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La mostra ‘Dentro la Metamorfosi’ a Milano è da non perdere

Al Museo di Storia Naturale di Milano fino all'8 novembre, ambienti che in modo chiaro, poetico e potente evocano la fragilità del nostro Pianeta
La mostra ‘Dentro la Metamorfosi’ a Milano è da non perdere
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C’è una mostra interessante a Milano, io vengo apposta da Roma, perché non la vedi anche tu? È questa la domanda che qualche tempo fa mi ha fatto un caro amico che, proprio in virtù dei troppi chilometri che intercorrono fra la mia e la sua città di adozione, vedo molto di rado. Più per il piacere di incontrare lui che per il contenuto della mostra in sé, di cui allora poco sapevo, ho accettato volentieri il suo invito e, all’ora convenuta, mi sono presentato al Museo di Storia Naturale di Milano, un luogo dove tornavo molto volentieri visto che era stato meta di tantissimi pomeriggi coi miei figli quando loro erano piccoli.

Arrivato davanti al grande scalone che introduce al museo, ecco la prima sorpresa. Un gruppo di ragazzi giovanissimi regolava l’ingresso accogliendo col sorriso i visitatori e omaggiandoli di un primo dépliant che invitava a riflettere sul percorso che la plastica fa nella nostra vita e nel nostro ambiente. La dicotomia fra il loro sorriso, la gentilezza con cui, senza volontà drammatica o colpevolizzante, introducevano il tema della mostra che stavo per vedere e la gravità del tema stesso creava il primo cortocircuito che di lì a breve mi avrebbe portato ad apprezzare ancora di più l’invito fatto dal mio amico.

Pochi passi e mi sono trovato nel pieno di Dentro la Metamorfosi, la splendida installazione dell’artista e architetta Maria Cristina Finucci che anche voi potrete non solo vedere, ma soprattutto vivere fino al prossimo 8 novembre.

Quante volte, mi sono chiesto mentre attraversavo le coloratissime stanze gonfiabili di Dentro la Metamorfosi, ho cercato di far capire ai miei figli l’importanza di non buttare in mare i rifiuti, di non lasciare nei boschi in cui andavamo a passeggiare bottiglie vuote o altri oggetti di plastica e quanto sarebbe stato facile passare loro quel messaggio, che per fortuna hanno comunque ben recepito, se avessi avuto modo di portarli con me qui.

Perché chi va a visitare l’installazione si trova a camminare in una sequenza di piccole stanze luminose e gonfiabili, vere e proprie membrane traslucide che diventano rappresentazione delle parti di un unico organismo vivente. Ambienti che in modo chiaro, poetico e potente evocano la fragilità del nostro sistema e del nostro Pianeta.

Le scene di cui di colpo ci si trova ad essere parte, nascono dalla ricomposizione di oggetti di plastica dispersi e ridotti in microplastiche. Tutto sembra bello e sereno, con colori affascinanti, ma guardando meglio e più da vicino si vede come da questi frammenti emergano figure ibride e inquietanti, che rivelano il mondo alterato e potenzialmente minaccioso che tutti noi, chi più chi meno, stiamo creando, ma anche il mondo che tutti noi, senza distinzioni, possiamo contribuire a salvare.

Pensiamoci mentre attraversiamo quelle stanze gonfiabili, perché le microplastiche sembrano non esistere, ma ci sono. E fanno danni.

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