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Lussemburgo

  • Cosa nostra: Riciclaggio

Il Lussemburgo è considerato ad alto rischio riciclaggio. Nel 2015, la Cellule du renseignement financier (Crf), l’unità di controllo finanziario del Paese, ha ricevuto 11.023 nuove segnalazioni di operazioni sospette, con un aumento di ben il 60% rispetto al 2014, quando ne aveva registrate 6.866. L’aumento, si legge nel rapporto Crf, deriva “essenzialmente da un incremento delle segnalazioni da parte degli istituti di credito (+32%) e operatori di pagamenti elettronici (+103%)”. Il Basel Institute of Governance’s Anti-Money Laundering Index 2016 conferma il Granducato al primo posto per il rischio riciclaggio tanto fra i Paesi Ue quanto fra i membri dell’Ocse.

Il Lussemburgo, spesso criticato perché rende difficile identificare i proprietari delle aziende e dei patrimoni, è citato anche nell’inchiesta giornalistica sui Panama Papers condotta dall’International Consortium of Investigative Journalism (Icij). Tra i nomi emersi dagli elenchi, c’è anche quello di Angelo Zito, un finanziere barese trapiantato in Lussemburgo e condannato per mafia a Palermo nel 2000. La sentenza definitiva spiega come fosse diventato il tesoriere del ricchissimo clan di Brancaccio, capeggiato dai boss stragisti Filippo e Giuseppe Graviano. Zito viene identificato come manager della fiduciaria Beamanoir, con sede in Lussemburgo.

“Nel suo fascicolo, lo studio Mossack Fonseca inserisce una lettera del primo marzo 2004, presentata come un atto ufficiale del ministero di giustizia del Lussemburgo, che ammette quel pregiudicato italiano nel “registro degli esperti di fisco e contabilità”, si legge sull’Espresso, la testata che ha realizzato l’inchiesta sui Panama Papers per l’Italia. “Da lì partono i nuovi affari di Zito. Che nel giugno 2009 diventa procuratore della misteriosa società Wayland delle isole Seychelles”.


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