Non scappate e non abbandonate la Sicilia. Restate e sfidate il destino avverso, piegandolo alla forza della vostra volontà. Perché è lì la chiave di ogni successo. Sono parole di Ludovico Corrao, avvocato, politico, ma soprattutto uomo di cultura. Ammazzato in modo barbaro (un colpo in testa e svariate coltellate) e con un movente quanto meno futile (una lite con il giovane badante e presunto carnefice, Saiful Islam)  il 7 agosto scorso. A quasi una settimana dai funerali, non resta a questa terra che l’ombra che gli avvoltoi del presente contribuiscono a imbiancare. Come spesso accade quando un grande uomo non c’è più ecco che molti si spingono nella più abusata delle attività: ricordare. Ma è un epitaffio flebile e scolorito quello che i media ci hanno consegnato di Ludovico Corrao. Un uomo leggendario, che ha cercato di costruire un futuro alla sua terra, quando – poco dopo il terribile sisma del Belice nel 1968 – era a malapena possibile immaginare un presente. “Duvicu ‘u senaturi” lo chiamavano i più anziani quando si faceva vedere per le strade di Alcamo ammantato nel suo regale mantello e con il classico cappello a larghe falde sul capo. Per molti contadini fu un simbolo delle lotte agrarie successive all’abolizione del latifondo.

Ma Corrao fu molto altro. Fu soprattutto un intellettuale scomodo, e in quanto tale personaggio di una storia in chiaro scuro che molti ora fingono di dimenticare. Fu forse il primo ribaltonista della storia repubblicana, riuscendo a mandare all’opposizione la Dc governando con una maggioranza che andava dal Msi fino ai Comunisti. Il Milazzismo crollò dopo la tentata corruzione da parte di Corrao del deputato regionale democristiano Carmelo Santalco: in cambio di 100 milioni avrebbe dovuto sostenere il governo di Silvio Milazzo. Il colloquio fu registrato e Santalco raccontò il giorno dopo l’accaduto all’Ars. Duvico parlava di rado della questione e quando lo faceva giurava di aver voluto difendere le speranze di riscatto della Sicilia contro “gruppi speculativi che vanno dai petrolieri americani, ai corvi dell’industria mineraria, ai mafiosi annidati e cacciati via dai consorzi di bonifica, ai gruppi finanziari dell’elettricità battuti nelle loro pretese monopolistiche”.

Avvocato di Franca Viola, ragazza rapita per essere sposata, riuscì a dare alla vicenda dignità nazionale agendo quindi da detonatore per l’emancipazione delle donne siciliane. Da legale difese però anche Graziano Verzotto, che, come ricorda Giuseppe Lo Bianco, fu “il misterioso uomo di raccordo dell’Eni con gli ambienti del potere più oscuri in Sicilia già ai tempi dell’attentato al presidente Enrico Mattei, nella vicenda dei fondi neri dell’Ente Minerario depositati nelle banche di Michele Sindona”. Dopo il terremoto del Belice la grande visione: spostando di alcuni chilometri il nuovo centro abitato di Gibellina chiamò a raccolta numerosi artisti, architetti e intellettuali – Pietro Consagra, Lodovico Quaroni, Alberto Burri, Mario Schifano, Andrea Cascella, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino, Alessandro Mendini, Mimmo Rotella – per creare dal nulla una nuova città d’arte. Oggi Gibellina nuova è un museo abitato. L’unico caso forse di città in esposizione permanente. Alcuni ne rimproverano il sostanziale fallimento. Ma in realtà le opere d’autore e le soluzioni artistiche hanno fatto discutere soprattutto gli abitanti di Gibellina e della provincia di Trapani. Gli stessi che oggi fanno la fila per stendere un epitaffio funebre di Corrao. Dimenticando che fu uno dei primi omosessuali noti dei dintorni, in un epoca in cui (il 1975) l’argomento non era proprio all’ordine del giorno.

Del resto Corrao fu forse soprattutto uno che riusciva a vedere il futuro prima di tutti. Un precursore che faceva discutere, che divideva anziché unire. Celebre quando da sindaco di Alcamo nei primi anni ’60 bloccò la processione della santa patrona della città dato che non era stato invitato dopo la suo fuoriuscita dalla Dc. Corrao fu in definitiva un intellettuale, forse l’ultimo intellettuale di questa terra. Se n’è andato a 84 anni e adesso nella sua valle c’è un gran silenzio, neanche violato dai coccodrilli accorsi a salutarlo.

Video di Silvia Bellotti