Tutti rassegnati nell’aver perso faccia e credibilità. Tanto vale ripartire dal 1994, quando Gianfranco Fini e An, appena ripulita dalle acque termali di Fiuggi, erano solo un alleato. E’ con questo spirito che nascono i circoli culturali Forza Tutto. Forza Emilia Romagna, Forza Veneto, Forza Lecco. Anche Forza Imperia e Trentino Alto Adige.

Chiamarli dissidenti e fautori del ritorno al passato forse è poco: è evidente che gli animatori dei nuovi circoli sono in polemica con l’anima del Pdl che fa riferimento ad  An, ma anche con loro stessi. O meglio, con il segretario voluto da Silvio Berlusconi, Angelino Alfano. Che si trova a gestire un partito in frantumi. Un po’ perché la gestione della crisi economica e dell’affaire Ruby e Minetti ha minato la credibilità del partito che prometteva buongoverno, ma anche e soprattutto perché Alfano non è ritenuto all’altezza di gestire la strada che porta al dopo-Berlusconi. Una guerriglia che ha fatto dimenticare a tutti che il 27 marzo sarebbe stato anche il compleanno del centrodestra, ma nessuno se l’è ricordato. Tanto da scatenare un botta e risposta tra le due anime del Pdl, gli orfani di Fini e quelli di Berlusconi.

Un partito sull’orlo della balcanizzazione, che cerca di rinascere senza padri da rimpiangere. A fare da apripista è stata Forza Lecco, nata tra le file dei promotori della libertà di Michela Brambilla,ufficialmente  insofferenti all’influenza esercitata da An e dai colleghi di partito cresciuti all’ombra dell’Msi. Poi sono arrivati Forza Verona e Forza Toscana, mentre la berlusconiana Michaela Biancofiore avrebbe già registrato Forza Alto Adige e Forza Trentino. Ma il “morbo” dei ribelli ha contagiato anche la Liguria, il Friuli Venezia Giulia e in ultimo l’Emilia Romagna, dove l’associazione dei dissidenti porta la firma della vicepresidente del gruppo alla camera dei deputati, la modenese Isabella Bertolini. La sua si chiamerà “Forza Emilia Romagna” e servirà, come la altre, a catalizzare il malcontento interno al partito di via dell’Umiltà. Senza escludere l’evoluzione in una lista autonoma.

La stessa che a novembre fu tra i primi a mettere in dubbio la fiducia all’allora premier Silvio Berlusconi, e che qualche mese fa ha gettato il Pdl modenese nella bufera avanzando il sospetto di infiltrazioni mafiose sul boom dei tesseramenti, sfodera così l’ultima arma contro gli eterni nemici provenienti da An.  Una mossa fatta anche in vista di un possibile cambio di guida al timone del Pdl locale.

Il partito si sta avvicinando all’appuntamento elettorale in un clima più teso che mai. A poco è servito l’arrivo a Modena di Denis Verdini, incaricato dall’ex guardasigilli Alfano di vigilare sulla legalità delle operazioni di tesseramento e si rasserenare gli animi. Le armi non sono state deposte e l’iniziativa della parlamentare modenese ha l’aspetto di una nuova dichiarazione di guerra, lanciata dagli azzurri della prima ora ai compagni di partito. Bersaglio anche il coordinatore regionale Filippo Berselli. “Io ho fatto una denuncia e lui ha chiesto la mie dimissioni – si è sfogata la deputata sulla stampa locale – . Il Pdl regionale non funziona bene, e lui come coordinatore è inadeguato”.  Da qui l’idea di replicare in Emilia Romagna l’idea di Lecco, dando vita a una associazione fotocopia. “Un rifugio per chi non ha un passato nel Msi o nella Dc – la definisce Bertolini ai giornali – E non escludo che in futuro possa trasformarsi in una nuova lista autonoma, da presentare alle elezioni del 2013”.

Severa la replica del senatore Berselli. “Se si tratta di una corrente, una fondazione o un’associazione interna ai confini del Pdl – ha commentato – non ho niente in contrario. È bene che in un partito ci sia spazio per la discussione e per il dissenso. Ma se invece si tratta di una lista alternativa allora è bene che vada via dal partito. Perché il Pdl non è una caserma ma nemmeno un casino”.

