A Roma, in occasione della convention per la nascita del nuovo movimento ecologista e civico, è andato in scena un altro modo di fare politica. Un partito (i Verdi) che si mette in gioco giocando la partita del rinnovamento, per davvero, con una apertura reale nei confronti della società civile, di temi e pratiche largamente diffuse nelle comunità ma ben poco agite dalla politica di professione.

Un gruppo di amministratori virtuosi (i Sindaci della buona amministrazione) che mette a disposizione le decine e decine di pratiche locali, esempi concreti, efficienza e buonsenso, per portare al livello nazionale l’idea (e la pratica) di un modello di sviluppo altro, sobrio e sostenibile. Un pezzo di società civile, dell’associazionismo ambientalista, della cultura (con la Costituente ecologista e l’appello Abbiamo un sogno) che vive e condivide la politica come un gesto di pace, per la pace e la cooperazione, per l’integrazione sociale e la qualità della vita delle comunità locali.

A Roma ho visto questo, e molto di più. Ho visto la testimonianza di imprenditori che si battono contro la mafia e la corruzione (Nino De Masi), mamme vulcaniche in lotta per la salute dei propri figli (a Terzigno), la coordinatrice dei Verdi giapponesi (Satoko Watanabe) che si scusa con il mondo per le radiazioni provocate dalle centrali nucleari.

Ho visto Sydney Possuelo raccontare dei suoi tre anni nella foresta amazzonica per tutelare i diritti delle popolazioni indigene, e le donne Terre-mutate de L’Aquila. Ho visto, insomma, un’Italia che non va in televisione, che non viene raccontata negli articoli di giornale, che apparentemente non esiste. Un’Italia che funziona, fatta di persone normali che ogni giorno provano a raccontare, sperimentare, vivere un modo diverso di fare comunità: più sobria, inclusiva, sostenibile. Cittadini che, dentro e fuori le istituzioni, dentro e fuori da un comitato, un’associazione, un gruppo di acquisto, cantierizzano esperienze concrete che hanno già ampiamente dimostrato sul campo come si possa vivere senza inceneritori, centrali nucleari, cemento…

Un’Italia che chiede ora di essere rappresentata, senza però più deleghe in bianco o atti di fede, anche a livello nazionale, per condizionare la politica fino in fondo.

Nelle prossime settimane queste donne e uomini proveranno a mettere in campo, nei territori, i circoli e gli strumenti e la linea programmatica del nuovo soggetto, che vedrà poi la luce nell’assemblea costituente di fine novembre, preceduta dalle primarie per la scelta del simbolo (anche questa una bella novità di metodo, oltre che di merito!).

A Roma, ciò che in fondo ho visto, è un’idea e un progetto di futuro desiderabile. Sta ora a noi, per tutti i noi che vorranno unirsi, mettere gambe, braccia, cuore e polmoni, per trasformarlo nel nostro presente!

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