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Emissioni e costo Ets per le industrie: Bruxelles tende la mano (e il portafogli) alle industrie che inquinano

La Commissione europea presenta la sua proposta di aggiornamento dei parametri che determinano l’assegnazione gratuita delle quote
Emissioni e costo Ets per le industrie: Bruxelles tende la mano (e il portafogli) alle industrie che inquinano
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La Commissione europea cede alle pressioni. E nei giorni in cui riflette su un possibile stop alle sanzioni per le società petrolifere e del gas che violano il Regolamento Ue sul metano, dopo le pressioni esercitate dagli Stati Uniti, sempre a favore di industrie aggiunge un altro tassello verso la revisione complessiva dell’Ets, l’Emission trading system, il sistema europeo di scambio delle quote di emissioni, in base al quale le aziende che inquinano devono pagare una quota per ogni tonnellata di anidride carbonica emessa. Bruxelles accetta di ridurre il costo dell’Ets per quelle energivore, dopo le pressioni di industrie e governi europei, che hanno già contribuito a rallentare l’eliminazione graduale dei permessi gratuiti distribuiti per anni in modo copioso, nel sistema che, tra le altre cose, il Governo Meloni ha tentato invano di far sospendere. Dopo l’intervento sul mercato del carbonio e sulla riserva di stabilità del mercato (Msr), il meccanismo che regola l’eccesso di quote di CO₂, la Commissione Ue ha presentato la sua proposta di aggiornamento dei benchmark per il periodo 2026-2030, cioè i parametri che determinano l’assegnazione gratuita delle quote ai settori industriali. Quelle pesanti, più emissive, avevano chiesto a Bruxelles di concedere un maggior numero di quote gratuite. In base alla proposta della Commissione Ue, le industrie continueranno a ricevere in media quote gratuite che coprono circa il 75 per cento delle loro emissioni di anidride carbonica, mantenendo la copertura delle emissioni indirette derivanti dall’uso dell’energia elettrica in 14 parametri di riferimento. Sulla proposta è aperta fino all’8 giugno la consultazione pubblica e degli Stati membri prima dell’adozione.

La proposta e le motivazioni di Bruxelles

Oggi tutte le aziende ricevono quote gratuite, ma l’assegnazione è determinata settore per settore, sulla base delle prestazioni del 10% degli impianti più efficienti nei vari comparti. Quelle le cui emissioni superano i parametri degli impianti più virtuosi, infatti, devono acquistare quote aggiuntive per coprire il gap. Un sistema che, utilizzando i benchmark per determinare il numero di quote gratuite concesse, dovrebbe rappresentare un forte incentivo verso la transizione. L’aggiornamento dei valori di riferimento per il periodo 2026-2030 è richiesto dalla direttiva Ets e integra la proposta di modificare la riserva di stabilità del mercato Ets presentata il 1 aprile scorso. “Queste misure contribuiranno a sostenere la competitività e la decarbonizzazione dell’industria dell’Ue, rafforzando ulteriormente la stabilità e la prevedibilità del mercato del carbonio dell’Ue” scrive la Commissione europea. “Per incentivare l’elettrificazione industriale, l’approccio aggiornato mantiene la copertura delle emissioni indirette derivanti dall’uso dell’elettricità attraverso 14 benchmark di prodotto” si spiega in una nota. Questo porterà a valori di riferimento più elevati, con un impatto finanziario previsto di circa 4 miliardi di euro per il periodo 2026-2030, sotto forma di maggiori quote gratuite assegnate all’industria europea. Bruxelles, dunque, sfrutta al massimo le flessibilità previste dalle norme comunitarie per rispondere alle preoccupazioni di governi e industrie. Dopo la consultazione pubblica di quattro settimane e del controllo da parte degli Stati membri dell’Ue nel comitato per i cambiamenti climatici, la Commissione adotterà i parametri di riferimento entro la fine di giugno, per poi rivedere l’Ets entro luglio. L’obiettivo è quello di garantire l’assegnazione tempestiva di quote a titolo gratuito per l’anno 2026.

Come Bruxelles vuole riformare l’Ets

Nella bozza di regolamento in consultazione, l’esecutivo Ue annuncia che nella futura revisione del sistema Ets proporrà l’introduzione di “parametri di riferimento di riserva specifici per settore”, sempre in risposta alle “preoccupazioni sollevate dall’industria e dai settori più colpiti”. Oggi nel mercato del carbonio si contano 52 benchmarks, più due generici “di riserva” per alcune industrie. Bruxelles dovrebbe avere, dunque, una specifica delega per definire questi parametri di riserva specifici per settore e un metodo di calcolo per determinare i rispettivi valori di riferimento. Già nei giorni scorsi, però, il commissario Ue al clima, Wopke Hoesktra, in audizione in commissione Ambiente (Envi) del Parlamento europeo ha anticipato che in vista della revisione si valuta “ un’eliminazione più graduale delle quote gratuite”. Tra le misure a cui ha fatto riferimento il commissario europeo l’inclusione del fattore di riduzione lineare dell’Ets nel target climatico 2040 che lascerà “spazio per le emissioni nel 2040 e oltre”. Oggi la fine delle emissioni nel mercato è prevista per il 2039. E ancora, l’integrazione delle rimozioni permanenti di carbonio nel sistema per “creare ulteriore spazio per i settori più difficili da decarbonizzare”.

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