“Dobbiamo essere del tutto riconoscenti a quelle persone che oggi stanno combattendo una battaglia terribile e difficilissima che è quella di sopravvivere di fronte ad una situazione così inaspettata e difficile”. Queste le prime parole di Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica, sul disastro giapponese. “Non abbiamo ancora una idea molto chiara di quello che sta davanti a noi. In un certo senso dobbiamo renderci conto che si tratta di un rischio considerevole. Nella scala degli incidenti si parla oggi di grado 6 quando Chernobyl era grado 7. Però non sappiamo esattamente quali sono le situazioni e quali sono le condizioni in cui questa gente deve operare”. Nella centrale di Fukushima, ha osservato Rubbia, “stiamo parlando di Tree Miles Islands defect, che è una situazione in cui il combustibile, pure essendo spento, continua a produrre calore e questo calore produce un riscaldamento che diventa incontrollabile. Ora noi sappiamo che quello che si misura è la quantità di radiazione che uno riceve e si misura in sieverts. E con 2,5 sieverts c’e una probabilita’ del 50% di morire. Ora sappiamo che in questi reattori la quantità di radiazione è dell’ordine di 10 miliardi di sieverts, quindi c’è una quantità assolutamente infinita di radiazione contenuta all’interno di questo recipiente. Il problema è quanta di questa radiazione potrà sfuggire al controllo”

Durante la giornata di oggi la questione nucleare ha impegnato il dibattito italiano. Le Commissioni Attività produttive e Ambiente della Camera hanno, infatti, dato parere favorevole, con condizioni, allo schema di decreto legislativo correttivo del decreto per la localizzazione dei siti e la costruzione di centrali nucleari.

La proposta di parere è stata votata dalla maggioranza, da Fli, dall’Udc, con l’astensione però di Savino Pezzotta, mentre il Pd è uscito dall’aula della commissione e non ha votato e l’Idv ha votato contro. Il provvedimento deve ora passare all’esame del Senato ma, ha riferito il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Stefano Saglia, è previsto che mercoledì prossimo torni al Consiglio dei ministri per l’approvazione finale.

Ieri sera il sottosegretario aveva spiegato che le centrali nucleari non verranno costruite nelle Regioni che negheranno l’assenso alla localizzazione degli impianti nel loro territorio. Di fatto, una contraddizione con l’approvazione odierna e uno stop del nucleare in Italia, la strada che il governo ha battuto anche all’indomani dell’esplosione di Fukushima. Lo blocca perché – se escludiamo il Piemonte e la Campania – tutte le regioni hanno detto no alla costruzione di impianti nucleari. Lazio, Veneto, Lombardia, Toscana, Emilia Romagna. Tutti i probabili siti che il governo aveva già individuato non hanno dato la loro disponibilità. Saglia ha detto che anche in caso di “escalation dell’emergenza” nucleare in Giappone, sarebbe un errore bloccare il piano del governo di ritorno all’atomo.

L’intervento di Saglia è avvenuto dopo che numerosi esponenti del Pd hanno chiesto al governo la “sospensione” del piano alla luce dell’incidente a Fukushima e delle decisioni degli altri paesi Europei. Il sottosegretario però ha risposto dicendo che “la tragedia immane in atto in Giappone non sia connessa con le scelte per il nucleare, ma si tratta di una catastrofe inimmaginabile con conseguenze imprevedibili”. Inoltre “dei 55 reattori nucleari presenti in Giappone, 11 sono stati bloccati secondo le procedure di sicurezza; solo 4 reattori stanno attraversando una fase critica e di questi 4 solo un reattore ha registrato il mancato funzionamento dei sistemi di raffreddamento”. Quindi sarebbe “inopportuna una modifica da parte del Governo delle decisioni già assunte sul piano energetico sull’onda emotiva degli eventi catastrofici del Giappone”. Rispetto alle decisioni degli altri Paesi europei, Saglia ha sottolineato “come la Germania si è limitata a decidere una moratoria sul prolungamento delle centrali nucleari dello stesso modello di quello entrato in crisi in Giappone”.

Quindi Saglia ha detto di ritenere che “anche qualora ci si trovasse di fronte ad un escalation dell’emergenza nucleare, sarebbe sbagliato tornare indietro ed interrompere l’attuazione del programma energetico del Governo”. “Altra questione – ha osservato – è invece la necessità di un maggior coordinamento delle Autorità nazionali di sicurezza che, anche alla luce delle decisioni del Consiglio dell’Unione europea convocato per il prossimo lunedì 21 marzo, dovrà riguardare anche la fissazione di requisiti di sicurezza degli impianti europei”.

Infine Saglia si è soffermato sui rapporti Stato-regioni, visto che il piano prevede sì un parere obbligatorio da parte delle regioni, ma non vincolante: egli ha ribadito “come non si potranno realizzare le centrali nucleari nelle regioni che si esprimeranno negativamente sulla localizzazione degli impianti nel loro territorio e che il programma energetico nucleare non potrà essere realizzato in assenza di una totale condivisione delle comunità territoriali coinvolte”.

Sul fronte di un eventuale referendum sulla questione nucleare è intervenuta questa mattina l’astrofisica Margherita Hack definendolo “inutile”. Quindi ha proseguito: “Prima si era fatto un referendum sull’onda di Chernobyl – ora se ne fa un altro sull’onda del Giappone: è perfettamente inutile perché è ovvio che sarà contro il nucleare, visto questo disastro. Le cose invece andrebbero affrontate razionalmente”. Il terremoto nipponico, secondo Hack, è “un evento veramente eccezionale, se ne verifica uno ogni secolo. Se ogni volta che si fa un’innovazione tecnologica ci si tira indietro, si starebbe ancora a vivere nelle caverne. Se poi si vanno a vedere le statistiche  ci sono molti meno incidenti e inquinamento nel nucleare che in altre forme di energia”. Secondo l’astrofisica “in Italia il pericolo grosso del nucleare siamo noi italiani, perché si ha l’abitudine di pigliare tutte le cose sotto gamba. Si ha tanta paura del nucleare e poi milioni di abitanti vivono intorno alle falde del Vesuvio, che non è morto, è bello vivo, e se sono decenni che non esplode, il giorno che esploderà sarà un vero disastro. La paura dell’atomo è dovuta all’ignoranza”.

Per ribadire il sì al referendum su nucleare e acqua il 26 marzo si terrà una manifestazione nazionale a Roma. Partenza prevista alle 14.00 da piazza della Repubblica e arrivo in piazza San Giovanni.  A sfilare i comitati per il no all’atomo e per il diritto all’acqua pubblica. Mauro Mocci, medico Ispe, del comitato anti-nucleare ha detto: “Quello che è successo a Fukushima è l’ennesima dimostrazione della pericolosità dell’energia nucleare, che non è necessariamente dovuta all’ incidente ma è legata al normale funzionamento della centrale”.