 anni, annuncia: “Se mi troverò senza lavoro e senza futuro per i miei figli, qualcuno dovrà risponderne. Vogliono la rivoluzione? Va bene”.

C’è chi dice che vorrebbe solo spiagge libere e chi dice che pagano poco canone. “Ma noi facciamo salvataggio, pulizia delle spiagge, paghiamo il 22 per cento di Iva (il turismo paga il 10 per cento massimo), paghiamo l’Imu sullo stabilimento balneare quando insiste su un terreno che nemmeno è nostro” replicano. “Se si è creato scontento verso i balneari è colpa di una politica denigratoria dei media” aggiunge Angelo Vaccarezza, presidente della provincia di Savona e delegato al demanio marittimo per l’Upi, Unione delle province italiane. “I balneari non sono una categoria di privilegiati, ma imprenditori che hanno fatto degli investimenti sulla base di garanzie date dal governo. L’infrazione comunitaria – conclude – è solo un alibi ridicolo”.