Basta distrarsi un attimo e il Natale, a Londra, non c’è più. Inghiottito dal politically correct. Fagocitato dall’urgenza di non offendere una società sempre più multiculturale. Così a Londra la parola Christmas sparisce dagli auguri, Gesù bambino, bue e asinello, sono figure remote, che i bambini neppure riconoscono, e le feste natalizie hanno un altro nome: “Winter Festival”, “White Season” e diavolerie simili. Sotto il Big Ben il Natale diventa “religiosamente corretto”. E per non offendere la sensibilità di nessuno la festa cristiana assume altri contorni. Le decorazioni che rendono le vie centrali di Londra splendenti come diamanti non sono ispirate ad angeli & co. ma ai blockbuster nelle sale. Come “Le cronache di Narnia: il viaggio del veliero”, che illumina Regent Street. L’addobbo con lo spot rende. E non solo in termini di immagine. A Carnaby Street si calano dal cielo Babbi Natale abbigliati da astronauti. Quale sia il collegamento con il 25 dicembre se lo chiedono in molti.

Per scegliere una cartolina d’auguri serve mezza giornata libera. Perché solo una su cento raffigura temi religiosi o legati alla Bibbia. Scordatevi Gesù nella mangiatoia. Ad amici e colleghi si può spedire al massimo il disegno di un gruppo di pastori che vedono scendere gli angeli dal cielo solo dopo aver fumato marijuana. Il premier David Cameron, in passato, aveva sempre deriso la tendenza del Natale super corretto, ma l’anno scorso, in vista dell’avvicinamento a Downing Street, ha voluto che le cartoline del Partito conservatore recassero solo un messaggio: “Season’s Greetings”. In pratica un generico “auguri”. Quest’anno farà lo stesso.

I presepi sono rarissimi. Le recite scolastiche ispirate alla notte di Betlemme eliminate. La tradizionale festa aziendale pre natalizia viene mascherata da party per salutare gli impiegati prima delle vacanze. Va bene tutto, basta non pronunciare la parola “Natale”.

Persino le Christmas carols, le canzoni religiose delle feste, sono state riviste e corrette. In alcune parrocchie non si possono più pronunciare le parole “king”, “son” e “virgin”, apparentemente perché sessiste e discriminatorie. E in qualche caso non si salva nemmeno Santa Klaus. In alcuni comuni, come Kingston upon Hull, gli operatori ecologici non potranno indossare il tradizionale cappello rosso di Babbo Natale perché “non è professionale”.

L’isteria della politically correctness natalizia scandalizza la Chiesa. L’ex arcivescovo di Canterbury, Lord Carey of Clifton, ha deciso di agire e ha lanciato la campagna “Not ashamed”, ovvero “Non mi vergogno di essere cristiano”. Il prelato ha invitato tutti a portare al collo una croce o un badge con questo slogan. E persino il Papa, durante la sua recente visita in Inghilterra, ha criticato la marginalizzazione della cristianità e il modo di festeggiare il Natale degli inglesi. La National Secular Society ha reagito immediatamente alla provocazione. “Questa iniziativa di Lord Carey è il culmine di una campagna per creare l’impressione che la cristianità sia sotto attacco e indebolita dalle autorità”, ha commentato il presidente Terry Sanderson. Gli fa eco Andrew Copson, guida della British Humanist Association: “Semmai è la discriminazione verso i non cristiani a essere molto diffusa. I cristiani nel Regno Unito sono ancora dei privilegiati”.

Deborah Ameri