Fine della truffa. Bankia, che ha chiuso il 2012 con una perdita record di 19,2 miliardi di euro dopo aver ricevuto un maxi-salvataggio europeo, ha perso. Dovrà restituire 100mila euro a un correntista pensionato, che aveva comprato le  cosiddette participaciones preferentes, cioè pacchetti azionari combinati dalla banca ad alto rischio.

Lo ha scritto nero su bianco, in una sentenza di condanna in primo grado, il giudice di Leganés, piccolo comune alla porte di Madrid dove si contano 15mila vittime della nazionalizzata spagnola. Il magistrato ha giustificato il reintegro dei fondi investiti per mancanza di sufficiente informazione al momento della stipulazione del contratto, soprattutto tenendo in conto che il cliente è una persona pensionata, senza studi superiori.

La banca ha “l’obbligo” di informare il cliente “con dettagli sufficienti” sulle caratteristiche del prodotto finanziario che vuole acquistare. “Visto il carattere tecnico di questi contratti, solo degli investitori professionisti o delle persone con una elevata cultura finanziaria possono essere in grado di interpretarli in maniere adeguata”, si legge nel testo. Insomma, per il giudice la banca era tenuta a fornire maggiori spiegazioni sulle caratteristiche e soprattutto sui rischi concreti di questo prodotto.

Per la Spagna si tratta di una sentenza storica in merito alla polemica sulle partecipaciones preferentes, investimenti su cui indagano ancora diversi tribunali, per cui oggi è in corso anche una class action. La Commissione nazionale del mercato di valori spagnola (Cnmv) aveva riconosciuto l’esistenza di “problemi significativi” nella commercializzazione di questi pacchetti, perché potevano essere rivenduti dagli acquirenti solo dopo mille o 2mila anni. Ma i correntisti che li sottoscrivevano, spesso anziani e perfino disabili, non ne erano affatto consapevoli.

Una delle immagini più esacerbanti della crisi finanziaria iberica è stato un contratto firmato con un’impronta digitale, venduto a un analfabeta. Ne sa qualcosa Paco González, 61 anni, ex dipendente della Banca Bilbao Vizcaya Argentaria (Bbva). Oggi Paco scende in piazza con gli indignados e organizza flash mob davanti alle banche. Dall’interno del sistema, González ha sempre dubitato di queste operazioni finanziarie. E per spiegarne il motivo cita più di un caso. Come la vendita “caldamente consigliata” delle participaciones preferentes. Per non parlare dei prestiti gonfiati dalla speculazione edilizia: simili ai mutui subprime statunitensi. “Una presa in giro”, ha spiegato, anche se all’epoca anche lui non ne sapeva nulla.

Così nel bilancio della grande recessione iberica ognuno ha perso qualcosa. C’è chi è rimasto senza casa, chi senza lavoro, e poi c’è chi ha perso i propri soldi: gli istituti di credito non solo hanno mandato in tilt il mercato immobiliare, ma hanno venduto per anni questi prodotti ad alto rischio ai clienti, spesso raggirandoli. Prodotti ibridi, complessi che finivano in mano a persone che volevano solo conservare i propri risparmi.

Frattanto dei 10 miliardi in preferentes – Bankia ha circa 7 miliardi di questi prodotti ibridi, che dopo il taglio del valore fissato dal governo, si aggira a 4,8 miliardi di euro, mentre la banca Novagalicia e la Catalunya Caixa ne hanno rispettivamente 2 e 1,7 miliardi – ne rimarranno solo 2 miliardi, secondo il Frob, il Fondo di ristrutturazione bancaria, attraverso il quale lo Stato controlla gli istituti che hanno avuto accesso alla liquidità di Bruxelles per mettere a posto i conti interni.

La decisione, approvata nei giorni scorsi dal governo iberico, non ha fatto poi che accentuare il fiasco bancario spagnolo: gli azionisti potevano finalmente disfarsi di questi prodotti ibridi a cambio di semplici azioni di quegli stessi istituti di credito, ma con una riduzione del valore che oscilla tra il 10 e il 70 per cento. Così i 400 mila azionisti di Bankia hanno perso tutto o quasi: il valore delle loro azioni è caduto a 0.01 euro, mentre l’agenzia Standard and Poor’s tagliava il rating di Bankia di un gradino a BB- con prospettive negative.

Adesso però la sentenza di Leganés potrebbe cambiare le regole. E rappresentare una svolta. “È una sentenza esemplare che costituisce un valido precedente per migliaia di vittime”, ha spiegato Carlos Delgado, presidente della Confederazione dei gruppi politici indipendenti.