Si tratta della “solita Lega dei ribaltoni”, che ha mostrato “la sua anima inaffidabile”. Per il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, travolto dagli scandali del Pirellone, “se entro oggi non cambiano la loro posizione, mi assumo il compito istituzionale, che mi compete, di limitare al minimo la campagna elettorale e andare al voto al più presto”. Il ‘Celeste’, in un’intervista al Corriere della Sera, ribadisce la sua posizione: “sei mesi di campagna elettorale per la Lombardia sono un fatto demenziale”, dice, e si “assume la responsabilità di mettere fine a questa agonia che comporterebbe blocchi, polemiche, intralci di ogni genere”. 

Formigoni era convinto di avere l’appoggio di tutto il suo partito. E invece il segretario del Pdl Angelino Alfano ieri ha preso le distanze dal governatore perché “se la Lega dovesse mantenere questa posizione – ha detto, riferendosi alla scelta del Consiglio federale per l’election day -, è chiaro che la responsabilità della scelta della data delle elezioni è del presidente Formigoni. Noi siamo contrari all’accanimento terapeutico. Formigoni deve scegliere la data delle elezioni per il bene della Lombardia, non dei partiti”. Una data che, però, per Formigoni è appesa alla “chiarezza” che vorrà fare il Carroccio.

“Se Maroni non chiarisce – ha detto il ‘Celeste’  in un’intervista su Canale 5 per ‘Domenica Live’-, domani inizio le procedure per il voto”. Il governatore è contrario all’ipotesi di election day perché fare una campagna elettorale in Regione mentre già l’Italia sta andando verso le elezioni “sarebbe un gravissimo errore e un gravissimo danno”. Per questa ragione, ha aggiunto, “non accetto l’idea di un sostegno a tempo” per un voto ad aprile. Se la Lega vuole “togliere l’appoggio alla giunta”, ha proseguito, “si va a votare il più presto possibile. Non possono tenere la Regione in agonia”.  E anche alla prossima tornata elettorale assicura che “sarà in campo”, ma “in una posizione che devo determinare”.

Sostiene però la necessità di “cancellare il privilegio del listino, poi subito al voto”, lo stesso in cui è stata eletta Nicole Minetti, senza dimenticare le inchieste che lo hanno coinvolto. “La magistratura – ha scritto il governatore su Twitter – sta facendo il suo mestiere: saranno i giudici a definire se uno è colpevole o no. Su di me sono state scritte tonnellate di falsità. Pagheranno i danni, diventerò milionario e darò tutto in beneficenza. Non ho ricevuto alcun vantaggio da Daccò e Daccò non ha ricevuto alcun vantaggio da me”. Per parte sua Maroni su Facebook lancia la proposta delle primarie per scegliere il candidato alla Regione, a conferma che la linea della Lega sul voto non cambia. ”Sabato e domenica – ha scritto il segretario del Carroccio – tutti ai bianchi gazebo della libertà, per firmare le nostre leggi popolari e per fare le primarie sul candidato a governatore della Lombardia. Prima il Nord, prima la Lega”.

Nel corso dell’intervista su Canale 5, il governatore della Lombardia ha difeso il suo operato, ricordando che la Lombardia è la Regione “migliore” per quanto riguarda la sanità. E ha smentito che in questo Comunione e Liberazione abbia un ruolo privilegiato. “Cl o la Compagnia delle Opere non possiedono nessuna struttura sanitaria in Lombardia. Su 61 posizioni apicali nella sanità decise dalla giunta della Regione – ha aggiunto – soltanto quattro sono gli iscritti alla scuola di comunità di Comunione e Liberazione. La mia bussola è sempre stata scegliere uomini e donne di qualità”. 

Intanto, fuori dal dibattito di Palazzo, Formigoni si trova a fronteggiare dure contestazioni, come quella subita l’altra sera a Lecco (sopra i video) – con tanto di spintonamento – fuori dalla sala Don Ticozzi, dove presentava il suo libro “Il buon governo” in una serata organizzata dal Pdl dal titolo “Una buona politica è possibile”.