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Ungheria

  • Camorra: riciclaggio
  • Cosa nostra: riciclaggio
  • Criminalità albanese: traffico di cannabis illegale
  • Mafia georgiana: traffico di cannabis

Lambito dalla rotta balcanica, il Paese è sotto osservazione per casi di riciclaggio, racconta un investigatore della Direzione nazionale antimafia italiana intervistato per questo progetto. Non solo. Nel 2015 è stato arrestato a Nagylak un esponente del clan Pellegrino, già condannato per aver fatto parte della Sacra Corona Unita pugliese. Nello stesso anno, un’indagine dell’antimafia ha accertato che un gruppo criminale composto anche da camorristi accreditava su conti svizzeri e ungheresi i profitti dell’usura esercitata su imprenditori lombardi in difficoltà. “Prestanome del posto provvedevano al ritiro e al ricollocamento sul territorio nazionale”, si legge nella relazione Dia 2015.

Ed è ancora la Dia, nel 2012, a sequestrare 20 milioni di euro a un imprenditore catanese ritenuto vicino al clan di Cosa nostra guidato da Giuseppe Madonia, individuando un sofisticato sistema di riciclaggio in cui operavano diversi soggetti, utilizzando fra l’altro “una società fiduciaria romana e due istituti bancari esteri in Ungheria e Svizzera”. Altre inchieste hanno mostrato il coinvolgimento della criminalità ungherese nel traffico internazionale di sigarette prodotte in Paesi dell’ex Unione Sovietica. Nel traffico di cannabis sono invece coinvolti gruppi criminali albanesi, riporta l’Organised crime portfolio, curato da Transcrime, che registra anche la presenza di criminalità organizzata asiatica e dell’Est, come il clan georgiano dei Kutaisi, oggetto di un’indagine transnazionale nel 2013 che ha portato a diversi arresti anche nel Paese.


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