La parola chiave è stata “cansinismo”, cioè portare allo sfinimento i dipendenti. Quelli di Bankia ovviamente, la banca spagnola nazionalizzata quasi un anno fa e salvata dal fondo salva-Stati dell’Eurozona, tramite il Frob (fondo spagnolo di ristrutturazione bancaria). Madrid si è svegliata con un Toque a Bankia, un esperimento di mobilitazione, convocato su Internet, con l’appoggio dei vari collettivi sociali, nati dal movimento degli indignados, come Gila (Gruppo di intervento) che ha dichiarato guerra al capitalismo.

Non è stata una manifestazione di piazza ma un flash mob pianificato: piccoli gruppi di persone hanno pensato di inscenare, in maniera pacifica, una protesta, occupando una ad una le succursali della banca più importante del Paese. Teatro, musica, reclami, richieste di informazioni per bloccare lo sportello, piccole donazioni a diverse Ong, tutte fatte coi centesimi, e ovviamente operazioni complesse. Il collettivo Hacktivistas ha perfino creato una App per smartphone per chiamare qualsiasi filiale del Paese e chiedere conto e ragione su prestiti e mutui. Insomma in poco più di tre ore migliaia di attivisti hanno portato al collasso decine di filiali, molte a Madrid, a colpi di “cansinismo”.

Il passaparola sui social ha fatto il resto: video e fotografie postate da ogni parte del Paese, tramite l’hashtag #tocandoBankia, trending topic per tutta la mattina, e una diretta minuto per minuto delle azioni di protesta sul sito tomalaplaza.net.

Vittime degli sfratti, delle participaciones preferentes (pacchetti azionari combinati dalla banca ad alto rischio) o semplicemente scontenti della situazione economica spagnola, centinaia di persone hanno paralizzato Bankia, tanto che molte delle 3 mila filiali dell’istituto di credito ad un certo punto hanno esposto fuori un cartello che informava i clienti della chiusura per problemi tecnici.

Secondo il collettivo Acampada Sol, a metà mattina a Madrid avevano già chiuso 21 filiali e diversi avvisi cominciavano a comparire anche negli uffici di Bankia di Barcellona, ma anche di Valencia, Ciudad Real, Toledo e Las Palmas. Un totale di circa 42 succursali chiuse e molte altre rallentate nel lavoro giornaliero. E mentre la pagina web di bankia.es rimaneva fuori servizio per due ore, toqueabankia.net registrava 42.800 visite uniche.

L’obiettivo è stato quello di manifestare contro la più importante entità finanziaria spagnola, colpevole di aver causato quasi l’80 per cento degli sfratti nel Paese. Ma anche di aver ricevuto 22, 5 miliardi di euro dal governo iberico per risanare un buco di bilancio da capogiro, scoperto subito dopo le dimissioni del presidente Rodrigo Rato, oggi sotto inchiesta. 

“Tutti soldi pubblici”, hanno detto gli attivisti che hanno chiesto a gran voce il blocco degli sfratti, l’uso per affitto sociale di tutti gli appartamenti vuoti di proprietà della banca, il recupero retroattivo dei soldi investiti nei pacchetti rischiosi e la fine della priorità sul pagamento del debito nel bilancio statale.

La nazionalizzazione del gruppo finanziario non ha infatti calmato gli animi né dei clienti né degli azionisti, che hanno già fatto sapere che l’azione del 9 maggio è stata solo il primo Toque, e che a breve verranno organizzate molte altre proteste. Il flash mob rientra nel #mayo2013, il programma di mobilitazione che il movimento del 15M sta preparando per celebrare il secondo anniversario degli indignados a Puerta del Sol. Uno dei momenti più importanti sarà infatti quello di domenica 12 maggio, quando gli spagnoli scenderanno in piazza per manifestare in oltre 20 città del Paese.