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Maldive, il governo: “Gli italiani erano autorizzati a scendere fino a 50 metri. Ma la grotta non era nel piano di ricerca”

"Gianluca Benedetti e Giorgia Sommacal non erano citati nel permesso di ricerca", ha detto al Corriere della Sera Mohamed Hussain Shareef, portavoce del presidente Mohamed Muizzu
Maldive, il governo: “Gli italiani erano autorizzati a scendere fino a 50 metri. Ma la grotta non era nel piano di ricerca”
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C’erano le autorizzazioni necessarie per condurre una campagna scientifica nelle acque delle Maldive, ma sul permesso di ricerca marina del team italiano non ci sarebbero i nomi di due dei cinque subacquei italiani inghiottiti dagli abissi e non è menzionata l’immersione in grotta. Lo ha detto al Corriere della Sera Mohamed Hussain Shareef, portavoce del presidente maldiviano Mohamed Muizzu, che ricostruisce i contorni della tragedia avvenuta nell’atollo di Vaavu e prova a chiarire il nodo dei permessi concessi al team dell’Università di Genova.

Il gruppo, riferisce Shareef, operava regolarmente alle Maldive da almeno quattro anni e aveva ottenuto l’autorizzazione ufficiale dal Dipartimento di ricerca marina per uno studio sui coralli molli e sui sistemi di barriera corallina. “Avevano i permessi necessari”, afferma il portavoce del presidente maldiviano, secondo cui la documentazione, valida dal 3 al 17 maggio in sei diversi atolli, includeva l’utilizzo dell’imbarcazione Duke of York e permetteva immersioni comprese tra zero e 50 metri di profondità. Un dettaglio importante, perché nelle ore successive alla tragedia era emersa l’ipotesi che i ricercatori avessero violato il limite dei 30 metri imposto dalla normativa locale.

Il limite dei 30 metri riguarda le immersioni ricreative. “I ricercatori possono proporre di immergersi più in profondità e non esiste una seconda legge specifica alle Maldive che lo impedisca”, spiega. Per farlo servono autorizzazioni specifiche e nel caso della spedizione italiana il via libera era stato concesso fino a 50 metri. Il problema è un altro: nella proposta di ricerca non compariva alcun riferimento a immersioni speleologiche.

“Noi non sapevamo che avrebbero effettuato un’immersione in grotta”, afferma Shareef, spiegando che gli italiani avevano indicato gli atolli e le aree di lavoro ma non i siti esatti né la natura della discesa. Dal punto di vista legale, precisa, non esisterebbero comunque contestazioni immediate, anche perché il gruppo aveva già effettuato numerose missioni scientifiche nel Paese. Tuttavia, il fatto che l’immersione in grotta non fosse stata segnalata viene considerato un elemento rilevante nelle indagini aperte dalle autorità maldiviane.

La tragedia si è consumata in un tratto di mare particolarmente insidioso. “Le correnti, la mancanza di visibilità, il disorientamento, il meteo: era una vera sfida», dice Shareef, ricordando che nel periodo del monsone di sud-ovest le condizioni del mare possono peggiorare molto rapidamente. L’ingresso della grotta si troverebbe a circa 47 metri di profondità, mentre alcune camere interne arriverebbero fino a 60 metri. Condizioni che, unite alle correnti fortissime tipiche del monsone di sud-ovest, alla scarsa visibilità e al possibile disorientamento all’interno della cavità, avrebbero trasformato l’immersione in una sfida estrema anche per sub esperti.

Nel colloquio emergono anche dubbi sui documenti ufficiali. Shareef mostra infatti il permesso di ricerca rilasciato al team, ma fa notare che nella lista dei componenti autorizzati non comparirebbero tutti i sub coinvolti nella tragedia. Tra gli assenti figurerebbero Gianluca Benedetti e Giorgia Sommacal, la figlia della biologa Monica Montefalcone. Risulterebbero invece indicati la professoressa, il biologo Federico Gualtieri, la ricercatrice Muriel Oddenino e la guida subacquea maldiviana.

Tre dei cinque subacquei coinvolti erano esplicitamente indicati come parte del gruppo di ricerca”, spiega il portavoce, aggiungendo che le verifiche sull’attrezzatura utilizzata e sulle modalità precise dell’immersione sono ancora in corso. Anche la profondità effettivamente raggiunta dai ricercatori resta un punto da chiarire.

Shareef evita però giudizi affrettati sulle scelte del team italiano. “La professoressa era una subacquea molto esperta, così come gran parte del suo gruppo», sottolinea, invitando ad attendere i risultati dell’inchiesta prima di attribuire responsabilità definitive. Monica Montefalcone, sottolinea, era considerata una professionista di altissimo livello, con grande esperienza nelle immersioni scientifiche. “La professoressa era una subacquea molto esperta, così come gran parte del suo gruppo”, dice il portavoce, invitando ad attendere i risultati dell’inchiesta prima di attribuire responsabilità definitive.

L’incidente ha colpito profondamente anche l’opinione pubblica maldiviana. “Per noi è stato un colpo durissimo”, afferma il portavoce, ricordando il legame speciale costruito negli anni tra l’Italia e le Maldive attraverso i progetti scientifici guidati da Montefalcone. Per questo il governo invita alla prudenza anche sul piano umano. “Da cittadino maldiviano e da funzionario governativo direi che è sbagliato giudicare ora le sue scelte”, afferma il portavoce, ribadendo che solo l’indagine potrà stabilire se vi siano state sottovalutazioni o errori.

Resta invece separata la vicenda della Duke of York, l’imbarcazione da crociera subacquea dalla quale era partita la spedizione. Le autorità maldiviane hanno sospeso la licenza turistica della nave, ma Shareef precisa che il provvedimento non sarebbe legato direttamente all’immersione fatale. “La barca è un’altra storia”, taglia corto. “C’erano problemi con la sua licenza turistica”.

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