La ricercatrice e la figlia, la giovane assegnista, l’ex studente e i due istruttori: chi sono i 5 italiani morti alle Maldive
Erano tutti grandi appassionati di mare e immersioni. Molti ne avevano fatto una professione. A iniziare da Monica Montefalcone, 51 anni, docente in Ecologia all’università di Genova. Con lei c’era anche la figlia, Giorgia Sommacal, 23 anni, studentessa della stessa università. E ancora Muriel Oddenino di Poirino, ricercatrice dell’ateneo genovese e originaria del Torinese. Insieme alle tre donne c’erano gli istruttori subacquei Gianluca Benedetti di Padova e Federico Gualtieri di Omegna, che si era laureato pochi mesi con una tesi seguita proprio da Montefalcone. Si era immersi nell’atollo di Vaavu, alle Maldive, per esplorare una grotta a circa 50 metri di profondità. Ma non sono riusciti a risalire per cause ancora da accertare.
Montefalcone era la più esperta del gruppo. Professoressa associata in Ecologia all’Università di Genova, volto noto anche in tv, ricercatrice e studiosa dell’ambiente marino, la docente – che aveva quattro corsi di riferimento – lavorava presso il Distav, Dipartimento di Scienze della Terra, ed era nota per il suo grande amore per il mare e per essere responsabile di alcuni importanti progetti in ambito marino quali Talassa, GhostNet e MER “A16-A18”. Aveva 51 anni.
Con lei c’era la figlia Giorgia Sommacal, che avrebbe compiuto 23 anni tra pochi giorni e condivideva la passione per le immersioni con la mamma. Anche Oddenino, 31enne di Poirino, era una ricercatrice all’ateneo genovese, mentre Benedetti e Gualtieri erano istruttori subacquei. Il primo era il capobarca: originario di Padova, dopo una lunga esperienza nel mondo delle banche e della finanza, aveva deciso di esplorare nuove strade e di trasformare la subacquea, passione di lunga data ed impegno lavorativo già svolto da molti anni part-time in Italia, in un’attività a tempo pieno. Gualtieri, 31 anni, era stato uno studente di Montefalcone, con la quale si era laureato a marzo scorso in Biologia ed Ecologia Marina.
Le attività di ricerca
Per le autorità locali si è trattato del peggior incidente subacqueo singolo nella Repubblica delle Maldive, composta da 1.192 minuscole isole coralline sparse per circa 800 chilometri attraverso l’equatore nell’Oceano Indiano. Lo stesso recupero dei corpi, finora ne è stato rinvenuto solo uno, è considerato un’operazione ad alto rischio anche per le condizioni meteo avverse: per questo motivo per tutta la giornata era stato emesso un allarme giallo per imbarcazioni passeggeri e pescatori. Nonostante ciò le attività dei sommozzatori della forza di difesa nazionale maldiviana proseguono da ore, anche di notte, e si ritiene che anche gli altri quattro subacquei si trovino all’interno della stessa grotta, che si estende fino a una profondità di circa sessanta metri e probabilmente lunga 260.
Ad impedire la risalita delle vittime potrebbe essere stato un problema alla miscela di ossigeno nella bombola, le condizioni meteo, delle improvvise correnti ascensionali o la perdita di orientamento in un anfratto della grotta. Ma per ora si tratta solo di ipotesi lanciate dagli esperti ed è ancora presto quindi per stabilire con esattezza le cause dell’incidente. I media maldiviani precisano che le immersioni ricreative nel Paese sono consentite fino a una profondità massima di trenta metri.
L’immersione
Quell’immersione, in località Alimathaa, era quasi sicuramente legata ad una visita turistico scientifica alla riscoperta della meraviglie della flora e della fauna subacquea delle grotte dell’atollo di Vaavu, come quelle promosse dall’agenzia Albatros Top Boat, nella quale erano coinvolti almeno sia Montefalcone che Benedetti, che era top operation manager della società. La docente dell’ateneo di Genova, definita dai suoi colleghi un’esperta di livello internazionale, era stata anche in passato responsabile della campagna di monitoraggio delle Maldive e nei giorni precedenti era stata impegnata ad Alimathaa anche nell’ambito di programmi di ricerca universitari.
I cinque erano partiti per la missione a bordo del lussuoso yacht ‘Duke of York’, un panfilo di proprietà della ‘Luxury Yacht Maldives’ con sede a Malè, la capitale dello stato insulare, ma con una filiale a Verbania, in Piemonte. La nave, costruita nel 2010, è adibita al trasporto presso località ben definite delle Maldive, luoghi scelti proprio per i turisti a cui piacciono esperienze estreme come le immersioni subacquee, per una quota di poco più di duemila euro a crociera della durata di una settimana. A disposizione dell’equipaggio dello yacht, per le immersioni – secondo quanto spiega il sito dell’azienda – ci sarebbe anche il nitrox, una miscela respiratoria per immersioni subacquee composta da azoto e ossigeno, e una piccola imbarcazione utilizzata per avvicinarsi in superficie ai punti delle esplorazioni.
Non è ancora chiaro quante persone fossero rimaste a bordo della Duke of York e forse proprio una di loro potrebbe aver lanciato l’allarme non vedendo tornare i sub. Di certo con Montefalcone e sua figlia c’era anche il 31enne piemontese Federico Gualtieri, che si era laureato a marzo scorso all’università di Genova con quella stessa docente. Che aveva ringraziato nella sua tesi: “Da quando l’ho conosciuta è sempre stata la mia guida, incentivandomi a seguire i miei sogni e le mie passioni, anche se la strada da percorrere sarebbe stata lunga o difficile”. C’era poi il capobarca Gianluca Benedetti, padovano, che dopo una lunga esperienza nella finanza, aveva deciso di “esplorare nuove strade e di trasformare la subacquea, passione di lunga data” in un’attività a tempo pieno. E poi Muriel Oddenino, di 31 anni, di Poirino, ricercatrice che nel capoluogo ligure era assegnista di ricerca del dipartimento delle Scienza della terra, dell’ambiente e della vita. “La tragedia delle Maldive che ha strappato la vita a cinque nostri connazionali in vacanza, mi rattrista profondamente” ha detto il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, rivolgendo un pensiero ai parenti delle vittime.