“La morte dell’imputato estingue il processo. Quindi vengono meno tutte le disposizioni della sentenza di primo grado, comprese quelle che si riferiscono alle parti civili”. Lo afferma Cesare Zaccone, il difensore del barone belga Louis De Cartier, deceduto oggi, che era stato condannato in primo grado a 16 anni di carcere per la strage dell’amianto provocata dallo stabilimento Eternit di Casale Monferrato, in provincia di Alessandria. Nel processo simbolo sulla morte di 2.191 persone uccise da tumori provocati dalla polvere d’amianto, in qualità di ex amministratore delegato del gruppo De Cartier era stato condannato anche a versare circa 80 milioni di euro di provvisionale alle parti civili (ma una quota era a carico di una delle società della galassia Eternit, la Etex). L’avvocato Zaccone ha comunque sempre sostenuto l’estraneità del suo assistito ai fatti contestati.

La notizia è arrivata mentre a Torino è in corso il processo d’appello, con sentenza prevista il 3 giugno. Insieme al barone belga, in primo grado era stato condannato alla stessa pena anche Stephan Schmidheiny, miliardario svizzero membro della famiglia proprietaria dello stabilimento di Casale. La lunga inchiesta era stata coordinata dal procuratore aggiunto Raffaele Guariniello. La morte di uno degli imputati ”è una notizia che ci colpisce ,anche perchè arriva a pochi giorni dalla sentenza”, commenta Bruno Pesce, coordinatore dell’Associazione dei familiari delle vittime dell’amianto. “Ma noi continueremo ad andare avanti. Non per accanimento, ma per dovere”.

Casale Monferrato, dove la multinazionale aveva lo stabilimento italiano più grande, conta oltre 1.800 morti per amianto. “E il numero – spiega Pesce – è destinato a salire ancora. Abbiamo cinquanta nuovi malati ogni anno”. La scomparsa di De Cartier apre una serie di interrogativi sulla sorte degli indennizzi alle parti civili. “I nostri legali, per adesso, ritengono che resteranno validi gli obblighi della società Etex, quella direttamente riconducibile a De Cartier, anche se forse sarà necessaria una causa civile. Si vedrà. Il nostro messaggio, comunque, è di tenere duro e di continuare su questa strada”.