veneziaOra, dopo il grido di Adriano Celentano*, tutti sono contro le Grandi Navi. Il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni e il presidente del Veneto Luca Zaia si sono svegliati come la Bella Addormentata della favola, lasciando al tetro Paolo Costa, presidente dell’Autorità portuale, la parte del cattivo irriducibile.

Questa fuga di massa, però, non convince. Sono anni che Italia Nostra combatte contro l’irruzione in Laguna degli inquinantissimi e pericolosissimi condomini del mare, ed è del 2011 il bellissimo libretto di Silvio Testa E le chiamano Navi. Nessuno può aver ignorato, in questi ultimi anni, gli articoli di Salvatore Settis, Gian Antonio Stella, Alberto Vitucci (per non citare che qualche nome). E sono, poi, del giugno di quest’anno le tre giornate di mobilitazione “Par tera e par mar” promosse dall’informatissimo e combattivo Comitato No Grandi Navi – Laguna Bene Comune.

Perché dunque nessuno, finora, ha fatto nulla? Non certo per l’incrocio di competenze invocato da Orsoni. Perché, al contrario, le Grandi Navi sono perfettamente funzionali alla insostenibile monocultura turistica che ha espulso i veneziani e trasformato Venezia in un luna park. La monocultura che aliena i palazzi pubblici sul Canal Grande, devasta il Lido e ora vorrebbe costruire la Torre di Cardin contro i vincoli sul paesaggio. Orsoni e Zaia, fra loro indistinguibili, sono solo gli ultimi necrofori di Venezia. Non è certo da loro che c’è da aspettarsi un riscatto.

“La laguna rischia di morire”
(Adriano Celentano)
Sindaci, politici e mostri navali uccidono Venezia”: Adriano Celentano dalle pagine di questo giornale ha lanciato l’allarme per quanto accade in Laguna, lasciata in balia delle grandi navi da crociera. Il molleggiato si è scagliato contro i “responsabili dell’assassinio di Venezia”, per poi tuonare contro il presidente dell’Autorità portuale Costa e i silenzi dei ministri. Esiste un “decreto che proibisce ai porti di tutta Italia l’avvicinamento alle coste di una nave superiore alle 40mila tonnellate, ma a Venezia no”. “Altrimenti come fanno a distruggerla?”.

Foto Lapresse

Il Fatto Quotidiano, 10 agosto 2013