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di Jacopo Fo | 25 maggio 2011

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La crisi che non c’è

Si ostinano a parlare di crisi economica ma si dovrebbe parlare di idiozia politica.

Abbiamo radunato decine di ricercatori, docenti universitari, associazioni, imprenditori, intellettuali e artisti per dimostrare che ci raccontano bugie grosse come case. Da ieri è in corso la seconda edizione di Ecoshow, un incontro su web tv che cerca di fare il punto sulle ecotecnologie e gli eco-comportamenti in Italia e nel mondo. Quello che stiamo dimostrando è che se si volesse il rilancio economico del nostro paese potrebbe partire domani mattina.

Come si fa a parlare di disoccupazione quando la maggioranza delle case ha un consumo energetico tra i 140 e i 210 kilowattora (stima prudenziale), mentre in Austria, ma anche a Bolzano, è vietato costruire case che consumino più di 80 kilowattora? Sarebbe un affare colossale tagliare almeno del 50% i costi di riscaldamento. E vorrebbe dire isolare almeno 10 milioni di tetti, sostituire centinaia di milioni di finestre, rivestire con un cappotto termico miliardi di metri quadrati di muri. Il risparmio che otterremmo è talmente grande che potrebbe remunerare ampiamente chi finanzia questi interventi di efficienza energetica e, rateizzando la spesa, si otterrebbe da subito un guadagno notevole. Gli ingegneri e gli architetti di fama mondiale che si sono riuniti per Ecoshow stanno dimostrando in modo incontestabile che questo è possibile ed economicamente molto conveniente. E parliamo del solito milione di posti di lavoro, visto che i tetti li devi isolare in Italia, non puoi andare a farlo in Cina!

La razionalizzazione dei consumi è la sfida di oggi in molti settori, basti pensare che potremmo tagliare del 90% le spese per l’acqua calda montando pannelli solari termici. In Austria hanno 200 mq di pannelli ogni mille abitanti, in Italia non arriviamo a 20 mq avendo molto più sole dei nostri vicini.

Abbiamo un consumo di acqua di 152 metri cubi a testa all’anno. Quasi metà dell’acqua va perduta per strada grazie a impianti idrici colabrodo, i cittadini ne consumano in effetti 92 a testa. Ma potremmo ridurre della metà anche questa quantità, usando piccoli accorgimenti come i riduttori del flusso dell’acqua dei rubinetti e riducendo il volume delle cassette dei wc, utilizzando comandi per gli sciacquoni a doppio tasto (usare poca acqua per dilavare le nostre produzioni liquide) e riciclando l’acqua dei rubinetti per alimentare gli scarichi del wc. E che dire della follia italiana di buttar via (in malo modo) escrementi umani e animali, invece di usarli per produrre biogas? Fiumi di oro nero che invece di fruttarci qualche miliardo di euro finiscono addirittura per rendere non balneabili chilometri e chilometri di spiagge!

Oggi la gestione dei rifiuti è in molte parti d’Italia disastrosa, una voragine di denaro, un danno per la salute. Ma abbiamo esempi straordinari di gestione efficiente anche da noi, riciclaggio, riciclo e riuso. Abbiamo iniziative encomiabili di riduzione degli imballaggi anche nel campo della grande distribuzione, vendite alla spina, recupero dei cibi prossimi alla scadenza. E abbiamo aziende che ottengono risultati notevoli riciclando, riescono persino a dar vita a produzioni artistiche basate sulla reinvenzione di arredi e sculture. E abbiamo anche uno sviluppo impetuoso di reti di negozi che danno nuova vita all’usato e al rigenerato, magari raccogliendo vecchi computer ed elettrodomestici e riassemblandoli.

Il successo di queste esperienze rende ancora più bruciante il fatto che restino oggi realtà limitate: cosa succederebbe se queste buone pratiche si estendessero a tutta l’Italia? La lista delle grandi opere che gli italiani potrebbero intraprendere per diminuire gli sprechi è lunga e i nostri esperti la stanno analizzando punto per punto. E in ogni campo si sta dimostrando che è possibile, è conveniente e che se lo facessimo potremmo cancellare la disoccupazione, la recessione e la depressione che ci stanno ammorbando.

Ma quello che stiamo dimostrando è anche che è in corso una rivoluzione tecnologica che sta iniziando a rovesciare il panorama, rendendo possibile ciò che fino a ieri era impensabile. Come è accaduto per computer e cellulari, stanno arrivando sul mercato a ritmo sempre più veloce innovazioni che vanno dalle tegole fotovoltaiche, ai mulini a vento senza pale, alle strade che producono elettricità sfruttando il peso delle auto che ci passano sopra, alle piste da ballo che sfruttano il moto sincopato dei ballerini, alle scarpe che ci trasformano in centrali elettrodinamiche ambulanti.

Il futuro del mondo è fatto di auto che vanno a immondizia organica, grazie a contenitori sottovuoto portati a 400 gradi di temperatura, installati su auto e scooter, si estrarrà gas combustibile in modo ecologico che verrà usato per alimentare i motori. Esistono già auto e moto così alimentate, e ora si stanno approntando le produzioni su scala industriale che le produrranno a basso costo. Il futuro sarà dei mezzi a idrogeno, elettrici, ad aria compressa, a immondizia. Per ricaricare il cellulare faremo una corsetta. Siamo di fronte al più grande businnes del millennio e l’Italia rischia di perdere il treno perché è strangolata dalla crisi economica che non c’è.

E la novità di questo “summit” è che non vogliamo soltanto affermare che la rivoluzione del buon senso è possibile e poi piangere perché nessuno l’ha fatta. Abbiamo creato un tavolo virtuale che sviluppa la collaborazione tra diverse componenti della nostra società e della nostra cultura che fino a poco tempo fa non riuscivano a dialogare. E la rivoluzione delle ecotecnologie si realizzerà solo se sapremo mobilitare energie colossali. E’ una rivoluzione che deve saper coinvolgere tutte le forze disponibili. Ecologisti e imprenditori sono stati per decenni come cani e gatti. Ma oggi esiste un notevole settore del mondo delle imprese che considera il buon senso energetico come la via maestra dello sviluppo economico.

E questo è forse il risultato più grosso: in questi giorni a Ecoshow non ci sono solo i soliti ecologisti, quei noiosi di Legambiente, Greenpeace e Alcatraz. La partecipazione di Coop, del Sole 24ore, di Ecomondo, Ecolevante (riciclo e riuso), Mercatopoli (usato), oltre a quella di Altroconsumo, Enea e di parecchie università italiane e di amministratori pubblici, dimostra che oggi è possibile immaginare un’alleanza tra settori diversi della società per far scoppiare veramente la rivoluzione italiana delle ecotecnologie!

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