Chiuse le indagini su Andrea Sempio: per i pm è lui l’assassino di Chiara Poggi. Gli atti inviati anche alla Pg per sollecitare la revisione del processo Stasi
Come da attese, arriva uno degli ultimi passaggi della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. I difensori di Andrea Sempio hanno ricevuto oggi l’atto di notifica di chiusura delle indagini inviato dalla Procura di Pavia, guidata da Fabio Napoleone. L’indagato deve rispondere dell’accusa di omicidio aggravato: per i pm è lui ad avere assassinato Chiara Poggi il 13 agosto del 2007 nella sua villetta in via Pascoli. In contemporanea il procuratore capo di Pavia ha reso noto che “provvederà” a inoltrare alla Procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, “l’atto contestato” al 38enne nel corso dell’interrogatorio di ieri che è “illustrativo e riassuntivo” delle nuove prove raccolte con la riapertura delle “indagini” sul caso, sin dal 2016-2017, per valutare un’istanza di revisione della condanna per Alberto Stasi.
Una ricostruzione, quella dei pm che presenta una nuova dinamica del delitto (qui tutti i dettagli). “Dopo una iniziale colluttazione“, il 38enne – a dire della Procura – “colpiva reiteratamente la vittima con un corpo contundente (dapprima in regione frontale sinistra e in regione zigomatica destra), facendola cadere a terra”. Quindi, “la trascinava al fine di condurla verso la porta di accesso alla cantina” e, dopo che la ventiseienne “provava a reagire mettendosi carponi, la colpiva nuovamente con almeno 3-4 colpi” sempre alla testa “facendole perdere i sensi”. A seguito di ciò, “spingeva il corpo della vittima facendolo scivolare lungo le scale che conducono in cantina ove, nonostante la stessa fosse già incosciente, la colpiva con almeno 4-5 colpi” ancora alla nuca, “cagionando” a Chiara Poggi “lesioni cranio encefaliche dalle quali derivava il decesso“.
Un delitto, secondo l’accusa, dettato dal fatto che la giovane avesse rifiutato le sue avance (aggravante dei motivi abietti): aspetto che troverebbe riscontro, sempre secondo l’accusa, nei soliloqui di Andrea Sempio, intercettati da una “cimice”, il 14 aprile dello scorso anno, posizionata nella sua auto. Omicidio, per i pm, aggravato anche dalla crudeltà “in considerazione dell’efferatezza dell’azione omicidiaria per il numero e l’entità delle ferite inferte alla vittima, di cui almeno 12 lesioni sul cranio e sul volto”.
Fra le fonti di prova che la Procura di Pavia indica a carico di Sempio ci sono anche diverse decine di “conversazioni” intercettate dalla Procura di Brescia nel fascicolo che vede indagato l’ex procuratore aggiunto, Mario Venditti, con l’ipotesi di corruzione in atti giudiziari perché avrebbe “ricevuto una somma indebita di denaro” per circa “20/30mila euro” per “favorire Sempio” chiedendone l’archiviazione il 16 marzo 2017 nel primo procedimento, nato a dicembre 2016, sul commesso di Vigevano. In 16 pagine la Procura di Pavia evidenzia un “elenco di beni” sottoposti a sequestro e che sono “depositati” presso il Comando provinciale dei carabinieri di Milano di via Moscova dove i difensori, gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, potranno recarsi per “estrarne copia“. Si tratta soprattutto di bloc-notes, fogli A4, agendine e manoscritti, numerosi dispositivi informatici ed elettronici che sono stati sequestrati allo stesso Sempio, ai genitori, Giuseppe Sempio e Daniela Ferrari, agli amici Roberto Freddi, Mattia Capra, al padre del defunto Michele Bertani, e anche alla trasmissione televisiva Le Iene.
“L’avviso è conferma a quella che era l’imputazione nell’invito a comparire per ieri. Quanto alla portata della accusa, non c’è nessuna novità“, ha commentato l’avvocato Liborio Cataliotti, che con Angela Taccia difende Andrea Sempio. “In tempo reale stiamo chiedendo l’accesso al fascicolo, acquisibile anche per via telematica, e quando parlo di fascicolo intendo le prove che hanno supportato questa pesante imputazione, la più pesante che possa esserci nel nostro sistema penale. Ne sapremo di più quando avremo accesso al fascicolo”, aggiunge il legale intervistato da Gianluigi Nuzzi a Dentro la notizia, su Canale 5.
L’avviso di conclusione delle indagini prelude alla richiesta di rinvio a giudizio: spetterà poi al Gup decidere se ci sono elementi sufficienti per mandare Sempio a processo. Va tenuto conto che la riforma Cartabia ha innalzato i parametri di valutazione: il giudice non deve più valutare solo se gli elementi sono “idonei a sostenere l’accusa“, ma deve effettuare una prognosi sulla probabilità di condanna a dibattimento: in pratica deve considerare se sussiste una “ragionevole previsione di condanna”. Discorso distinto da quello dell’eventuale revisione del processo che ha condannato Alberto Stasi a 16 anni: in questo caso la competenza spetta alla Procura generale di Milano.