Il mondo FQ

Col No al referendum si chiedeva una maggiore etica pubblica: la grazia a Minetti non va in questa direzione

Finché questione morale e attuazione della Costituzione non saranno la priorità della classe dirigente del Paese, sarà sempre l’abuso del potere a sembrare o a essere dominante
Col No al referendum si chiedeva una maggiore etica pubblica: la grazia a Minetti non va in questa direzione
Icona dei commenti Commenti

La difesa della Costituzione, con la netta vittoria del No, non può essere archiviata come una mera operazione difensiva o finanche conservatrice del popolo sovrano. Il messaggio forte della gente che ha votato No è stato quello di pretendere non solo la tenuta della democrazia, con una chiara separazione dei poteri, ma anche di non considerare più posticipabile una effettiva attuazione della carta costituzionale.

Non è stata solo la bocciatura del governo delle destre e della sua maggioranza che volevano mettere sotto tutela politica la magistratura più autonoma e indipendente, ma anche di tutti coloro che hanno tradito la Costituzione nata dalla resistenza al fascismo. E quindi dalla vittoria referendaria viene anche il messaggio forte di desiderare un profilo di etica pubblica differente da parte di chi ricopre ruoli nella cosa pubblica.

A questo proposito, la vicenda della grazia imprudentemente concessa dal presidente della Repubblica a Nicole Minetti non può ritenersi solo una sequela di errori e sbagli scusabili. Troppe negligenze, troppe stranezze, non pochi inganni. Ma come può lo Stato in tutte le articolazioni che sono coinvolte istituzionalmente nella concessione della grazia farsi bucare con cotanta facilità? Eppure la profilatura del soggetto richiedente la grazia imponeva ben altro atteggiamento da parte del ministero della Giustizia, della magistratura e del capo dello stato.

Ai custodi della Costituzione è richiesta non solo grande professionalità, ma alta capacità di interpretare con etica pubblica l’autentico spirito della Costituzione. Il giuramento sulla carta richiede ubbidienza ai valori profondi della Costituzione, altrimenti accade, come accade, che le persone che non tradiscono il giuramento e che con tenacia e coraggio attuano la Costituzione passano addirittura per sovversivi. Questo paradosso etico ed istituzionale comincia ad essere davvero troppo.

Il ministero della Giustizia, divenuto il luogo in cui tutto appare possibile tranne proprio la giustizia, ha steso un tappeto rosso per la “insospettabile” Minetti, politica guarda caso della stessa parte di Nordio, non si comprende come la magistratura non si sia accorta della gravità della questione, né il presidente della Repubblica, che non è colui che mette un timbro da bollo ma l’unico che può concedere la grazia e il primo custode della Costituzione.

Essere custodi significa prestare attenzione che non accada che il potere non solo abusi del potere, ma che abbia una corsia preferenziale per ottenere vie d’uscita. E vuol dire soprattutto difendere e attuare la Costituzione: allora, visto che difesa e attuazione della Costituzione sono tornati anche al centro dell’attenzione popolare, dal momento che ci troviamo nella fase, spero non solo retorica, di mea culpa istituzionale, sarebbe necessario che i custodi della Costituzione, a tutti i livelli dello Stato, si ricordino anche che esistono tanti altri articoli traditi, e che in particolare l’articolo 11 sancisce, in maniera netta e inequivocabile, che l’Italia ripudia la guerra, che è il contrario di quello che le istituzioni apicali del nostro Paese stanno facendo da diversi anni.

Fino a quando questione morale e attuazione della Costituzione non saranno la priorità della classe dirigente del Paese, sarà sempre l’abuso del potere a sembrare o a essere dominante.

Preferirei di NO

A cura di Paolo Frosina
Ogni martedì, fino al referendum, la newsletter del Fatto racconta le ragioni del NO.
Iscriviti alla newsletter
Preferirei di NO

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione