Ad oltre due mesi dalla morte di Antonio Manganelli, la polizia ha il suo nuovo capo: è Alessandro Pansa, nominato oggi durante la riunione del Consiglio dei Ministri su proposta del ministro Alfano. 62 anni, Pansa è un prefetto che proviene dalla polizia, dove è stato al Servizio centrale operativo assieme a Manganelli e a Gianni De Gennaro, e prima della nomina odierna era il capo  del Dipartimento affari territoriali del Viminale. Dopo settimane di impasse dovuta ai veti incrociati tra Pd e Pdl, il governo ha quindi trovato l’intesa sul nome dell’ex prefetto di Napoli. La scelta è stata tutt’altro che semplice e solo nelle ultime ore la situazione si è sbloccata, per gli ‘inviti’ arrivati dal Colle da un lato e per l’imminenza della festa della Repubblica dall’altro. 

Non è un caso che i sindacati, anche ieri, siano tornati a chiedere ad alta voce alla politica di superare la “logica delle appartenenze” ai rispettivi schieramenti. Quello di Pansa è un curriculum che non è inviso ai sindacati, che hanno sempre detto di voler un capo proveniente dai ranghi della Polizia di Stato, e neanche ai prefettizi, di cui Pansa fa parte ormai da anni. Il suo nome, dicono tra l’altro i bene informati, sarebbe apprezzato dal Quirinale, che a quanto pare avrebbe avuto un ruolo fondamentale per sbloccare la situazione, invitando il governo a uscire dallo stallo. Il ‘candidato’ del ministro dell’Interno Angelino Alfano e di buona parte del centrodestra, infatti, era il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, mentre quello del premier Enrico Letta e del Pd era il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli. I veti incrociati hanno tagliato fuori i due contendenti, lasciando la strada aperta a Pansa e all’attuale vicario, Alessandro Marangoni, il favorito della base. Proprio il non essere ‘politicamente’ targato di quest’ultimo, però, avrebbe giocato a suo sfavore e dunque domani Pansa dovrebbe essere nominato capo della Polizia, su proposta del ministro dell’Interno, come previsto dalla legge.