La discarica romana di Malagrotta

La governatrice del Lazio Renata Polverini, lo scorso giugno, era stata perentoria: “Questa volta si chiude. L’ordinanza non dice solo che c’è una proroga e che è l’ultima (perché non sarà più possibile reiterarla), ma anche qual è il sito alternativo”. Promessa disattesa da parte della stessa Polverini, visto che per Malagrotta, la mega discarica che serve Roma, è arrivata una nuova proroga di 6 mesi, decisa dal prefetto-commissario all’emergenza Giuseppe Pecoraro, che già aveva preventivato questa ipotesi nel corso del’ultima audizione in commissione parlamentare ecomafie. “E’ una presa in giro continua, ma scontata – denuncia Maurizio Melandri del comitato Malagrotta – visto che non hanno realizzato alternative”.

Altri 180 giorni di vita e guadagni per la discarica di Manlio Cerroni. Ma non è l’unica vittoria che porta a casa l’avvocato, ribattezzato dalle cronache  l’ottavo re di Roma. Ieri il Consiglio di Stato ha deciso in ordine al ricorso del Colari, società di Cerroni, che si era opposta alla decisione di commissariare la gestione rifiuti nel Lazio, come stabilito da un atto dell’allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Il presidente della quarta sezione Gaetano Trotta ha deciso di sospendere l’efficacia del decreto che istituiva il commissariamento per la chiusura di Malagrotta e  la scelta dei nuovi siti, così come l’ordinanza che nominava Pecoraro commissario, rimandando tutto al 17 gennaio quando il Consiglio di stato entrerà nel merito.

Una sonora bocciatura, gridano le opposizioni, per la scelta, fortemente voluta dalla governatrice Polverini, di seguire la strada del commissariamento. In attesa del pronunciamento restano alcuni nodi irrisolti, a partire dallo spazio disponibile a Malagrotta. Lo stesso avvocato Cerroni, monopolista del settore, lo scorso ottobre, al fattoquotidiano.it aveva chiarito: “Non c’è volumetria, alla fine dell’anno scade l’autorizzazione, quando anche ci fosse qualcuno disposto a prorogarla fisicamente non c’è più spazio”. La mega discarica dell’avvocato, o gli altri siti nelle sue disponibilità, restano la soluzione per evitare il disastro. Un disastro comunque visto che l’Europa – è già in corso una procedura di infrazione – è pronta a sanzionare l’Italia. A Malagrotta, come ha confermato lo stesso Pecoraro, finisce il tal quale, rifiuto non trattato in violazione della normativa.

Il Pd attacca il duo Polverini-Alemanno: “Hanno ‘stampato’ sui muri di tutta Roma di aver chiuso Malagrotta e oggi chiedono un’ulteriore proroga. Ama ha incassato circa 150 milioni all’anno in più degli ultimi anni per l’aumento delle tariffe, passando da 530 a 680 milioni. Come sono stati spesi i milioni in più?”. Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio rincara la dose: “Questa è una buffonata, ma ci voleva il commissario per prorogare Malagrotta? L’unico atto al momento adottato è la proroga, una vera e propria porcheria. Non c’era bisogno di un commissario per portare tal quale nel sito dell’avvocato Cerroni”.

Torniamo allora all’audizione in commissione ecomafie del commissario Pecoraro, in cui è emersa la situazione drammatica di Roma, con il rischio rifiuti in strada, senza che siano cancellati i dubbi sulla scelta dei due siti provvisori individuati dal prefetto per il dopo Malagrotta: Corcolle e Riano. Sul primo sito pesa la proprietà dei terreni che è riconducibile ad una società svizzera. Dopo un balletto di dichiarazioni tra il presidente della commissione rifiuti Gaetano Pecorella che provava a spiegare l’impossibilità di controllare eventuali passaggi di mano e il prefetto Giuseppe Pecoraro, quest’ultimo ha dovuto ammettere il rischio di possibili operazioni sospette e la necessità di cautele nelle procedure di esproprio.

Senza contare l’obiezione sollevata è sulla vicinanza a Villa Adriana del sito di Corcolle, con i venti che porterebbero l’odore nei pressi dell’antica domus dell’imperatore Adriano, circostanza negata dalla governatrice Renata Polverini. Il prefetto Pecoraro ha risposto: “Non sono in grado di fornire spiegazioni sui venti, comunque i rifiuti che andranno a Corcolle saranno inodore”. Pecorella ha ribattuto: “Non abbiamo come commissione ancora visitato alcuna discarica inodore”.

Intanto il programma che il prefetto si era dato è completamente saltato, nonostante le rassicurazioni di Polverini che ha spinto per il commissariamento del post-Malagrotta. I tempi fissati da Pecoraro, al netto di intoppi e problemi dai rilievi ancora da realizzare, prevedono la gara per la gestione dei siti a gennaio. Si parte da Corcolle e parallelamente Riano, con lo smaltimento dei rifiuti previsto per luglio-settembre del prossimo anno. Non basterà quindi la proroga di 6 mesi di Malagrotta. Sui siti scelti, Riano e Corcolle, lo stesso prefetto chiarisce: “Sono i meno peggio rispetto agli altri siti proposti”. Proprio oggi era prevista l’occupazione simbolica di Riano, ma dopo il Consiglio di Stato è tutto rimandato. E intanto Malagrotta continua a ingoiare rifiuti.