“Ci sono pericoli, vigileremo. Ma la situazione non è quella di tanti anni fa, del 1947 o del 1992”. A dirlo il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al termine di una visita a Portella della Ginestra, a Piana degli Albanesi (Palermo) dove il primo maggio del 1947 avvenne la strage di braccianti che provocò 11 morti. “Ci auguriamo – ha aggiunto il Capo dello Stato – che non si debba mai più riaprire la stagione degli omicidi e della violenza stragista”. Napolitano ha visitato Portella dopo aver partecipato, in prima fila, ai funerali di Stato di Placido Rizzotto, il sindacalista ucciso dalla mafia nel 1948, le cui spoglie sono state trovate nel 2009 e poi riconosciute attraverso l’esame del dna.

Quello che può aiutare, sostiene Napolitano, è il fatto che “c’è una coscienza più unita tra anziani e giovani”. Il presidente, parlando ai tanti giovani riuniti sul luogo dell’eccidio, ha ricordato come la “violenza stragista ha colpito gli obiettivi più alti. E’ giusto ritornare a Portella, questo è il punto di partenza, lo è anche la terra di Corleone e di Placido Rizzotto“.

I funerali di Rizzotto. Alle esequie di Stato, decise dal governo due mesi fa su proposta del presidente del Consiglio Mario Monti dopo un appello di molte personalità politiche e della società civile, hanno partecipato rappresentanti del governo oltre che delle istituzioni locali e della Cgil. 

Napolitano ha deposto una corona fiori davanti al busto bronzeo di Rizzotto, nella piazza antistante la chiesa di San Martino e poi ha consegnato alla sorella del sindacalista, Giuseppa Rizzotto di 81 anni, la medaglia d’oro al merito civile alla memoria del sindacalista ucciso dalla mafia e poi gettato in una fossa comune a Rocca Busambra.

“La mafia finirà”. Napolitano, parlando con i giornalisti all’uscita dalla chiesa di Corleone, ha ribadito: “Non abbiamo mai pensato che la mafia fosse finita, ma pensiamo che finirà”. ”I sacrifici hanno dato i loro frutti – ha aggiunto – c’è molto di nuovo in Sicilia, c’è molto di nuovo nelle coscienze della gente siciliana e in particolare dei giovani siciliani. E’ un elemento di forza per tutto il Paese”. E in questo processo “c’è sempre bisogno della presenza dello Stato. Naturalmente il filo conduttore è lo stesso: rendere onore a chi ha combattuto e a chi ha pagato con la vita” la lotta alla mafia. Per questo Rizzotto, definito un eroe durante i funerali, “è certamente parte della memoria condivisa del Paese”.

La Corleone di Rizzotto. A Corleone non se lo sono dimenticati Rizzotto. Il sindacalista della Cgil sequestrato e ucciso dalla mafia nel 1948, oggi ha unito i suoi concittadini attorno all’urna contenente i resti ritrovati nel 2009 in una foiba e definitivamente identificati nel marzo scorso.  Il presidente della Repubblica ha parlato di “un filo conduttore” di queste giornate siciliane, dall’aula bunker dell’Ucciardone a Corleone fino a Portella della Ginestra. 

Il pericolo dell’oblio. E Angelo Rizzotto, uno dei nipoti del sindacalista ucciso e anch’egli militante sindacale (nella Uil) afferma: “Siamo finalmente riusciti a dare a mio zio una degna sepoltura. Ma abbiamo dovuto attendere 64 anni. Si è preferito, infatti, insabbiare tutto. Gli assassini di mio zio furono assolti per insufficienza di prove cosi’ come gli assassini di altri 47 sindacalisti uccisi dal 1946 al 1956. Nessuno di questi eroi, in lotta per i diritti dei lavoratori ha avuto giustizia. Lo Stato avrebbe dovuto fare di più. Per anni invece è stato completamente assente”. Non vuole dimenticare neppure la comunità di Corleone: “Ricordiamo un figlio indimenticato di questa terra cui siamo grati per la sua attività politica e sindacale a favore dei più deboli e contro il sopruso mafioso. Placido è stato un vincitore: chi lo ha assassinato è’ il perdente come lo sono tutti gli assassini di ieri e di oggi”, ha detto l’arcivescovo di Monreale Salvatore Di Cristina, nella sua omelia. Alla fine il lungo e partecipato corteo dietro l’urna verso il cimitero. Tanti i giovani, gli studenti, la gente comune del Paese, tra bandiere della Cgil, striscioni dell’Arci e di Libera.