Dopo 17 anni i Punti Verdi Qualità rischiano il flop. Nel migliore dei casi. Perché su questo enorme progetto che a Roma è stato sostenuto con grande dispendio di risorse (economiche) ora indagano sia i magistrati della Procura (tempo fa sono stati arrestati alcuni funzionari) sia quelli della Corte dei Conti che ora dovranno valutare un eventuale danno erariale. I Punti Verde Qualità, come già raccontato dal Fattoquotidiano.it, sono concessioni gratuite del Campidoglio ad imprese private di immense aree verdi per 33 anni, per la progettazione e realizzazione di attività commerciali, con garanzia fideiussoria del Campidoglio per complessivi 600 milioni di euro. La loro storia inizia nel 1995 (amministrazione Rutelli) ed è proseguita fino ad ora con una gestione analoga sia delle amministrazioni di centrosinistra come quelle di centrodestra che, negli anni, hanno aumentato le garanzie fideiussorie a favore delle imprese concessionarie fino ad arrivare a ben 600 milioni di euro.

Una gestione disinvolta delle finanze pubbliche che, leggendo anche le stesse carte del Campidoglio, sembra sempre più incomprensibile. Nel 2005, per esempio, il consiglio comunale, con Veltroni sindaco, si rese conto di rischiare il tracollo finanziario con i Punti Verde Qualità e così venne approvata all’unanimità una mozione presentata da alcuni consiglieri, nella quale si misero nero su bianco i rischi ai quali si andava incontro: “L’innovatività, anche sul piano nazionale, delle procedure previste dall’intero piano dei Punti Verde Qualità e degli impianti sportivi e la sua complessità dal punto di vista amministrativo, urbanistico e, non da ultimo, finanziario hanno creato difficoltà agli istituti di credito” si legge nella mozione. Tutto questo, così, ha creato “ostacoli ai concessionari che, in alcuni casi, si sono trovati nell’impossibilità di far fronte agli impegni assunti per problemi legati alla liquidità finanziaria e alle garanzie per le anticipazioni finanziarie”.

A quel tempo la garanzia fideiussoria del Comune di Roma per l’accesso al credito delle imprese concessionarie dei Pvq ammontava a 200 milioni di euro. Ma l’amministrazione capitolina dopo circa un anno e mezzo deliberò, sempre all’unanimità, il rilascio di ulteriori fideiussioni alle imprese concessionarie per un ammontare complessivo di ulteriori 180 milioni di euro: raddoppiando il rischio paventato nella mozione approvata nel 2005. Per completare l’opera, nel 2009, il consiglio comunale, stavolta a maggioranza centrodestra e con Alemanno sindaco, ha deliberato di incrementare di 220 milioni di euro il valore complessivo del plafond dei finanziamenti assistibili da garanzia fideiussoria comunale.

Ad oggi l’amministrazione capitolina pertanto è esposta per 600 milioni di euro e nel 2011 il Campidoglio, quindi i romani, ha già dovuto sborsare 11 milioni di euro per mutui inevasi: il consiglio comunale nel 2005, insomma, aveva visto lungo, ma invece di risolvere la situazione l’ha peggiorata ulteriormente triplicando il rischio finanziario. Rischi finanziari che aumentano anche a seguito di alcuni cantieri bloccati, conseguenza dell’inchiesta penale che si sta allargando a macchia d’olio (negli ultimi giorni è emerso che risultano indagati altri tre funzionari del Comune) affiancata ora anche dall’inchiesta della Corte dei Conti.

“Decisioni inspiegabili, al limite della schizofrenia – commenta Federico Siracusa, vicepresidente del Consiglio del dodicesimo municipio, che da tempo si batte sulla questione – Tra l’altro in quella mozione, si indica una soluzione a dir poco folle, prevedendo un impegno della Giunta del Comune di Roma a consentire di costituire, a favore dei singoli concessionari dei Pvq, i diritti di superficie: praticamente l’amministrazione voleva regalare i terreni in questione alle imprese concessionarie. Un paio di mesi fa un consigliere comunale del Pd, Giulio Pelonzi, ha rilanciato questa idea sconsiderata, proponendo di estendere la concessione fino a 99 anni”. 

Un’operazione molto rischiosa per l’amministrazione capitolina, quella di concedere gratis per 33 anni i terreni dove far costruire le imprese e garantirgli anche il credito con le banche. Una convenzione-concessione che però è diventata sbilanciata con gli anni. Quando partirono i Pvq nel 1995, con Rutelli, il Consiglio Comunale inserì nella delibera l’obbligo, da parte delle aziende concessionarie, di fideiussione a favore del Comune. Non solo, ma “ad opere ultimate il 20% della garanzia, come sopra presentata, sarà mantenuto quale garanzia per gli oneri relativi alla manutenzione ordinaria e straordinaria dell’area e per la riconsegna in perfetto stato di conservazione di tutto quanto realizzato dalla Concessionaria” prosegue il verbale di deliberazione. “Una sorta di garanzia finanziaria per far si che le imprese facessero tutto a regola d’arte, visto che il Comune di Roma gli aveva concesso gratis il terreno: un accordo bilanciato e ragionevole – spiega Siracusa – che ora invece è totalmente a favore delle imprese ed i rischi sono tutti a carico del Comune, cioè dei cittadini romani”. Un progetto equilibrato e potenzialmente utile ai cittadini romani si è trasformato in una bomba ad orologeria pronta ad esplodere dentro il bilancio comunale. Che ha già un passivo di 12,5 miliardi euro.