“Che il sacrificio di mio figlio e di tutti gli altri bambini non sia stato invano”, la lettera a Giorgia Meloni della mamma di Matteo Brandimarti
“Non è forse giunto il momento di fare una legge seria, stringente e nazionale che controlli capillarmente l’agibilità, la manutenzione e la regolarità di tutte le strutture con piscine, parchi acquatici, terme o simili?”. Nicoletta Sprecace lo ha scritto in una lettera alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La donna è la madre del piccolo Matteo Brandimarti, il bambino 12enne di San Benedetto del Tronto morto a Rimini nella piscina di una struttura ricreativa, risucchiato dal bocchettone dell’idromassaggio.
“Le scrivo questa lettera aperta non come esponente politico, né come persona esperta di palazzi o di leggi. Sono una semplice cittadina, ma le scrivo soprattutto come madre. Mi chiamo Nicoletta Sprecace’ e oggi ho deciso di metterci la faccia, di far sentire la mia voce a nome di tutti quei genitori che, come me, stanno vivendo l’inferno più grande che possa esistere: la perdita di un figlio”. Sprecace chiede un’attenzione specifica alla messa in sicurezza di posti in apparenza sereni ma con dettagli potenzialmente pericolosi.
Erano le 10.30 di domenica 5 aprile, il ragazzino si trovava nella zona benessere di una struttura a Pennabili e stava facendo il bagno insieme ai genitori e agli zii in una vasca profonda circa un metro. All’improvviso, la gamba del giovane è stata aspirata con violenza da uno dei bocchettoni collegati alla pompa di ricircolo dell’acqua. Finito sott’acqua per diversi minuti, il corpo del ragazzo è stato riportato in superficie solo dopo lo spegnimento del sistema. Ma una volta risalito, il dodicenne era già privo di sensi e in arresto cardiaco.
“La sua vita è stata spezzata per colpa di una grata mancante, una tragica e inaccettabile negligenza – ha proseguito nella lettera la madre del bimbo – in un solo mese, tre bambini sono morti in circostanze simili nelle piscine del nostro Paese”. E infatti la cronaca è impietosa: il 18 aprile un bambino di 7 anni è morto annegato a Suio Terme, in provincia di Latina, mentre si trovava nella piscina di uno stabilimento termale. Altri due casi simili risalgono uno al 2023, quando un piccolo di 8 anni è stato risucchiato dallo scarico della piscina alle Terme di Cretone in provincia di Roma, l’altro al 2018 con la 13enne di Sperlonga che, dopo essersi tuffata nella piscina del Grand Hotel Virgilio è stata aspirata dall’impianto subacqueo e trattenuta sul fondo.
“Spesso, di fronte a queste tragedie, la gente punta il dito. La gente giudica i genitori, parla senza sapere. Ma io mi chiedo: quale genitore sano di mente vorrebbe mai portare il proprio figlio a morire? Noi li portiamo in questi posti per farli felici, per vederli giocare”. Un’affermazione dolorosa che subito dopo ha portato alla riflessione: “Mio figlio è entrato in una piscina dove non c’era alcun divieto, nessun cartello di pericolo, nessun limite di età. Era un luogo pubblico, accessibile, che doveva essere sicuro. Noi genitori ci fidiamo delle strutture, andiamo sul sicuro, non possiamo certo immaginare che sotto il pelo dell’acqua si nascondano trappole mortali dovute alla superficialità di chi dovrebbe gestire questi impianti”.
La lettera è proseguita con un’appello alla premier di chiudere gli occhi per un momento immaginandosi senza la figlia, perduta per sempre da un momento di negligenza: è chiaro che nessuna legge, ha detto Nicoletta Sprecace’, potrà mai colmare la perdita di un figlio ma a rincuorarla è l’idea che “il sacrificio di Matteo e di tutti gli altri bambini prima di lui non sia stato invano”. La donna ha quindi chiuso con la richiesta esplicita: “Diventi la promotrice di una legge che porti sicurezza e responsabilità laddove oggi, troppo spesso, c’è una criminale superficialità”.