Nel decreto sviluppo licenziato dal governo Monti, c’è anche una patata bollente per la Calabria. Ovvero il via libera  al Rigassificatore di San Ferdinando, un colosso di oltre 47 ettari che vale 1 miliardo e 200 milioni di euro, in grado di riportare allo stato gassoso 12 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto ogni anno. L’articolo 38 del testo supera le prescrizioni del Consiglio superiore dei lavori pubblici che, per ben due volte, aveva bocciato l’opera proprio perché gli studi presentati risultano “incompleti e non definiti con l’estensione e gli approfondimenti necessari all’espressione di un compiuto parere sulla fattibilità dell’opera”. L’organo davvero “tecnico” della questione, infatti, ha evidenziato il fatto che il territorio in cui dovrà sorgere la mega struttura è una delle maggiori aree a rischio sismico del Paese. Esattamente come accadde per l’Ilva di Taranto il governo ha messo in piedi una norma ad aziendam, questa volta per agevolare la LNG MedGas, l’unica azienda accreditata in Italia a fare operazioni di questo tipo. Dietro la sigla LNG ci sono altre due società importanti: la Med Gas Italia e la Fin Gas che detiene il 70% delle azioni e che è composta da Iride e dalla Sorgenia della famiglia De Benedetti.

I sindaci del comprensorio sono sul piede di guerra, tanto che durante una riunione per discutere sulla questione, il primo cittadino di San Ferdinando, Domenico Madaffari, ha minacciato che non si recherà alle urne, per l’indifferenza che la politica ha dimostrato in merito all’argomento e nonostante, fino a poco tempo fa, avesse accolto a braccia aperte la candidata del suo partito, Rosy Bindi. Il comitato “San Ferdinando in movimento”, che da anni si batte contro la costruzione della struttura, spiega che “solo in Italia, e solo in questo momento di debolezza istituzionale con conseguente tracotanza dei poteri forti, accade che per superare le stringenti prescrizioni del Consiglio superiore dei lavori pubblici in materia di sicurezza di quell’impianto folle e inutile, qual è il Rigassificatore della Piana, non si obblighi l’azienda costruttrice alla revisione del progetto o, meglio ancora, ad abbandonare il campo con la coda tra le gambe, bensì si silenzi, in pieno stile montiano, l’unico organo davvero tecnico che finora, facendo anche le veci dell’ente regionale e di quelli strettamente locali, era riuscito a tutelarci”.

È impensabile, affermano gli oppositori del progetto, che di fronte ai due pareri negativi da parte del Consiglio superiore dei lavori pubblici, non esista una valutazione d’impatto ambientale, ma solo uno studio della stessa LNG in cui non si prevede la presenza del vicino inceneritore, oggi in via di raddoppio. E nonostante il centro abitato sorga a pochi passi e a soli 100 metri vi sia la scuola di San Ferdinando. Inoltre le condotte di questo mega impianto arriverebbero fino a mare. Sulla spiaggia, come da progetto, dovrebbe sorgere un ponte di attracco per le navi che, però, non darebbe fastidio dato che, come suggeriscono i sapienti “tecnici” (questa volta la commissione regionale), si tratta di un pontile di vernice metallizzata, praticamente “invisibile all’occhio nudo” se non in particolari ore del giorno, a seconda dell’intensità della luce del sole. Manca, invece, come previsto dall’articolo 7 del Codice dell’Ambiente, la valutazione ambientale strategica (VAS). Indispensabile in procedimenti di questo tipo e su cui si dibatte da anni.

Il decreto sviluppo nasconde anche la vera ratio dell’iniziativa: creare una hub di transito e smercio del gas. Un eccesso strutturale dal punto di vista dell’offerta dato che il gas prodotto sarebbe molto più di quello che serve e dunque dovrebbe essere necessariamente smistato verso il Nord Europa. Così che l’Italia, possa finalmente viaggiare su due piattaforme di gas. Scongiurando il rischio sismico che potrebbe avere conseguenze drammatiche.

In ultimo, giova ricordare che il responsabile del procedimento autorizzativo dell’impianto è stato Franco Canepa, a oggi ancora presidente della Olt Energy Toscana (di cui possiede il 29%), la società impegnata nella costruzione del rigassificatore offshore di Livorno. Oltre ad essere stato arrestato con l’accusa di corruzione e turbativa d’asta, nel 1997, è citato nell’operazione “mafia e appalti ter” della Procura di Palermo.