Macao ci riprova. Dopo l’occupazione della torre Galfa e di Palazzo Citterio, i ‘lavoratori dell’arte’ sono entrati in uno stabile di proprietà comunale: il seminatoio di via Eginardo 15, un ex vivaio nel cuore della vecchia fiera di Milano. L’azione è avvenuta poco dopo le 13, e non si è ancora conclusa: da lì il corteo si è spostato al teatro Derby, storico palcoscenico del cabaret meneghino, chiuso ormai da un anno. Ma non era questa la sistemazione definitiva scelta dai membri del collettivo che si sono fermati all’ex macello di via Molise .

La mobilitazione era iniziata questa mattina: i ragazzi si sono ritrovati davanti a diversi edifici abbandonati della città. Alcuni sono partiti proprio sotto la torre di via Galvani, dove Macao è iniziato, mentre il ritrovo più affollato è stato quello del teatro Lirico: una sessantina di persone, con al seguito alcuni membri delle forze dell’ordine. Presenti anche alcuni membri del teatro Valle Occupato di Roma. La destinazione finale era segreta per quasi tutti i membri del gruppo: “Il coordinamento ci ha chiamato per andare in un’altra zona. Sarà come una specie di caccia al tesoro”, dice un attivista.

Nell’ex vivaio ci sono però altri ‘occupanti’: una quindicina di persone di origine nordafricana, ignare dell’arrivo di Macao, e che da tempo hanno trasformato quel luogo nella loro casa. Per questo entrambi i gruppi si sono riuniti in assemblea per tutto il pomeriggio: tra i  ‘lavoratori dell’arte’ c’è chi consiglia di cambiare sede. A questo si somma il problema sicurezza: sulle strutture interne sono ben visibili lastre di amianto. A prevalere è la scelta di andarsene.


Immagini di Elisa e Fabrizio Giardina Papa

Dopo lo sgombero del 22 maggio scorso dalla zona Brera, i membri del Collettivo si erano organizzati in diversi ‘tavoli di lavoro’, con incontri settimanali in vari punti della città. Un’attività continua, ma in sordina rispetto alle azioni delle settimane precedenti. “Macao in queste settimane ha convogliato lavoratrici e lavoratori dell’arte e della cultura che rappresentano uno dei settori trainanti dell’economia cittadina – sostengono gli occupanti – Abbiamo bisogno di uno spazio in cui possa esprimere la sinergia tra linguaggi artistici, nuove forme di autogoverno e tempi di vita liberati”.