Luigi Bobbio, sindaco di Castellammare di Stabia

Quasi tre anni dopo il conclamato scandalo dell’inquinamento camorristico nella campagna di adesioni del Pd di Castellammare di Stabia, che iscrisse persino uno dei killer del consigliere comunale Pd Gino Tommasino, ucciso a colpi di pistola nel pomeriggio del 3 febbraio 2009, stavolta è il Pdl stabiese a fare i conti con il rischio di infiltrazioni dei clan nel proprio tesseramento.

Il sospetto è fondato principalmente su un nome tra i circa 3300 iscritti locali al partito azzurro. E’ quello di Filomena Fontana, la moglie di Salvatore Belviso, reggente del clan D’Alessandro. Belviso è in carcere con l’accusa di aver partecipato all’omicidio Tommasino. Per questo delitto è in corso un processo, che lo vede imputato. Nel frattempo, nei mesi scorsi Belviso ha deciso di collaborare con la giustizia: potrebbe chiarire i lati oscuri di quell’uccisione, il movente, eventuali mandanti esterni alla camorra.

La notizia del suo pentimento, pubblicata il 1 ottobre scorso dal quotidiano Metropolis insieme a quella delle imminenti nozze in carcere con la signora Fontana, nipote di Luciano Fontana, del clan rivale dei “Fasani”, condannato a diciotto anni per avere ucciso uno zio di Belviso, scatenò la clamorosa reazione dei familiari e dei ‘guaglioni’ del clan D’Alessandro. La sorella di Belviso bussò all’alba alla sede della redazione di Metropolis chiedendo invano di far ritirare le copie del giornale dalle edicole. All’ovvio diniego, ‘qualcuno’ fece il giro delle 28 edicole cittadine, stracciando le locandine del quotidiano e ‘invitando’ gli esercenti a non vendere quel giornale e a nasconderlo sotto al bancone.

Tre anni fa il Pd governava incontrastato la città delle Terme. Città storicamente ‘rossa’, Castellammare di Stabia, definita la Stalingrado del Sud. Lo scandalo del tesseramento democratico – tra gli iscritti risultarono Catello Romano, del commando che uccise Tommasino, e la figlia del boss di Scanzano Sergio Mosca, sposata con il capoclan Pasquale D’Alessandro – travolse il centrosinistra cittadino, fino a trascinarlo a una fragorosa sconfitta. Nel 2010 il centrodestra conquistò per la prima volta Palazzo Farnese, con l’elezione a sindaco di un ex pm antimafia, il Pdl Luigi Bobbio. Ed ora emerge il tentativo della camorra (per ora solo presunto) di insinuarsi nel partito che da due anni guida Castellammare di Stabia.

Quello della signora Belviso non è l’unico nome a destare sospetti. Nell’elenco delle adesioni al partito di Berlusconi e Alfano (che lunedì scorso era a Castellammare di Stabia a presentare il suo libro e a testimoniare il suo impegno antimafia) figurano un dipendente comunale condannato per spaccio, un altro dipendente comunale pregiudicato, il genero di Raffaele Di Somma, che le cosche chiamano ‘O ninillo, Raffaele Di Somma, e la figlia del braccio destro del boss Mario Imparato, ucciso a Gragnano nel 2010. Inoltre, compaiono tutti i cognomi che hanno fatto la storia della criminalità stabiese. Forse semplici omonimi, forse parenti, chissà.

Su questa vicenda il Pd napoletano vuole vederci chiaro. E lancia una sfida al Pdl, che tra pochissimi giorni celebrerà i suoi congressi secondo il principio ‘una tessera, un voto’: “Rendere pubblici gli elenchi degli iscritti. Il Pd è stato sempre pronto a farlo nel rispetto della normativa sulla privacy”. Lo dichiarano in una nota congiunta Enzo Amendola, segretario regionale del Pd Campania, e Andrea Orlando, commissario provinciale Pd Napoli. “Se le notizie fossero confermate, si tratterebbe di un fatto molto grave che lede la credibilità della principale forza di governo in quella città, in Provincia e in Regione”, aggiungono Amendola e Orlando, che ricordano la reazione del Pd quando toccò a lui. Il tesseramento fu annullato e il partito commissariato.

Da qui l’invito al commissario regionale Pdl, Nitto Palma, a passare “dalle buone intenzioni ai fatti: innanzitutto rendendo pubblici gli elenchi degli iscritti al Pdl in provincia di Napoli e in Campania alla vigilia di congressi a cui è dato molta rilevanza perfino per gli equilibri istituzionali”. Insomma, “Palma batta un colpo”. Le elezioni amministrative si avvicinano e alla scorsa tornata elettorale, affermano i Democratici, “il centrodestra è stato investito da numerosi scandali per aver inserito nelle liste incandidabili e ineleggibili”.