Il "neighboring" contro l'ICE e la speranza come muscolo - 4/5
La risposta all’autoritarismo, secondo l’attrice, non è la paura (“Io ho avuto la mia vita e lui non può farmi niente”, ha precisato a Vanity Fair), ma un’organizzazione civica capillare e iperlocale. Dal palco ha citato l’esperienza delle Twin Cities (Minneapolis e Saint Paul) in Minnesota, dove i cittadini hanno creato reti di protezione per gli immigrati perseguitati dall’agenzia federale ICE.
“I vicini sapevano chi aveva troppa paura di andare a fare la spesa perché temeva di essere arrestato, e quindi facevano la spesa per loro. Portavano i loro figli a scuola”, ha raccontato, spiegando come i residenti accogliessero i migranti rilasciati al gelo dopo gli interrogatori (“a temperature sotto zero, senza cappotto… ma i vicini erano lì con coperte e caffè”). Da qui la nascita di un nuovo termine politico: neighboring. “Dobbiamo sapere chi sono i nostri vicini. I loro numeri di telefono, chi è malato, chi ha bisogno di soldi. Staremo insieme per proteggerci a vicenda. E vinceremo”.
Per alimentare questa resistenza, Fonda ha citato Greta Thunberg (“Cercate l’azione e la speranza arriverà”) e ha coniato una definizione divenuta il manifesto della serata: “La speranza è un muscolo, come il cuore: se lo eserciti, diventi più forte. Gli autoritari vogliono confonderci e scuoterci così tanto che diventeremo senza speranza. E un popolo senza speranza è facile da controllare”.