Primo bilaterale Trump-Xi in Cina. Il capo di Pechino avverte: “Se agite male su Taiwan rischiamo il conflitto”. Il tycoon: “Sei un grande leader”
La parata militare e i bambini che mostravano fiori a simboleggiare i due Paesi potevano far pensare a un bilaterale disteso, un avvicinamento tra Cina e Stati Uniti. Ma se Donald Trump è arrivato a Pechino con l’intento di rabbonire l’omologo cinese esaltandone pubblicamente le doti di leader, Xi Jinping aveva in serbo per lui un avvertimento chiaro: “Potremmo scontrarci se interferite sulla questione di Taiwan“.
Diversi i temi al centro dei colloqui, dalla guerra in Medio Oriente, al conflitto in Ucraina e le questioni relative alla penisola coreana, secondo quanto riferito dal governo cinese. Ma non solo. Ovviamente si è parlato anche del commercio, con il tentativo delle parti di trovare un’intesa che non scateni una nuova guerra dei dazi già lanciata da Trump e poi rivelatasi un fallimento. E ovviamente la questione di Taiwan, nervo scoperto del Partito Comunista che ad ogni occasione ribadisce che le interferenze esterne sono considerate una linea rossa da non varcare. Gli Stati Uniti e la Cina “dovrebbero essere partner, non rivali”, ha esordito il leader cinese avvertendo poi il presidente statunitense che Stati Uniti e Cina potrebbero “entrare in conflitto” se la questione di Taiwan venisse gestita in modo errato: “La questione di Taiwan è il tema più importante nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti, se gestita correttamente, le relazioni tra i due Paesi possono mantenere una stabilità generale, se non gestita correttamente i due Paesi potrebbero scontrarsi o addirittura entrare in conflitto, spingendo l’intero rapporto sino-americano in una situazione molto pericolosa“. E ha poi usato l’esempio della Trappola di Tucidide per descrivere i rapporti tra le due potenze: “La domanda ora è se la Cina e gli Stati Uniti riusciranno a superare la cosiddetta Trappola di Tucidide e a inaugurare un nuovo paradigma nelle relazioni tra grandi potenze”. Nessun commento pubblico da parte del tycoon che ha evitato il tema spinoso, mentre da Taipei si sono affrettati a ribadire che Washington ha garantito pieno appoggio alle istanze dell’Isola: “La parte statunitense ha ripetutamente ribadito il proprio chiaro e fermo sostegno a Taiwan”, ha dichiarato ai giornalisti la portavoce del governo, Michelle Lee.
Il clima è apparso invece più disteso quando il presidente cinese ha allargato il discorso a tematiche più generali e alle prospettive future dei rapporti tra Cina e Stati Uniti: si aspetta che il 2026 sia un “anno storico e di svolta” che aprirà un nuovo capitolo nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti e ha poi sottolineando che i due Paesi hanno più interessi comuni che divergenze. Ribadendo il concetto a lui caro che i conflitti non fanno bene agli affari di nessun Paese: una relazione bilaterale stabile è un bene per il mondo, ha aggiunto. I legami economici, ha chiarito, sono reciprocamente vantaggiosi: “Ieri, i nostri team economici e commerciali hanno raggiunto risultati nel complesso equilibrati e positivi. Si tratta di una buona notizia per i cittadini dei due Paesi e per il mondo – ha concluso – Laddove esistono disaccordi e attriti, la consultazione su un piano di parità è l’unica scelta giusta”.
Il presidente americano aveva optato invece per un approccio meno diretto, più concentrato a mostrare la propria ammirazione nei confronti dell’omologo che a entrare nel merito delle questioni. Dopo gli onori di casa della Presidenza cinese e la presentazione della folta delegazione americana, della quale fanno parte, tra gli altri, il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario alla Guerra, Pete Hegseth e i Ceo della Silicon Valley, incluso Elon Musk, Trump ha esordito dicendo a Xi Jinping che l’incontro è “un onore come pochi altri che abbia mai avuto” e che “avremo un futuro fantastico insieme”, esaltando poi il “fantastico rapporto” con questo “grande leader“. A qualcuno, ha detto, non piace quando lo definisce così, ma “lo dico a tutti. Lei è un grande leader. A volte alla gente non piace che lo dica, ma lo dico comunque, perché è vero”.