Si fa presto a criticare il capitalismo, la produzione di massa e le storture del mercato del lavoro quando si è comodamente seduti in una posizione di netto privilegio. Quella stessa posizione che, ad esempio, consente di presentarsi davanti a giornalisti e telecamere indossando una semplicissima t-shirt bianca, ma non una qualunque: un capo in cotone firmato Prada, prezzo di listino 1.100 euro. D’altra parte, non è un caso, che a Hollywood abbiano realizzato non uno, ma ben due film dal titolo “Il diavolo veste Prada”, appunto.
È questo il controsenso in cui è incappata Jasmine Trinca alla Mostra del Cinema di Venezia. Durante un’intervista promozionale a Movieplayer, rispondendo a una domanda sulla propria concezione del lavoro, l’attrice romana ha sentenziato: “Io sono contro il capitalismo, per me la produttività è un film horror”. Parole perentorie, pronunciate però da chi sembra ignorare che prima di sparare sentenze sui massimi sistemi bisognerebbe essere consapevoli di un dato di fatto: avere un microfono puntato addosso per amplificare la propria voce costituisce già, di per sé, uno status di enorme vantaggio. E, magari, ricordarsi di avere addosso l’equivalente di uno stipendio medio mensile sotto forma di una banale maglietta a maniche corte.
Ok, lei è contro il capitalismo, va bene.
Ma la produttività non c’entra col capitalismo: anche se fossimo in un’economia sovietica (quella che evidentemente le piace tanto), aumentare la capacità di produrre per un dato input di lavoro e di capitale è l’unica cosa che nel… pic.twitter.com/CV6bMrHGwV
— Luigi Marattin (@marattin) September 10, 2026