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La trave nel piatto – Ripristino della Natura, un Piano per recuperare aree terrestri e marine e per non perdere altri spazi verdi urbani

Tutte le trasformazioni del suolo già autorizzate dovranno essere riequilibrate prevedendone la depavimentazione e il ripristino ecologico di suolo e vegetazione
La trave nel piatto – Ripristino della Natura, un Piano per recuperare aree terrestri e marine e per non perdere altri spazi verdi urbani
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Poiché i regolamenti europei sono atti legislativi vincolanti in quanto creano obblighi che prevalgono sulle disposizioni nazionali, incluse le norme urbanistiche locali, e poiché il Regolamento sul Piano di Ripristino della Natura (PNR) è vigente dal 18 agosto 2024, tutte le trasformazioni del suolo già autorizzate e avviate su aree verdi dovranno essere riequilibrate prevedendone la depavimentazione e il ripristino ecologico di suolo e vegetazione.

Di fronte al degrado ambientale di questi anni i cittadini stessi si sono mobilitati: un milione di firme e messaggi della società civile, svariati appelli da parte di oltre 6000 scienziati, 100 imprese e organizzazioni hanno portato all’approvazione di quello che consideriamo un necessario urgente radicale punto di partenza per rispondere alle emergenze ambientali e climatiche. Prendere in carico queste urgenze, strettamente intrecciate a quelle sociali, è una priorità di tutte e tutti e adesso serve che questa responsabilità condivisa trasversalmente dai vari dicasteri (Mase, Masaf e Mit) generi una visione sistemica complessiva che tenga insieme le migliori competenze dei vari settori. Si tratta di un’opportunità straordinaria: un cambiamento paradigmatico di prospettiva culturale che mette in discussione la nostra relazione con la Natura e la rilancia!

Il piano prevede che entro il 2030 si recuperi almeno il 20% delle aree terrestri e marine, il 30% di habitat specifici e nessuna perdita netta di spazi verdi urbani. Ispra, che ha redatto in bozza il piano rilasciato il 30 marzo scorso, evidenzia come uno dei nodi più cruciali e innovativi dell’intero Regolamento sia proprio quello degli ecosistemi urbani. Infatti, in Italia questa regolamentazione riguarda il 35% dei comuni italiani, nei quali vive però l’82,2% della popolazione nazionale. È qui che si concentrano le pressioni trasformative più forti, e proprio per questo il Regolamento individua giustamente questi territori come una priorità strategica.

In questa cornice il suolo agricolo rientra nel perimetro delle più importanti tematiche sul tavolo: tutela degli ecosistemi e della biodiversità, mitigazione degli effetti della crisi climatica e neutralità del degrado di suolo, miglioramento della sicurezza alimentare. È la grande occasione di proporre e costruire un sistema alimentare per il futuro della Terra: va colta!

*Presidente Slow Food Italia

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