L’emergenza in Giappone è sempre più vicina a un vero e proprio incubo nucleare. E, come avviene nel resto d’Europa, anche il governo italiano ne deve prendere atto. Quelle che erano nei giorni scorsi polemiche ingiustificate diventano oggi ragioni che spingono a ‘un momento di riflessione’. Il ritorno all’atomo, sull’onda emotiva delle notizie che arrivano dal Sol Levante, diventa un terreno scivoloso. Con il referendum a giugno, vicinissimo alle amministrative, è concreto anche il rischio di ricadute elettorali. ”E’ finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Il ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo in un clamoroso fuorionda, catturato dall’agenzia Dire, nel colloquio con il portavoce Buonaiuti e il ministro Tremonti, si è tradita e ha fatto comprendere come la pensa. “Basta, non possiamo perdere le elezioni per il nucleare. E’ finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate. Bisogna uscirne ma in maniera soft. Ora non dobbiamo fare nulla, si decide tra un mese” (Leggi il blog di Tommaso Sodano).

Ecco il video mostrato ad Annozero e montato sulla lettera antinuclearista inviata da Adriano Celentano al Corriere della Sera

Così arriva, chiara, una correzione di rotta. Che l’opposizione legge come un evidente, anche se tardivo, passo indietro. Il nuovo corso, improntato alla massima cautela, viene imposto dall’alto. La sicurezza delle centrali nucleari è una priorità per il governo, avrebbe detto ieri sera Silvio Berlusconi durante l’ufficio di presidenza del Pdl, affrontando il tema dell’emergenza nucleare in Giappone. Il premier ha quindi invitato i vertici del Pdl a guardare all’Unione europea e ad allinearsi alle decisioni assunte in quella sede. Immediata la presa di posizione pubblica del ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani. Sul nucleare serve “un momento di riflessione guardando agli eventi che stanno accadendo in Giappone”. Tutti, suggerisce, “devono fermarsi un attimo, dobbiamo capire se gli stress test in Europa garantiscono sicurezza a tutti” e anche se “in Giappone l’evento è stato assolutamente straordinario e imprevedibile per le dimensioni della portata sia del terremoto che dello tsunami, dobbiamo tutti riflettere”.

Per il governo, insomma, una pausa di riflessione ma non un ripensamento, almeno a livello formale. “E’ fuori tempo e inappropriato discutere di stop definitivo al programma nucleare”, chiarisce Romani, sottolineando che “il referendum non è rinviabile”. Il ministro quindi, sulla scia di quanto già chiarito in Parlamento dal suo sottosegretario Stefano Saglia, assicura anche che “non si possono fare scelte così importanti come il nucleare senza la condivisione con i territori”.

Ritorna sui suoi passi anche Umberto Veronesi, presidente dell’agenzia per la sicurezza nucleare: ”Noi abbiamo il vantaggio di ripartire da zero e di poter fare scelte libere da vincoli e siamo quindi nelle condizioni migliori per decidere con coscienza, prudenza, intelligenza, e senza fretta”, ha detto Veronesi, commentando le “gravi vicende dei quattro reattori giapponesi”. Quanto accaduto, spiega l’oncologo “impone inevitabilmente a chi, come me, ha deciso di occuparsi di sicurezza degli impianti nucleari e di salvaguardia della popolazione, di mettere da parte lo sgomento e prendersi una pausa di riflessione profonda”. ”Io rimango convinto che il mondo non possa fare a meno del nucleare per sopravvivere” tuttavia “non posso evitare di pormi degli interrogativi” e “vorrei personalmente approfondire e riesaminare i piani ( che peraltro ho sempre ritenuto eccellenti) di sviluppo nucleare del nostro Paese, anzi dell’Europa”. ”Le caratteristiche di eccezionalità degli eventi giapponesi, dove al terremoto si è associato lo tsunami e poi l’incidente atomico – ha spiegato Veronesi – ha risvegliato in tutti noi paure ataviche e visioni apocalittiche”.

