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Giuli sul licenziamento di Beatrice Venezi: “Atto insindacabile del sovrintendente, che condivido appieno”

Il ministro della Cultura torna a sostenere la decisione di Nicola Colabianchi sull'ormai ex direttrice musicale de La Fenice ma ne ribadisce la "autonomia e indipendenza"
Giuli sul licenziamento di Beatrice Venezi: “Atto insindacabile del sovrintendente, che condivido appieno”
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Una linea d’intenti comune, da un lato prendendo le distanze da una precisa volontà di allontanarla e dall’altra confermando che va bene così. A ventiquattr’ore dalla defenestrazione di Beatrice Venezi da direttrice musicale de La Fenice di Venezia, il governo conferma una sorta di proprio benestare volendo tuttavia sottolineare a più voci di non aver chiesto attivamente l’epurazione di uno dei volti culturali più amati dalla destra.

Dopo aver già spiegato domenica che la decisione è stata presa in “autonomia e indipendenza” dal sovrintendente Nicola Colabianchi e avergli confermato la “più completa fiducia”, lunedì, il ministro della Cultura Alessandro Giuli è tornato a ribadire la “libera e autonoma” decisione del numero uno della Fondazione Teatro La Fenice riguardo al licenziamento di Venezi: “Si tratta a tutti gli effetti di un atto insindacabile, pur condiviso appieno dal ministro, sul quale il governo non avrebbe potuto avere e in generale non intende avere alcuna facoltà di condizionamento”.

Frasi che arrivano dopo una nota di Palazzo Chigi con la quale la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in risposta a un articolo del Corriere della Sera, aveva definito “privo di ogni fondamento” il proprio “coinvolgimento” nell’allontanamento e un presunto “via libera” alla scelta di Colabianchi, che aveva voluto la nomina e l’aveva difesa pubblicamente fino all’ultimo. Poi la svolta nelle scorse ore.

Il motivo scatenante le “reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del Maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua Orchestra”. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è chiaramente l’intervista al quotidiano argentino La Nacion del 23 aprile in cui Venezi sosteneva che “i posti” nell’orchestra della Fenice “si passano praticamente di padre in figlio”. Una falsità acclarata, poi vi si è entra per concorso.

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