Il giorno dopo l’approvazione di un emendamento per abolire il reato di immigrazione clandestina, il dibattito politico crea subbuglio all’interno dei partiti, ma anche in Senato, dove la seduta è stata sospesa in seguito alle proteste della Lega Nord: esposti cartelli che recitavano “Pensioni no, clandestini sì” e “Clandestini a casa loro”. Frattura netta nel Movimento 5 Stelle: il leader Beppe Grillo si schiera contro i suoi stessi senatori Andrea Cioffi e Maurizio Buccarella, proponenti della norma, dicendo di non essere d’accordo sia nel merito sia nel metodo. E se i senatori Pdl in Commissione giustizia hanno votato no all’emendamento, il governo di cui fa parte il partito ha dato parere favorevole e anche Carlo Giovanardi si dice d’accordo. Non mancano i distinguo anche all’interno di Scelta Civica, che si è espressa per abolire il reato di immigrazione clandestina.  Sul tema fa sentire la sua voce anche il vicepresidente del Csm, Michele Vietti: “La mia posizione è la stessa di quando ero parlamentare. Già al tempo della sua approvazione sostenni da buon profeta che quel reato sarebbe stato un inutile aggravio per i registri delle procure, senza in realtà produrre effetti concreti per l’accelerazione delle procedure di espatrio”. Sulla questione è intervenuta anche il ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge: “Sul reato di clandestinità c’è un percorso iniziato dal Senato che sicuramente avrà un seguito con l’appoggio del Governo. Bisogna fare un passo per volta per coinvolgere tutti i settori, dal lavoro all’economia e alla sanità”.

La spaccatura più clamorosa è quella interna al Movimento 5 Stelle. “Ieri è passato l’emendamento di due portavoce senatori del MoVimento 5 Stelle sull’abolizione del reato di clandestinità”, si legge in un post firmato Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, apparso sul blog del comico genovese. “La loro posizione espressa in Commissione Giustizia è del tutto personale. Non è stata discussa in assemblea con gli altri senatori del M5S, non faceva parte del Programma votato da otto milioni e mezzo di elettori, non è mai stata sottoposta ad alcuna verifica formale all’interno”. E si conclude con una netta presa di distanza: “Non siamo d’accordo sia nel metodo che nel merito”.

Ad Agorà, su Rai3, il reato di clandestinità diventa il nuovo motivo di tensioni all’interno del Pdl tra i “falchi” e i “diversamente berlusconiani”. Da un parte, la “colomba” Carlo Giovanardi non approva il voto contrario del partito in Commissione giustizia. “Mi sono sempre espresso contro il reato di immigrazione clandestina e per la sua abolizione”. Il senatore Pdl conferma la sua linea politica: “Tra l’altro il reato di immigrazione clandestina non c’entra niente con la legge Bossi-Fini: il reato è stato introdotto nel 2009 con un’altra legge che ho contrastato anche allora quando ero al governo, perché ha ingolfato la giustizia, ha creato problemi come quelli di Lampedusa, con avvisi di garanzia ai superstiti del naufragio, e non serve a contrastare l’immigrazione irregolare”. Di altro avviso, il “falco” Daniela Santanchè. “Sarebbe sbagliato abolire il reato di clandestinità sull’onda emotiva della tragedia di Lampedusa”, ha spiegato la deputata Pdl. “Quello che è successo a Lampedusa è nel cuore di tutti noi e non c’entra nulla con il reato di clandestinità. Penso che la nostra legge sull’immigrazione sia assolutamente giusta; se ne possono discutere alcuni punti, ma il reato di clandestinità assolutamente no”. In tutto questo, non parlano i ministri Pdl, che pure fanno parte del governo che ha dato parere favorevole all’emendamento.

Anche all’interno di Scelta Civica c’è chi prende le distanze dal voto in Commissione giustizia. “Non concordo con il voto, a mio avviso poco meditato, dei senatori di Scelta civica sulla abolizione del reato di clandestinità. Il mio dissenso è tanto più netto in quanto, con questo voto, Scelta civica si è aggiunta alla maggioranza che auspicava Pier Luigi Bersani all’inizio della legislatura”. Lo afferma Giuliano Cazzola, dirigente di Sc. “Faccio appena notare che lo scafista tunisino, squallido mercante di carne umana, che ha portato 518 persone all’appuntamento con la morte, ha potuto essere indagato dalla Procura di Agrigento soltanto per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Chi vuole abolire quest’ultimo reato fa un favore anche agli scafisti, a punire i quali rimarranno solo le norme del codice della navigazione. Non occorre essere leghisti o del Pdl – conclude – per rendersi conto di ciò”.

Nel dibattito sulla legge Bossi-Fini, si fa sentire uno dei due autori del provvedimento. “Senza il reato di clandestinità la Bossi-Fini non funzionerebbe”, ha spiegato Umberto Bossi, presidente della Lega Nord. Dalla norma “non dipendono certo i naufragi, dipendono da chi ha dato fuoco al barcone”. “Bisognerebbe riuscire a bloccare i porti dall’altra parte del Mediterraneo – aggiunge – e finora l’Europa non ha fatto niente”. La Bossi-Fini, comunque, “è servita ha mandato un messaggio all’Africa e al Continente intero, ovvero “che qui non si scherza, che qui devi avere un contratto di lavoro sennò non puoi venire”. Dello stesso parere, il segretario del partito Roberto Maroni. L’emendamento per l’abolizione del reato di immigrazione clandestina sarebbe “un blitz fatto dal Movimento Cinque Stelle e con l’avallo del Pd, e il Pdl ci è cascato”. Il governatore della Lombardia ha parlato di “un errore grave che va corretto e noi presenteremo in aula un emendamento correttivo”.

Compatti invece Pd e Sel, che hanno votato a favore dell’emendamento. ”Ci sono leggi in conflitto con il buonsenso e il reato di clandestinità è fra questi”. Lo ha detto il candidato alla segreteria del Pd Gianni Cuperlo a Coffee Break, su La7. “Un reato che punisce non per quello che si è fatto ma per quello che si è. A causa di questo provvedimento lo Stato ha aperto un numero enorme di provvedimenti e investito risorse”. Sulla stessa linea, il senatore Sel Peppe De Cristofaro: “La norma approvata dalla Commissione Giustizia che abroga il reato di immigrazione clandestina è un risultato importantissimo per cui Sel si batte da sempre. Avevamo infatti presentato un emendamento che andava nella stessa direzione e che è stato poi assorbito da quello approvato”. E continua: “E’ stato fatto un primo passo, ora è fondamentale andare avanti fino alla completa cancellazione della Legge Bossi-Fini, indegna di un Paese che si definisce civile”.