Altrettanto netta, e rilevante, la posizione del leader della Lega, Umberto Bossi. Sulle centrali nucleari “è il territorio che decide”, scandisce. E, a proposito del no del governatore veneto, Luca Zaia, a centrali nel suo territorio, il Senatur aggiunge: “Il Veneto non vuole il nucleare. E’ autosufficiente”. Il referendum e il rapporto con le regioni diventano dunque due spine che cui il governo dovrà fare i conti. Come evidenziano gli esponenti dell’opposizione. Il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, invita a non boicottare la consultazione referendaria. “Più che fermarsi per riflettere su cosa occorre fare sul piano tecnico, bisogna dare la parola agli italiani. Infatti, alla luce di quanto è accaduto in Giappone e che potrebbe ancora accadere, è necessario stabilire, in maniera forte e chiara, la posizione del nostro Paese. L’Italia si faccia porta bandiera dell’abbandono del nucleare come fonte di energia, puntando tutto sulle rinnovabili”.

Dal Pd, attraverso Massimo D’Alema ospite di Annozero, arriva esplicita una richiesta: “Sarebbe ragionevole abbandonare quel progetto, siamo convinti che non sia conveniente per l’Italia in questo momento investire enormi risorse per una tecnologia nucleare ormai obsoleta” e ha aggiunto “vale la pena investire tanti soldi per una tecnologia vecchia?”. Poi l’ex ministro degli Esteri che ha confermato il sì del Pd al referendum contro il nucleare, ha concluso: “Voteremo sì per bloccare il piano nucleare del governo”.

Sempre dalla fila del Pd arriva poi l’invito a chiarire il rapporto con le regioni. “Molti esponenti del governo oggi affermano che il nucleare non si farà contro il volere delle Regioni e dei territori. Peccato che la maggioranza abbia appena approvato in Parlamento una legge che autorizza l’esatto contrario e che consente di costruire centrali nucleari e impianti di stoccaggio di scorie con un atto di forza in caso di contrarietà delle istituzioni locali”, evidenzia Ermete Realacci, responsabile Green Economy del partito. Le difficoltà del nucleare si legano alle scelte sul fronte delle rinnovabili. E anche alla necessità di riequilibrare il mix energetico italiano, nettamente sbilanciato sul gas. E Andrea Clavarino, presidente Assocarboni, assicura che in Italia “il carbone è pronto a fare la sua parte”. A patto che il governo “riprenda in mano la barra della politica energetica”. Oggi, spiega, “l’unica alternativa reale, pronta, per produrre energia elettrica è il carbone”. Come dimostrano anche tutti i casi in cui la materia prima è intervenuta per contenere emergenze nate nel mercato del gas o nella gestione del nucleare. “In Francia, tre anni fa, a causa della siccità, non c’è stata abbastanza acqua per raffreddare i reattori, che hanno girato al minimo. Bene, in quell’occasione, il carbone ha sostituito l’atomo per assicurare energia elettrica ai francesi”, ricorda. Ancora, con la sospensione delle forniture di gas dall’Ucraina, “il carbone ha scongiurato i black out elettrici”. Ora, prosegue Clavarino, “certamente si farà ricorso al carbone per compensare gli stop alle centrali nucleari in Giappone e in Europa”.

Anche gli italiani, secondo il sondaggio del giorno di Sky Tg24, ritengono all’83 per cento che l’Italia, paese del sole e del vento, debba puntare decisamente solo sulle energie alternative. Il 17 per cento degli aderenti alla rilevazione, invece, non crede che si possa fare a meno del nucleare.

Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea e responsabile per l’industria, ha auspicato oggi a Madrid la tenuta di un vertice Ue sull’energia dopo l’incidente della centrale di Fukushima in Giappone e la crisi libica. “Oggi abbiamo il problema del nucleare in Giappone, quello del petrolio e del gas nell’Africa del Nord. Che cosa succederà in Libia? Il dibattito deve essere a livello europeo”, ha detto  durante un incontro con imprenditori, politici e giornalisti nella capitale spagnola. Tajani ha chiesto che venga riunito un “consiglio dei capi di stato e di governo europei, per parlare di una strategia energetica Ue, su nucleare, petrolio, altre fonti”, e anche della “sicurezza nucleare”. “Tutti parlano del Giappone” ha detto ancora il vicepresidente della Commissione europea, “ma che cosa succede con il petrolio?”. I trattati Ue sanciscono le competenze nazionali in materia di energia, ha ricordato Tajani, ma nella situazione attuale, ha avvertito, “non si può lasciare la politica dell’energia solo a livello nazionale”.