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Il Piano casa sarà una bomba sociale in tante città. Al governo Meloni chiediamo fatti non sfratti

Non arrivano risposte strutturali al disagio abitativo: niente sostegni adeguati, nessun piano credibile che riduca davvero il costo dell’abitare
Il Piano casa sarà una bomba sociale in tante città. Al governo Meloni chiediamo fatti non sfratti
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Il disegno di legge sugli sfratti, presentato dal Governo Meloni, non si limita ad accelerare procedure: sposta l’intero impianto dal bisogno di politiche abitative alle sole logiche punitive. In un Paese dove la crisi abitativa produce già oggi un numero enorme di sfratti e cresce la fragilità delle famiglie, questo provvedimento taglia tutele essenziali proprio per chi è in difficoltà.

Ogni anno, i tribunali italiani emettono mediamente 40.000 sentenze, e già oggi assistiamo a oltre 20.000 sfratti eseguiti con la forza pubblica: significa oltre 100 famiglie al giorno.

Ciò che preoccupa di più è la combinazione di misure che rendono l’esecuzione più rapida, più opaca e meno difendibile: l’eliminazione dell’avviso di rilascio consentirà all’ufficiale giudiziario di presentarsi senza preavviso, già dal giorno successivo alla scadenza del precetto. A ciò si aggiungono la compressione dei tempi, con un nuovo procedimento di ingiunzione di rilascio immediatamente esecutivo, così da permettere al giudice di decidere in quindici giorni senza attendere i tempi di un’eventuale motivata opposizione; l’irrigidimento anche sul fronte della morosità, con il dimezzamento dei tempi per sanarla la possibilità limitata a due volte in quattro anni; infine, un’ulteriore stretta sulla possibilità di rientrare.

In parallelo, non arrivano risposte strutturali al disagio abitativo: niente sostegni adeguati, nessun piano credibile che riduca davvero il costo dell’abitare.

Il Piano casa del governo, annunciato nel Documento di Finanza Pubblica, prevede 970 milioni per 100mila abitazioni da qui al 2030. Forse, altri 1,1 miliardi dai fondi di coesione, per arrivare, fra alloggi popolari e affitti calmierati, a 100 mila case in dieci anni. Nessuno ha chiarito se quei 100.000 siano alloggi popolari o alloggi realizzati da programmi pubblico-privati, con Abbadessa e i fondi arabi, né se in quei 100.000 alloggi siano calcolate anche le 63.000 case popolari. Soprattutto, nei 10 anni in cui si vorrebbero disporre 100.000 alloggi, altre 400.000 famiglie subiranno sentenza di sfratto e 200.000 sfratti saranno eseguiti con la forza pubblica. E questo sarebbe un piano strutturale?

Altro aspetto gravissimo del dl sfratti è l’idea di privatizzare funzioni delicate legate all’esecuzione degli sfratti, sottraendo garanzie di imparzialità e mettendo a rischio diritti fondamentali. È una scelta politica socialmente pericolosa. Una corsa contro la vita delle persone, un testo ispirato dall’odio sociale, non un piano per la casa. In Aula giacciono proposte delle opposizioni, le uniche in campo per fermare la crisi crescente e generare politiche vere di diritto all’abitare. Sono state completamente ignorate dalla maggioranza.

Quelle proposte che contengono innanzitutto un grande piano di edilizia residenziale pubblica, con 500.000 nuove case popolari, senza consumo di suolo. E abitazioni a canone calmierato per redditi medio-bassi. Quelle proposte parlano di recuperare immobili pubblici o privati con fondi pubblici e vincolare quegli immobili per almeno 25 anni a uso abitativo a canone ridotto. E parlano di programmi nazionali per assistere chi subisce sfratto e le categorie fragili; di autocostruzione, autorecupero e rigenerazione urbana; di abolizione della cedolare secca sugli affitti brevi e cedolare secca agevolata per affitti a canone concordato e per chi ha un Isee basso. E vogliamo un censimento, per sapere quante case vuote restano tali per fenomeni speculativi o di caporalato abitativo.

Questo sarebbe un piano strutturale. Una riforma vera e organica delle politiche abitative. Allora, servono una mobilitazione immediata e un cambio di rotta: fatti non sfratti, più tutele, più sostegno, più edilizia pubblica e interventi capaci di affrontare le cause dell’emergenza abitativa.

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