In tutta Italia la convivenza tra le diverse anime del partito è difficile, se non impossibile, e non passa giorno senza che compaiano nuovi gruppi di frondisti, intenzionati a seguire l’esempio di Lecco. A Monza, dove il 6 e il 7 maggio si voterà per il nuovo sindaco, il partito è in pieno caos: una parte sta pensando di allontanarsi dalla posizione ufficiale, presentando una propria lista e un proprio candidato. Mentre in Friuli Venezia Giulia “Il popolo di Gorizia” ha già il suo simbolo. Stessa confusione regna a Imperia, dove il gruppo del Pdl in comune (guidato dal segretario Marco Scajola, nipote di Claudio) ha chiesto la testa del sindaco Paolo Strescino, che, manco a dirlo, è un ex An. Scendendo un poco più a sud, è già realtà il movimento “Forza Toscana”, ideato dal berlusconiano Roberto Tortoli. “È ora di tornare allo spirito del ’94, altrimenti della politica non mi interessa più niente” ha detto l’ex coordinatore della Toscana.

Secondo Giancarlo Galan, uomo forte di Forza Italia ed ex ministro ai Beni culturali, la creazione di costole autonome dentro il partito era prevedibile: “Quanto accaduto a Verona dimostra che io avevo visto giusto tanto tempo fa, quando dicevo che era necessario tornare assolutamente allo spirito del ’94” ha commentato. In Veneto il segretario Alfano ha già ordinato la sospensione dei 14 pidiellini, assessori e consiglieri comunali, che si sono schierati con il sindaco uscente Flavio Tosi, e contro il candidato scelto dal partito Luigi Castelletti. In un partito lacerato e alle prese con litigi e antiche contese, il nervosismo è palpabile. Anche ai piani alti, dai quali sono già partiti richiami all’ordine. “È indispensabile presentarsi alle elezioni con il nostro simbolo” ha dichiarato alla stampa il capogruppo alla camera Fabrizio Cicchitto. Mentre il segretario Alfano avverte: “Abbiamo un simbolo che rappresenta la nostra bandiera, e come tale va rispettato”.

Rispetto, che vorrebbe dire anche celebrazione. Ma che c’era un compleanno da festeggiare, la nascita del centrodestra, appunto, lo ha dimenticato anche Alfano. Ma, signoificativo anche, che nessuno, dopo la gaffe, si sia indignato più di tanto.  Uno dei pochi è stato Giorgio Stracquadanio, deputato Pdl, vicinissimo a Berlusconi, che ha deciso di non partecipare alla festa di ieri per i 60 anni del Secolo d’Italia, l’organo degli ex An, proprio in polemica con la dimenticanza di celebrare prima ancora il centrodestra: “Non considero, infatti, accettabile che il Pdl, il nostro partito, mentre ha organizzato una manifestazione nazionale per l’anniversario della nascita di un suo giornale, abbia pressochè dimenticato di ricordare con almeno altrettanto impegno il diciottesimo anniversario del 27 marzo, data che costituisce il momento fondativo del centrodestra italiano e che ha inciso nella storia della nazione ben di più del pur nobilissimo quotidiano”.

Una dichiarazione che la dice lunga su quello che accade nel Pdl. Come la dice lunga la replica, affidata alla penna del deputato Carlo Nola: “Le parole dell’amico Stracquadanio stonano fortemente con quanto avvenuto a Milano dove, rappresentanti del Pdl, ex Fi ed ex An, si sono incontrati non solo per ricordare i 60 anni del Secolo d’Italia, ma anche per ribadire ancora una volta come siano tutti quanti, senza distinzione di sorta, impegnati nel partito affinché questo diventi sempre più forte. L’intera classe dirigente proveniente da Alleanza Nazionale – aggiunge Nola – ha ribadito con forza la sua ferma volontà di continuare a investire nel Popolo della Libertà. Forse le parole di Stracquadanio indirizzate agli ex An, una sorta di ‘parlare a nuora perche’ suocera intenda’, sono l’ennesimo tentativo di strumentalizzazione che alcuni fanno per giustificare in realtà motivi di insoddisfazione personale. Attacchi quindi – conclude il deputato del Pdl – che andrebbero diretti altrove”.

Questo è il clima. E la frattura sembra lontana dal ricomporsi, almeno per adesso.

di Emiliano Liuzzi e Giulia Zaccariello