L'esponente del Pdl di Como Sergio Gaddi

Anche nel Pdl comasco è lotta tra correnti. A poche ore dalla scadenza dei termini per la presentazione delle liste, l’area laica del Popolo delle libertà lariano ha rotto definitivamente gli indugi, annunciando una corsa separata dal resto del partito. Il capo corrente Sergio Gaddi (assessore uscente alla Cultura) nelle scorse ore ha infatti preso la decisione di presentare una propria lista, correndo come candidato sindaco. Il nome della lista è Forza cambia Como, che, come è accaduto altrove, richiama esplicitamente l’esperienza di Forza Italia.

Così i sogni di gloria di Laura Bordoli, candidata scelta il 4 marzo nelle primarie del Pdl, dovranno per forza di cose essere ridimensionati, riportando in alto le quotazioni del centro sinistra, che si presenta unito sotto il segno di Mario Lucini e, più in generale, disegnando uno scenario assolutamente incerto. Più del clima incerto e dell’aria da fine dell’impero, stupiscono le parole di Sergio Gaddi, che affida al quotidiano Il Giorno una propria riflessione sulla situazione interna al partito: “Il Pdl come ideali e valori è assolutamente attuale. Negli ultimi anni è stato colpito da una logica di gestione di stampo fascista, vista la provenienza di alcuni esponenti, che non fa bene alla nostra impostazione che è liberale e cattolica. Un problema di gestione non di principi”. Se dovesse essere confermata la candidatura di Gaddi, salirebbero a 15 i candidati a sindaco per Como (tra gli altri, anche l’ex calciatore Pietro Vierchowood, che scende in campo con una sua lista civica).

In questo quadro cambia ovviamente anche la posizione della Lega Nord che, sebbene da queste parti non abbia mai brillato (alle amministrative del 2007 aveva preso solo il 10,8%), ora può nutrire qualche speranza in più di correre per un posto al ballottaggio. Un risultato che avrebbe dell’incredibile, dal momento che il Carroccio a Como si presenta in solitaria, senza liste civiche di appoggio, sostenendo Alberto Mascetti, un candidato pescato tra le seconde file. Una candidatura discreta, che sembrava più adatta a fare presenza più che per vincere (magari in vista di una reunion con il centro destra al secondo turno). Se a Como la Lega affida tutte le sue fortune alle sventure dell’ex alleato, non è così in altre piazze minori, dove il partito di Bossi crede nella possibilità di fare un’ottima figura. È il caso di Cantù, dove contro il Pdl la Lega ha scelto di candidare l’onorevole Nicola Molteni, mettendo in piedi una coalizione che abbraccia liste civiche e movimenti di destra o di Erba la Lega Nord ha scelto di puntare sull’onorevole Erica Rivolta e rovesciare il pronostico assolutamente favorevole al sindaco uscente Marcella Tili (Pdl).

In provincia di Varese, terra leghista per antonomasia, il Carroccio rischia la figuraccia a Cassano Magnago, città natale del Senatùr, dove dopo settimane di dissensi interni ha scelto di candidare l’assessore uscente Stefania Federici, contro un Pdl compatto che candida un altro assessore uscente, Nicola Poliseno. A Tradate, città molto vicina a Roberto Maroni, la Lega candida Gianfranco Crosta (sostenuto anche da due civiche) e in lista presenta anche il presidente della provincia Dario Galli. Qui il Pdl schiera il vicesindaco uscente, Vito Pipolo, che va in tandem con i Pensionati, ma non sembra poter impensierire nessuno, tanto da far pensare ad un accordo di desistenza tra i due ex alleati. A Legnano, la città del Carroccio, il sindaco uscente Lorenzo Vitali (Pdl) ha perso il sostengo della Lega, che candida invece l’attuale vicesindaco Gianbattista Fratus. A complicare lo scenario del centro destra c’è anche il terzo polo, che concorre compatto con un proprio candidato, Gianfranco Tripodi. A sinistra sono due i candidati, Alberto Centinaio e Giuseppe Marazzini, il primo per Pd, Idv, Verdi e civiche, il secondo per Sel, Socialisti e Federazione della Sinistra. Daniele Berti è invece il candidato del Movimento 5 stelle.

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