Il no di Papa Leone al riarmo Ue in nome della Costituzione: “Non si chiami ‘difesa’, impoverisce educazione e salute”
Un intervento deciso contro il riarmo europeo, pur se non lo nomina direttamente e invocando l’articolo 11 della Costituzione italiana. Papa Leone XIV non è nuovo ad appelli per la pace, ne ha fatto anzi il carattere distintivo del suo papato fin dal discorso iniziale. Ma il modo in cui ne ha parlato alla Sapienza di Roma – ritorno di un papa all’università romana dopo le polemiche per la visita annullata di papa Ratzinger nel 2008 – è stato molto più diretto, preciso, quasi politico.
Parlando alla platea composta da docenti, personale amministrativo e, ovviamente, molti studenti, Prevost ha fatto riferimento al “malessere giovanile” domandando: “‘Che mondo stiamo lasciando?’. Un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra” un “inquinamento della ragione, che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale”. E qui il primo riferimento concreto ed effettivamente operante, quello del diritto: “Il dramma del Novecento – ha detto papa Leone XIV – non va dimenticato. Il grido ‘mai più la guerra!’ dei miei Predecessori, così consonante al ripudio della guerra sancito nella Costituzione Italiana, ci sprona a un’alleanza spirituale con il senso di giustizia che abita il cuore dei giovani, con la loro vocazione a non chiudersi tra ideologie e confini nazionali”. Il riferimento all’articolo 11 è netto, affilato, e costituisce un richiamo che rende la nostra Carta una bussola chiarissima per orientare la stessa politica internazionale. Alle forze che non smettono di richiamare le “radici cristiane” dell’Europa, ascoltare le parole del Pontefice farebbe un gran bene.
Ma è subito dopo che Prevost entra direttamente nel tema oggi decisivo per il futuro dell’Unione europea. Lo fa specificando che “nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme“. Si tratta di un processo che è stato etichettato come RearmEu, riarmo europeo come unica strategia per reggere allo strapotere statunitense ma anche per rifinanziare un’industria in affanno. Ed è stato agganciato a una narrazione in cui è centrale la necessità di difesa europea rispetto alle nuove minacce internazionali. Ma, sottolinea il papa, “non si chiami ‘difesa‘ un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”. Il riarmo viene confinato a una scelta deleteria e pericolosa anche per la tenuta sociale europea. Mentre, continua Leone XIV, sarebbero necessari altri interventi, altre priorità, come “vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti”. Al Pontefice non sfugge che quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran “descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento”. E visto che sta parlando a una platea universitaria, chiede che “lo studio, la ricerca, gli investimenti vadano nella direzione opposta: siano un radicale “sì” alla vita! Sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia“. Si tocca quanto da tempo vanno denunciando studenti e docenti, ad esempio quelli riuniti nel Manifesto dei lavoratori e delle lavoratrici delle Università, che coinvolge anche personale amministrativo, studenti e lavoratori esternalizzati, e che chiede “un’università adeguatamente finanziata, senza precarietà e libera dalla produzione bellica“. Le parole del papa rendono ancora più forte questo tipo di denuncia e tutti i programmi, dai Master ai progetti di ricerca, che vedono coinvolte le grandi industrie belliche italiane.
Papa Leone XIV aveva comunque fatto un altro riferimento al clima di guerra, a proposito del diritto allo studio dicendo di “apprezzare molto che la Diocesi di Roma e la Sapienza abbiano firmato una convenzione per l’apertura di un corridoio umanitario universitario dalla striscia di Gaza“. Un altro impegno messo in primo piano è stato quello ecologico con un richiamo esplicito a papa Francesco e alla sua enciclica Laudato si’: “Esiste un consenso scientifico molto consistente che indica che siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico”. Da quella enciclica è trascorso oltre un decennio e, “al di là dei buoni propositi e di alcuni sforzi orientati in tale direzione, la situazione non sembra essere migliorata”. E allora la speranza è nei giovani, capaci di trasformare “l’inquietudine in profezia“. “C’è bisogno di tutta la vostra intelligenza e audacia” per passare “dall’ermeneutica all’azione: così poco considerati da una società con sempre meno figli, testimoniate che l’umanità è capace di futuro, quando lo costruisce con sapienza”. E con un insegnamento che non è solo adesione tecnico-produttivo, ma “un proficuo contatto con le menti e i cuori dei giovani”.
“Insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata” è il messaggio del papa e quindi “il sapere non serve solo a raggiungere scopi lavorativi, ma a discernere chi si è” ha detto il papa in una visita che è stata senza dubbio un successo e che probabilmente segna ancora una nuova fase di questo pontificato.