La filiale nigeriana di Royal Dutch Shell è stata giudicata responsabile da un tribunale olandese dell’inquinamento da fuoriuscite di petrolio ai danni di 47 stagni da allevamento ittico di un allevatore nigeriano. Non è una novità, Shell è stata ripetutamente accusata di danneggiare l’ ambiente. Poco più di una settimana fa il colosso petrolifero anglo-olandese si era aggiudicato il titolo di peggior impresa del 2012 – il cosiddetto premio della vergogna – a Davos, a margine del World Economic Forum, assegnato dalla sezione svizzera di Greenpeace.

Nel 2009, Shell aveva pagato 15,5 milioni dollari per porre fine ad una causa relativa all’esecuzione dello scrittore Ken Saro-Wiwa che si era opposto a Shell e alle sue operazioni nel delta del Niger. 

Shell sta affrontando anche un’altra azione legale mossa nel regno Unito da 11.000 membri della comunità di Bodo, i quali denunciano la fuoriuscita e il riversamento nell’ambiente di 500.000 barili di petrolio nel 2008. Secondo Reuters ci sono state 198 fuoriuscite di petrolio presso gli impianti Shell l’anno scorso nell’area in questione, che hanno disperso circa 26.000 barili di petrolio.

Un rapporto delle Nazioni Unite (Unep) del 2011 ha ritenuto la Shell responsabile di 50 anni di inquinamento da idrocarburi nella regione del delta del Niger, dove si ritiene necessaria la più grande bonifica da petrolio al mondo, che durerebbe 25 anni e costerebbe un miliardo di euro. Shell Nigeria estrae ogni giorno circa un milione di barili di petrolio ed il profitto annuale dalla sola Nigeria per lo scorso anno è stato di 31 miliardi di dollari netti.

Anche se l’industria non è più attiva nel delta del Niger, le fuoriuscite di petrolio continuano a verificarsi con allarmante regolarità e le comunità locali devono convivere quotidianamente con questo tipo di inquinamento.
Inoltre la zona registra un alto tasso di piovosità e qualsiasi ritardo nel ripulire una fuoriuscita di petrolio ne causa la dispersione in terreni agricoli e la distruzione di radici, colture e piante con cadenza quotidiana, senza calcolare l’alto rischio di incendi. I pesci tendono a lasciare le zone inquinate in cerca di acqua pulita, e quindi anche i pescatori devono spostarsi in aree meno contaminate.

In 41 siti esaminati dall’Unep, l’inquinamento da idrocarburi ha raggiunto le acque sotterranee. Il caso più grave di contaminazione è a Nisisioken Ogale, dove è stato osservato uno strato di petrolio raffinato di 8 cm che galleggia sulle acque sotterranee da cui attingono i pozzi della comunità. Gli abitanti bevono quindi acqua da pozzi contaminati da benzene, un noto cancerogeno, presente a livelli di oltre 900 volte al di sopra di quelli raccomandati dalla Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’aspettativa di vita media in Nigeria è meno di 50 anni – neanche a dire dunque che con lo sviluppo dell’industria sia migliorata la qualità della vita – quindi la maggior parte dei membri della comunità locale ha convissuto con l’inquinamento da idrocarburi per tutta la vita.