Qualcuno dei “vertici romani” del Pdl ha premuto su Roberto Formigoni perché Domenico Zambetti, poi arrestato per voto di scambio con la ‘ndrangheta, diventasse assessore. Mentre lui aveva forti perplessità sul personaggio, avendo sentito delle “voci” sul suo conto. Voci di cui avrebbe chiesto conto allo stesso Zambetti “per tre volte”, avendone in cambio “rassicurazioni”. E’ lo stesso Formigoni a raccontarlo, prima in un’intervista a radio Rtl e poi in una conferenza stampa a Palazzo Lombardia. Proprio l’arresto di Zambetti, ennesimo caso giudiziario che ha colpito la maggioranza di centrodestra, ha fatto precipitare la crisi tra Pdl e Lega e aperto la strada a elezioni regionali anticipate, che ormai Formigoni stesso, dopo un primo tentativo di arroccamento, sembra dare per scontate. 

“Di fronte alla necessità di formare una giunta nel 2010, che fosse irreprensibile sotto ogni punto di vista morale”, ha affermato il presidente nell’intervista radiofonica, “ho chiesto ai miei futuri assessori la massima lealtà e mi dispiace che Zambetti in quell’anno e nei due successivi abbia giurato e spergiurato che tutto andava bene, mentre al contrario di quanto garantiva, comprava voti alla ‘ndrangheta”. Formigoni ha ribadito quanto aveva dichiarato il giorno dell’arresto, cioè che non lo avrebbe voluto in giunta per le “voci” che gli erano pervenute sul suo conto. Ma, ha rivelato oggi, “si è mosso all’interno del partito e da Roma a suo sostegno arrivava una pressione fortissima che garantiva la sanità morale di Zambetti. Sono sconcertato e addolorato, questa persona ha tradito me, voi, la fiducia del partito e cosa gravissima, ha tradito la fiducia del cittadino lombardo”.

Chi è il misterioso dirigente che ha garantito e insistito per l’ingresso di Zambetti in giunta? Formigoni non lo dice. “Sarebbe bene che il presidente chiarisse con dovizia di particolari perché e da chi gli furono fornite tali rassicurazioni sul conto di Zambetti, oggi coinvolto da pesantissime accuse di legami con la ‘ndrangheta”, gli chiede Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza del Pd. “Le dichiarazioni di oggi di Roberto Formigoni non possono rimanere senza ulteriori spiegazioni”.

Intanto il governatore tira dritto per la sua strada: “Chiederò alla Lega di indicarmi i suoi assessori, rimango fermo al patto di giovedì”, ha detto riferendosi all’incontro tra lui, Angelino Alfano e Roberto Maroni nella sede del Pdl a Roma. Il governatore, poi, ha annunciato: “Intendo in pochi giorni dare vita a una nuova giunta, sono tenuto a farlo”, perché “la giunta attuale si è dimessa”. Inoltre “chiederò al Consiglio Regionale di cambiare la legge elettorale in tempi rapidissimi, se non lo fa è tutto finito”. 

Del resto il caso Zambetti porta la Regione Lombardia verso le urne (la scadenza naturale della legislatura è il 2015). Una nuova legge elettorale, eliminazione del listino bloccato, poi subito il voto è la linea del CEleste. Che non pronuncia mai la parola “dimissioni“, ma ormai dà per scontata la fine di questa esperienza amministrativa. Soprattutto dopo la giornata di ieri, caratterizzata dall’ennesimo scambio polemico con gli alleati leghisti e dall’esortazione a “fissare una data” per le urne arrivato dal segretario del Pdl Angelino Alfano. E’ stato lo stesso Formigoni a illustrare la possibile tempistica per le urne. Se la Lega Nord non cambia idea, in Lombardia si potrebbe andare a votare entro “45-90 giorni“.

Il presidente accusa il Carroccio di essere “ribaltonista” e rinnova l’ultimatum lanciato ieri: se entro stasera la Lega non cambia posizione, si va al voto. Tutto, aveva spiegato il presidente in un’intervista al Corriere della Sera, “dipende dalla risposta che avrò dalla Lega nelle prossime 24 ore”. Se la Lega non cambierà idea, “do pochi giorni di tempo – prosegue il governatore – al consiglio regionale perché elimini il privilegio del listino bloccato, come chiedo a voce e per iscritto da molti mesi. Come secondo atto amministrativo voglio vedere cosa succede sulla chiusura del bilancio. Poi si va al voto. Perché sei mesi di campagna elettorale per la Lombardia sono un fatto demenziale. Mi assumo la responsabilità di mettere fine a questa agonia che comporterebbe blocchi, polemiche, intralci di ogni genere”.

Formigoni ha voluto invece sottolineare la sintonia con i vertici del suo partito, dopo che l’invito di Alfano a evitare “l’accanimento terapeutico” sulla giunta lombarda era stato letto come un modo per abbandonare il “Celeste” al suo destino: “Qualcuno nel Pdl ha il mal di pancia? Non i massimi dirigenti di partito e non Formigoni. Il segretario Alfano ha chiarito che aveva concordato con me il passaggio”.

E l’opposizione? “Certamente non termino il mandato per sua volontà”, ha chiarito, aggiungendo di non temere per nulla la manifestazione organizzata per questa sera sotto la Regione dal centrosinistra. “Giovedì scorso – ha aggiunto – a un’analoga manifestazione hanno riunito poche decine di persone, stasera potranno essere migliaia ma non cambia la sostanza dei fatti. L’opposizione da 12 mesi chiede le mie dimissioni come un disco rotto ma certamente non termino il mio mandato per volontà loro”.