Mariolina Moioli e Letizia Moratti

Quando una campagna elettorale inizia, inizia per tutti. Se ne sono accorte le famiglie degli studenti milanesi, destinatarie di una lettera firmata dal sindaco Letizia Moratti e dal suo assessore alla Scuola, Mariolina Moioli. “Consideriamo la formazione e l’istruzione dei vostri figli una priorità”, si legge nella missiva del Comune. Dal buono libri all’assistenza educativa per gli studenti con disabilità, nel Paese dei tagli e della riforma Gelmini il sindaco di Milano promuove la sua isola felice. Ma le cifre non reggono il confronto con la realtà, e dal mondo della scuola parte il contrattacco.

“Evidentemente non ci considerano capaci di vedere con i nostri occhi”, scrivono i genitori di Chiedoasilo, un coordinamento che dal 1997 si occupa delle scuole dell’infanzia a Milano. “Il buono libri costa al Comune quasi cinque milioni di euro l’anno – scrivono su chiedoasilo.it – quando all’assistenza educativa vanno appena tre milioni e settecentomila euro”. Inoltre la distribuzione del buono avviene indipendentemente dal reddito. Così, spiegano, “anche le famiglie meno abbienti pagano i libri ai ragazzi più fortunati, mentre la metà di quelli che necessitano di assistenza educativa non ricevono alcun supporto”.

La questione più sensibile è però l’assistenza alla disabilità sulla quale pesano i tagli della riforma Gelmini. “Sono 1.550 gli alunni disabili che possono frequentare la scuola con garanzia di essere assistiti”, scrivono Moratti e Moioli. “È una vergogna”, ribatte Marco Marzano, insegnante e responsabile del sostegno alla scuola elemntare Ferrante Aporti di Milano. “Quest’anno la scuola ha richiesto 112 ore per gli educatori – racconta – ma il Comune ne finanzierà soltanto 20”. L’istituto, come avviene in molti casi, si è rivolto ai genitori. “Con l’aiuto delle famiglie garantiremo altre dieci ore – spiega – ma la situazione rimane gravissima. Solo sei alunni, su quattordici aventi diritto, potranno essere seguiti”. Conti alla mano, oltre duecento genitori hanno sottoscritto una lettera per rispondere alla Moratti, ricordandole che, nel frattempo, “le rette sono aumentate di quasi il 50% per le mense”.

Testimoni di questa emorragia sono gli sterssi educatori. Come Alberto Vacchi, 31enne che veleggia verso la seconda laurea. Alberto lavora come educatore con un contratto a termine e a tempo parziale. “Durante l’anno 2009/2010 – racconta – ho subito una riduzione progressiva delle ore settimanali. Delle ventisette iniziali, a febbraio ne restavano sei. A maggio mi sono dimesso”. Dal comune non erano arrivati i fondi per il secondo semestre, e la scuola è stata costretta a ridurre il lavoro degli educatori. “Dopo quattro anni di lavoro – conclude Vacchi – il bambino che seguivo si è visto sottrarre un’importante figura di riferimento”.

“Il danno è enorme”. Ne è convinta Antonella Lo Consolo, genitore e attivista dell’associazione Rete Scuole. Il punto è fondamentale: “A fronte di un aumento degli studenti disabili, i fondi stanziati dal comune di Milano sono sempre gli stessi. Così facendo il servizio copre appena i casi più gravi, abbandonando gli altri e pesando sulle famiglie”.

Ma c’è di più e anche di peggio. Nella lettera del comune, sindaco e assessore vantano anche “il trasporto personalizzato e l’accompagnamento alla terapia”. “È un loro dovere previsto dalla legge, non una concessione della Moratti”, spiega ancora Marco Marzano. “Peccato che nessun alunno della nostra scuola goda di questo servizio. Qui da noi pulmini del comune non si sono mai visti. È tutto sulle spalle delle famiglie”. E le repliche non mancano anche sul versante dell’edilizia scolastica, che fino alle medie è di competenza comunale. “Ogni anno l’amministrazione programma, per gli stessi edifici, urgenti ristrutturazioni – spiega Alberto Forni del coordinamento genitori Unacrepaincomune – e puntualmente si finisce per non finanziare i lavori. La cosa si ripete da dieci anni”.

Insomma, al vaglio di insegnanti, educatori e genitori, la scuola milanese si mostra per quella che è. Il quadro dipinto dalla Moratti crolla, cifra dopo cifra. E se il comune emana un bando per destinare cinque milioni alle famiglie in difficoltà, si scopre che alla fine i fondi assegnati non superano i due milioni.

C’è il timore che la campagna elettorale porti con sé altri spot e imbiancature di facciata. Ma il mondo della scuola appare più coeso e organizzato. A Milano i coordinamenti si moltiplicano e fanno rete. Una rete con la quale la politica rischia di dover fare i conti, anche in campagna elettorale.